nel 2025 le dimissioni superano i pensionamenti. Ecco perché


Medici, record di dimissioni dagli ospedali: 3.767 nel 2025. Anaao: “Segnale d’allarme”

Il 2025 segna una svolta nel personale medico italiano. Per la prima volta nell’arco del decennio 2015-2025, infatti, i camici bianchi che hanno lasciato volontariamente il Servizio sanitario nazionale sono stati più di quelli arrivati al pensionamento: 3.767 dimissioni contro 2.876 pensionamenti. Il dato rappresenta un’inversione significativa rispetto all’anno precedente, quando le dimissioni erano state 1.503, e porta al 3,5% la quota dei medici in servizio che ha scelto di lasciare il Ssn, una percentuale mai raggiunta nel periodo considerato, neppure durante la fase più critica della pandemia.

I numeri, provenienti da Onaosi, Conto annuale dello Stato e Mef, sono stati analizzati dal Centro Studi Anaao Assomed nell’ambito di uno studio decennale sul personale medico ospedaliero del Ssn. La ricerca ricostruisce l’andamento nazionale e regionale delle dinamiche demografiche, delle assunzioni e delle uscite dal sistema pubblico, considerando sia i pensionamenti sia le dimissioni.

Dimissioni, il fenomeno riguarda 12 regioni su 20

La tendenza non riguarda soltanto alcune aree del Paese. Nel 2025, in 12 regioni su 20, il numero dei medici che hanno deciso di lasciare il Ssn prima dell’età pensionabile è risultato superiore a quello dei professionisti arrivati al pensionamento. Il divario è particolarmente evidente in Lazio, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna, dove i dimissionari sono da 2,4 a 3,3 volte più numerosi dei pensionati.

Anche osservando il rapporto tra ingressi e uscite, emerge una forte pressione sugli organici. Nel 2025, ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato, 43 hanno successivamente rassegnato le dimissioni, mentre le uscite complessive dal sistema pubblico, comprendendo pensionamenti e altre cause, sono state 77.

L’analisi della mobilità interna, invece, evidenzia come i trasferimenti tra aziende sanitarie siano legati non soltanto alle decisioni individuali dei professionisti, ma anche ai profondi processi di riorganizzazione che hanno interessato il sistema tra il 2016 e il 2017 e agli effetti lasciati dall’emergenza pandemica. Depurate da questi fattori straordinari, le serie storiche mostrano un quadro sostanzialmente stabile, con una lieve diminuzione negli anni più recenti.

Ricambio generazionale, ma resta il divario Nord-Sud

Nonostante l’aumento delle dimissioni, il ricambio generazionale all’interno degli ospedali ha iniziato a produrre i primi effetti. Tra il 2015 e il 2024, l’età media dei medici ospedalieri è diminuita di 2 anni e 7 mesi tra gli uomini e 2 anni e 4 mesi tra le donne. Nello stesso periodo, il numero complessivo dei medici è cresciuto del 2,7%, passando da 105.380 a 108.243 unità.

Un ruolo importante in questo processo è stato svolto dal Decreto Calabria, sostenuto dall’Anaao Assomed, che tra il 2019 e il 2025 ha favorito l’ingresso nel sistema di quasi 10mila giovani medici, arrivando a rappresentare fino al 43% delle assunzioni a tempo determinato.

Il quadro resta però segnato da una profonda differenza territoriale. Nell’ultimo decennio il Centro-Nord ha registrato un incremento di 4.029 medici, pari al +5,9%, mentre il Mezzogiorno ha perso 1.166 professionisti, con una contrazione del 3,1%. Le riduzioni più marcate degli organici si sono registrate in Basilicata (-24,6%), Molise (-17,2%), Valle d’Aosta (-14,2%) e Calabria (-12,6%).

“Non si tratta di una fisiologica mobilità professionale – commenta Pierino Di Silverio Segretario Nazionale Anaao Assomed – ma di un vero e proprio esodo, guidato da turni massacranti, stipendi non allineati all’Europa, condizioni di lavoro al limite del burnout, carichi burocratici insostenibili e aggressioni nei reparti. A lasciare non sono i medici a fine carriera, ma professionisti nel pieno della maturità clinica, con un’età media intorno ai 48 anni. Il paradosso è evidente: a fronte di un ricambio generazionale avviato con successo grazie al Decreto Calabria oggi si rischia di vanificare tutto. Nel 2025, per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato, ben 43 si sono dimessi, riempiendo di fatto una ‘vasca senza tappo’”.

Le 10 richieste dell’Anaao Assomed

Per affrontare il problema e tutelare il diritto alla salute previsto dall’articolo 32 della Costituzione, l’Anaao Assomed propone al Governo, al Parlamento e alle Regioni un piano articolato in dieci interventi:

  • Rendere strutturale il Decreto Calabria, trasformando la formazione specialistica in un contratto di formazione-lavoro.
  • Superare il tetto di spesa per il personale, considerato un vincolo che limita le nuove assunzioni.
  • Garantire retribuzioni europee, attraverso la detassazione del salario accessorio, il rafforzamento dell’indennità di specificità e il rinnovo tempestivo dei contratti.
  • Riformare la responsabilità professionale, limitando la punibilità penale ai soli casi di dolo e colpa grave.
  • Rendere più sicuri gli ospedali, con presidi nei pronto soccorso e un’applicazione rigorosa delle norme contro le aggressioni.
  • Migliorare conciliazione e welfare, tutelando riposi, genitorialità e servizi e riconoscendo il valore del tempo dei professionisti.
  • Rafforzare la perequazione territoriale, attraverso incentivi economici e di carriera per le sedi disagiate e per il Mezzogiorno.
  • Istituire un osservatorio nazionale permanente sulle dimissioni, per monitorarne cause e destinazioni.
  • Riformare la professione, introducendo maggiore flessibilità e valorizzando il ruolo dei professionisti davanti alle trasformazioni economiche, tecnologiche e del mercato.
  • Rafforzare la sicurezza sul lavoro, intesa anche come tutela della sostenibilità psicofisica, della stabilità contrattuale e della crescita professionale.


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