Energia, Ue in crisi, scorte al 70% e prezzi in salita: Iran e Hormuz spingono l’allarme sulle bollette italiane


Le scorte di gas in Europa sono inferiori del 12% rispetto allo scorso anno, spingendo il Commissario UE per l’Energia a chiedere una riduzione dei consumi a causa delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.

La situazione degli stoccaggi di gas in Europa vede livelli insolitamente bassi per questo periodo dell’anno.

A fine settembre 2026, la media di riempimento dell’Unione Europea si attesta intorno al 70%, segnando un netto calo rispetto a quasi l’80% registrato nello stesso periodo dello scorso anno e rimanendo ben al di sotto della media storica degli ultimi cinque anni, che si aggirava intorno all’84-86%. Perché gli stoccaggi sono così bassi? Il deficit di riempimento (pari a circa 144 TWh in meno rispetto al 2025) è legato principalmente a dinamiche di mercato globali quali tensioni nello Stretto di Hormuz: i flussi di GNL (Gas Naturale Liquefatto) provenienti dal Medio Oriente hanno subito forti rallentamenti negli ultimi sei mesi. Competizione con l’Asia: la scarsità di carichi disponibili ha scatenato una forte concorrenza tra acquirenti europei e asiatici, spingendo i prezzi all’ingrosso ai massimi dalla crisi energetica del 2022.

La Commissione Europea e il Gruppo di coordinamento per il gas hanno recentemente rassicurato i mercati: non esiste un rischio immediato per la sicurezza degli approvvigionamenti. Rispetto al 2022, l’Europa dispone di una rete di rigassificatori più solida e di canali di importazione più diversificati.

Il vero problema non sarà la disponibilità fisica del gas, ma il costo economico: un inverno particolarmente rigido o ulteriori shock geopolitici potrebbero tradursi direttamente in una forte volatilità e in rincari significativi sulle bollette di famiglie e imprese.

La situazione in Germania è la più critica d’Europa. A fine settembre 2026, i livelli di riempimento si attestano attorno al 57-58%, dopo aver toccato il minimo del 53% a inizio mese: si tratta del livello più basso registrato negli ultimi 15 anni per questo periodo dell’anno.

Il ritardo della Germania rispetto al resto della UE (che viaggia sul 70%) ha costretto il governo federale a un intervento d’emergenza proprio in queste ore. Il Ministro dell’Economia ha ordinato formalmente alla società statale SEFE di acquistare e stoccare d’urgenza 8 Terawattora (TWh) di gas entro il 15 dicembre, inviando un segnale chiaro al mercato.

Senza i vecchi gasdotti russi, la più grande economia europea dipende totalmente dai rigassificatori. Ma i conflitti in Medio Oriente e il blocco parziale dello Stretto di Hormuz hanno quasi raddoppiato i prezzi del GNL quest’anno, riducendone la disponibilità.

L’Italia si conferma uno dei Paesi più resilienti d’Europa in questa crisi energetica. A fine settembre 2026, gli stoccaggi italiani hanno superato l’86% di riempimento, posizionandosi ben al di sopra della media europea (70%) e a pochissima distanza dai livelli di sicurezza raccomandati da Bruxelles.

Il nostro Paese beneficia di una rete infrastrutturale robusta e della presenza di Eni, che ha tempestivamente contrattualizzato forniture di gas naturale liquefatto (GNL) da mercati strategici come Algeria, Mozambico, Indonesia e Qatar. Questa diversificazione ci permette di guardare all’inverno con relativa serenità sul piano della pura disponibilità fisica del gas.

Nonostante gli stoccaggi pieni, l’Italia rimane fortemente esposta a causa della struttura del nostro mercato energetico.

Il meccanismo di prezzo europeo: anche se il gas fisicamente si trova nei nostri depositi nazionali, il suo prezzo di mercato è legato a doppio filo all’indice TTF di Amsterdam. Poiché le difficoltà della Germania e i blocchi geopolitici spingono il TTF al rialzo, anche il costo del gas in Italia sale di riflesso.

La dipendenza elettrica dal gas: l’Italia produce oltre il 40% della sua energia elettrica bruciando gas. Questo significa che ogni rincaro della materia prima si traduce immediatamente in una fiammata delle bollette della luce, oltre che del riscaldamento.

Il rischio di “solidarietà obbligatoria“: le regole europee prevedono meccanismi di solidarietà in caso di emergenza estrema. Se la Germania dovesse finire le scorte a gennaio, parte del gas stoccato in Italia potrebbe dover essere reindirizzato verso il nord Europa per evitare il collasso industriale tedesco.

La stabilità del sistema dipenderà interamente dalle temperature invernali e dall’evoluzione dei conflitti in Medio Oriente. Gli analisti stimano che le bollette per le famiglie italiane potrebbero subire rincari consistenti nei prossimi mesi se la crisi del GNL non rientrerà.

Le previsioni meteo stagionali e i report geopolitici cambiano molto rapidamente e determinano la volatilità dei prezzi all’ingrosso del gas.

I mercati all’ingrosso dell’energia stanno registrando forti tensioni: il prezzo del gas al mercato TTF di Amsterdam è balzato a circa 72 €/MWh, spinto dai ritardi negli stoccaggi europei e dal perdurare della crisi geopolitica nello Stretto di Hormuz. Questo picco si sta già riflettendo sul mercato elettrico italiano, con il prezzo dell’elettricità all’ingrosso (PUN) che ha superato la soglia critica dei 200 €/MWh.

Le proiezioni per le famiglie e le imprese che si trovano nel mercato libero con tariffe indicizzate indicano aumenti consistenti su base annua.

Per il Gas: la spesa stimata per gli ultimi mesi dell’anno potrebbe raggiungere i 709 euro a famiglia, segnando un aumento del 43% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Per la Luce: la bolletta elettrica è stimata a circa 273 euro, con un rincaro del 27%. Dal 1° ottobre scattano inoltre rincari tariffari per i clienti vulnerabili rimasti nei regimi di tutela.

Il bilancio totale: per i mesi autunnali e invernali il costo complessivo di luce e gas potrebbe sfiorare i 982 euro per nucleo familiare, circa 270 euro in più rispetto all’anno precedente

I rincari di gas ed energia elettrica, rispettivamente 26 euro e 41 euro per megawattora in più dall’inizio del conflitto, preoccupano famiglie e aziende: la Cgia di Mestre stima un aggravio di oltre 15 miliardi per quest’anno, che colpirà soprattutto le regioni più popolose e con maggiore concentrazione di attività produttive, come Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.

Per 300 mila piccole imprese lanciano l’allarme gli artigiani della Cna i costi energetici rischiano di andare fuori controllo con aumenti medi di 477 euro per il gas e di 153 euro per l’elettricità, che portano la spesa media annua per le bollette delle famiglie a 2.952 euro. Anche l’agenzia di rating Moody’s rivede al ribasso la crescita (+0,7%) e al rialzo l’inflazione (+2,1) per il 2026 in Italia, soprattutto a causa dell’esposizione alle importazioni di beni energetici dai Paesi del Golfo.

Al lavoro per trovare nuove coperture, con il decreto fiscale il governo ha varato anche misure per sostenere il sistema produttivo, come il credito di imposta al 35% sugli investimenti. Il decreto introduce però un taglio che Confindustria definisce “inaccettabile”, perché penalizza le aziende in attesa degli incentivi del piano Transizione 5.0.

Risponde il ministro Giorgetti: “Lo shock (dovuto alla guerra in Iran) costringe a cambiare traiettoria per decidere chi aiutare nel prossimo futuro”.

Di Antonio Speranza




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