Crescere non è soltanto un obiettivo economico, ma una condizione necessaria per garantire benessere, occupazione, competitività e coesione sociale. La Romagna dispone delle competenze, delle imprese e delle energie necessarie: per continuare a crescere occorrono scelte strategiche, investimenti e capacità di costruire alleanze territoriali orientate al futuro. È il messaggio emerso dall’Assemblea pubblica 2026 di Confindustria Romagna, dal titolo “Crescere per vivere”, svolta al Pala de Andrè di Ravenna alla presenza di circa 300 persone tra imprenditori, istituzioni e autorità.
Dopo i saluti del sindaco Alessandro Barattoni e del Vescovo Lorenzo Ghizzoni, il presidente di Confindustria Romagna Mario Riciputi ha richiamato la necessità di affrontare con coraggio le sfide che interessano il sistema produttivo, dall’intelligenza artificiale all’indipendenza energetica e tecnologica.
Al centro dell’assemblea il confronto sui temi industriali, con il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, intervistato dal giornalista Alberto Orioli, editorialista del Sole24Ore di cui è stato vicedirettore vicario. Di innovazione tecnologica ha parlato Carlo Alberto Carnevale Maffè, professore alla SDA Bocconi, evidenziando come l’autonomia e l’indipendenza rappresentino oggi fattori decisivi per la competitività dei territori europei.
Le conclusioni sono state affidate al presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale.
“L’Emilia-Romagna ha una forza industriale, una capacità di innovazione e una vocazione all’internazionalizzazione che rappresentano un patrimonio straordinario per il Paese. Ma queste eccellenze stanno pagando un prezzo alto: sono ormai 30 i mesi consecutivi di calo della produzione industriale e sulle imprese pesano il costo dell’energia, delle materie prime e dei carburanti, in un quadro internazionale complesso.
Serve una risposta forte e condivisa, a tutti i livelli. La Regione farà la propria parte, ma serve anche una politica industriale nazionale all’altezza della situazione. Con questo spirito abbiamo siglato con le forze economiche e sociali il nuovo Patto per il Lavoro, il Clima e l’Economia sociale, per affrontare insieme le trasformazioni e sostenere imprese e lavoratori attraverso investimenti, innovazione, transizione e internazionalizzazione.
E insieme alla competitività industriale dobbiamo rafforzare le infrastrutture. In Romagna c’è un oggettivo deficit infrastrutturale che indebolisce la capacità del porto di Ravenna, della manifattura e del turismo di contribuire alla crescita della regione e del Paese.
Aver sbloccato il nodo di Bologna e aver messo in campo una nuova strategia aeroportuale è stato importante. Ora siamo impegnati con Ferrovie e Anas per fare lo stesso sulle infrastrutture di loro competenza”.
EXPORT, LA FORZA DELLA ROMAGNA CORRE SULLE MEDIE IMPRESE
Le medie e medio-grandi imprese si confermano il motore dell’internazionalizzazione romagnola. È quanto emerge dall’analisi condotta da Confindustria Romagna su circa 680 aziende associate, pari all’80% della base associativa, e presentata in Assemblea.
Nel 2025 il campione analizzato ha registrato una crescita del fatturato del 4,5%, che raggiunge circa 25 miliardi di euro, un incremento del margine operativo lordo del 5,5% e un aumento dell’export del 2,2%. I dati confermano un modello tipicamente italiano, fondato su imprese familiari, distrettuali e fortemente orientate all’innovazione.
Le aziende con un numero di addetti compreso tra 50 e 1.999 generano l’88% del fatturato export delle associate, mentre le imprese sotto i 50 addetti contribuiscono per il restante 12%. L’export rappresenta oggi circa il 21% del fatturato complessivo e coinvolge il 40% delle imprese associate, con punte di eccellenza nei comparti della meccanica e meccatronica, agroalimentare, chimica, energia, plastica e cantieristica.
“L’analisi dimostra che la capacità di innovare, la velocità decisionale e la qualità organizzativa consentono anche alle imprese di media dimensione di conquistare posizioni di leadership sui mercati mondiali – afferma il presidente Riciputi –. In particolare, la soglia dei 50 addetti rappresenta spesso il passaggio decisivo per acquisire struttura manageriale e commerciale adeguata a sostenere percorsi di crescita internazionale. Per Confindustria Romagna la priorità è duplice: rafforzare la fascia delle medie imprese, vero cuore dell’export territoriale, e accompagnare le piccole aziende verso dimensioni e competenze che consentano di affrontare con successo i mercati esteri”.
LA ROMAGNA DEL FUTURO
Nel proprio intervento, il presidente ha richiamato anche la visione strategica proposta da Confindustria Romagna, che invita a considerare il territorio romagnolo come un unico ecosistema competitivo di circa un milione di abitanti, capace di valorizzare le proprie differenze attraverso maggiore integrazione e coordinamento.
“I numeri presentati oggi dimostrano che le imprese romagnole continuano a investire, innovare e competere anche in una fase complessa. Ma per crescere davvero serve una visione più ampia, quella proposta dal progetto Città Romagna: una piattaforma di collaborazione tra territori, imprese e istituzioni per affrontare insieme le sfide del capitale umano, dell’innovazione, delle infrastrutture e dell’attrattività.
La competizione oggi non avviene più tra singoli ambiti comunali, ma tra ecosistemi territoriali. La Romagna ha tutte le caratteristiche per giocare questa partita da protagonista, se saprà fare sistema e parlare con una voce più forte e riconoscibile: ci confronteremo propositivamente con imprese, associazioni, istituzioni sui temi decisivi per il futuro del sistema produttivo e del territorio”.
L’Assemblea pubblica 2026 è stata anche l’occasione per celebrare i dieci anni di attività di Confindustria Romagna, nata nel 2016 proprio sulla spinta della visione di un sistema unico in un unico territorio.
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