L’Amministrazione Trump, in aperto contrasto con i vertici democratici delle commissioni Esteri di Camera e Senato, ha tagliato decine di milioni di dollari di assistenza militare statunitense a paesi europei e mediorientali e li destinerà invece a governi di orientamento conservatore in America latina. Lo hanno riferito al Washington Post tre funzionari americani. Il dipartimento di stato aveva comunicato le proprie intenzioni al Congresso a settembre, spingendo la senatrice democratica del New Hampshire Jeanne Shaheen e il deputato democratico di New York Gregory Meeks a bloccare formalmente lo spostamento dei fondi. Mercoledì sera, però, l’Amministrazione ha informato in modo discreto il Congresso che avrebbe ignorato il blocco e sarebbe andata avanti: 52 milioni di dollari già stanziati per Slovacchia, Macedonia del Nord, Tunisia e Iraq saranno dirottati su Panama, Perù, Ecuador e Colombia. A riferirlo sono i funzionari, che hanno parlato in condizione di anonimato.
Interpellato sulle obiezioni dei parlamentari, il dipartimento di stato ha risposto al Washington Post che il denaro sarà impiegato meglio in America latina, in linea con la dottrina di politica estera di Trump, che punta a rimettere al centro l’emisfero occidentale. “Spostare risorse dal medio oriente e dall’Europa verso l’emisfero occidentale è coerente con la strategia di sicurezza nazionale”, ha dichiarato il dipartimento in una nota. “I fondi impiegati nella nostra regione serviranno a combattere il narcoterrorismo nel nostro emisfero e a contribuire a proteggere il Canale di Panama”. “I fondi destinati all’emisfero occidentale rafforzeranno le partnership di sicurezza degli Stati Uniti e contrasteranno l’influenza militare degli avversari nella nostra area”, ha aggiunto. Il dipartimento di stato non ha risposto alle domande sull’affermazione di Shaheen e Meeks, secondo cui il dirottamento di fondi approvati dal Congresso viola i requisiti previsti dalla legge. Il Congresso approvò i fondi nel 2022, all’inizio della guerra in Ucraina, quando l’Amministrazione Biden faceva pressione sugli stati europei perché fornissero armi a Kyiv e le permettessero di difendersi. Nello stesso periodo Washington spingeva anche i paesi non europei a interrompere i rapporti di vendita di armi con la Russia, nel tentativo di isolare il Cremlino. Oltre ad aiutare l’Ucraina e i suoi vicini europei più stretti, la legge mirava a far sì che i paesi stranieri cominciassero ad acquistare equipaggiamento militare americano anziché russo, in particolare quelli che avevano ceduto a Kyiv i propri vecchi armamenti.
Il mese scorso lo staff democratico ha incontrato funzionari del dipartimento di stato per chiedere come l’assegnazione dei fondi ai paesi latinoamericani potesse essere interpretata come una risposta alla “situazione in Ucraina” o come un aiuto a paesi “colpiti dalla situazione in Ucraina”, secondo la formulazione della legge originaria. Secondo Meeks e Shaheen, che lo scrivono nella lettera a Rubio, l’Amministrazione Trump non è riuscita a spiegarlo né durante i briefing con i parlamentari né nelle successive risposte scritte. I funzionari dell’Amministrazione, aggiungono, “hanno inoltre confermato che Colombia, Ecuador, Panama e Perù non hanno fornito un’assistenza di sicurezza significativa all’Ucraina né ad altri alleati e partner europei colpiti dalla guerra della Russia in Ucraina”.
A settembre Rubio si è recato in Colombia, Ecuador e Perù per portare avanti le politiche simbolo dell’Amministrazione Trump: la lotta al narcotraffico e all’immigrazione irregolare. I governi di orientamento conservatore di Ecuador e Colombia sono particolarmente vicini a Washington, avendo accolto le richieste di una cooperazione più profonda e più aggressiva nel contrasto al narcotraffico. Trump rivendica spesso il rilancio della dottrina Monroe, che mirava al dominio degli Stati Uniti sull’emisfero occidentale, a esclusione di altre potenze imperiali, e rivendicava un diritto di provenienza divina all’espansione territoriale americana. Rubio ha spiegato che la politica si concentrerà sulle “occasioni mancate e sui partner trascurati”. Jeremy Shapiro, direttore della ricerca dello European Council on Foreign Relations, ritiene che i paesi europei vedranno in questa decisione un “presagio” di come l’Amministrazione Trump definirà le proprie priorità negli affari mondiali. “Rafforzerà la sensazione che gli europei possano essere abbandonati se non superano un test di lealtà o se non fanno ciò che l’Amministrazione vuole sull’Iran”, ha detto.
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