A Palazzo Calabritto, sede dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli, il tema ambientale è uscito dai confini della teoria per entrare nel cuore delle strategie economiche. Il convegno “Il valore economico dell’ambiente: reputazione, competitività e accesso al credito” ha rappresentato un momento di confronto concreto tra professionisti, istituzioni, università, imprese e mondo della ricerca.
L’incontro nasce con un obiettivo preciso: costruire un dialogo stabile capace di accompagnare il sistema produttivo nella transizione ambientale, trasformando una fase spesso percepita come complessa e onerosa in una reale occasione di sviluppo. Non più, dunque, ambiente ed economia come realtà contrapposte, ma come parti di un’unica visione strategica. Al centro del dibattito, infatti, non c’è stato soltanto il rispetto delle norme ambientali.
Il convegno si inserisce nel percorso promosso dalla Commissione Economia Ambientale dell’Ordine, presieduta da Angelo Ruggiero, con la costituzione di un tavolo permanente sulla transizione ambientale. L’iniziativa intende favorire un confronto continuativo e operativo, mettendo in relazione competenze diverse e complementari. In questo processo il commercialista è chiamato a svolgere un ruolo centrale. La sua funzione non si limita più alla gestione contabile e fiscale dell’impresa, ma si estende alla valutazione dei rischi, alla pianificazione degli investimenti, alla definizione di strategie di crescita e all’interpretazione dei nuovi criteri attraverso cui banche e mercati valutano le aziende.
Ad aprire i lavori è stato Matteo De Lise, presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli. Il suo saluto ha sottolineato l’importanza di creare occasioni di confronto su un tema destinato a incidere profondamente sul futuro delle professioni e del tessuto produttivo.
Al convegno sono intervenuti Renato Briganti, Ada Rosa Balzan, Antonio Roveto per la Banca di Credito Cooperativo di Napoli, Antonella La Porta, delegata alla sostenibilità e Lucia Di Lauro, consigliera con delega alla Commissione Ambientale. La presenza di rappresentanti provenienti da ambiti diversi ha permesso di affrontare il tema da più prospettive, evidenziando il legame sempre più stretto tra responsabilità ambientale, decisioni finanziarie e competitività.
Nel corso del suo intervento, il presidente della Commissione Ambiente Angelo Ruggiero ha richiamato il ruolo che le imprese devono assumere nella difesa del territorio. «Le imprese sono chiamate, oggi più che mai, a essere protagoniste attive nella custodia dell’ambiente», ha dichiarato.
«Non è più tempo di una tutela del territorio puramente formale e burocratica: serve un impegno sostanziale da parte delle aziende. Le sue parole hanno messo in evidenza una trasformazione culturale prima ancora che normativa. La sostenibilità non può essere affrontata come un obbligo imposto dall’esterno, ma deve diventare parte integrante dell’identità dell’impresa e del suo modo di operare.
In questa prospettiva, Ruggiero ha sottolineato il ruolo del commercialista come promotore della salvaguardia ambientale. Una figura capace di accompagnare l’imprenditore nelle scelte, di tradurre gli obiettivi ambientali in piani economici e di dimostrare che la tutela del territorio può generare valore. Particolarmente significativa è stata la riflessione sul concetto di “custodia”, inteso come espressione concreta del principio di equità generazionale.
«Le imprese hanno la responsabilità di consegnare al futuro un patrimonio naturale integro, se non migliorato», ha affermato Ruggiero. Il messaggio è chiaro: il patrimonio ambientale non è una risorsa da consumare senza limiti, ma un bene ricevuto in eredità e da trasmettere alle generazioni successive. Questa consapevolezza modifica anche il modo di intendere il profitto. Un’impresa realmente competitiva non è soltanto quella che produce utili nel presente, ma quella che riesce a creare valore senza compromettere le possibilità di sviluppo del futuro.
La presenza di Antonio Roveto, in rappresentanza della Banca di Credito Cooperativo di Napoli, ha contribuito a evidenziare il rapporto tra sistema bancario e territorio. Le banche locali, grazie alla conoscenza diretta del tessuto imprenditoriale, possono svolgere una funzione importante nell’accompagnare le aziende, soprattutto quelle di dimensioni più ridotte, verso nuovi modelli produttivi. Per molte piccole e medie imprese il percorso può apparire difficile: mancano risorse, competenze interne e tempo per affrontare la complessità degli adempimenti.
Da qui l’importanza di una collaborazione più stretta tra imprese, professionisti e istituti bancari. Sulla stessa linea l’intervento di Lucia Di Lauro, che ha ribadito l’impegno dell’Ordine nella diffusione di una vera cultura della sostenibilità: “L’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, con le sue commissioni di studio, intende rafforzare e valorizzare la cultura dell’ambiente, promuovendo un dialogo permanente con le diverse espressioni del tessuto economico: istituzioni, mondo accademico e imprese”.
Di Lauro ha sottolineato come il dottore commercialista debba accompagnare le aziende nel processo di transizione ambientale, incidendo sui processi decisionali e contribuendo alla definizione di strategie concrete. Un ulteriore contributo è arrivato da Mario Privitera, membro del Comitato tecnico-scientifico del Tavolo permanente, che ha posto l’accento sulla rapidità con cui sta cambiando il contesto economico:“ Le imprese devono comprendere che ciò che fino a ieri poteva essere considerato un’opportunità, oggi è diventato una necessità”.
Investire nella sostenibilità significa, secondo Privitera, rendere le imprese più competitive e sane, oltre a contribuire concretamente alla tutela dell’ambiente. La sfida è ambiziosa, ma il percorso tracciato a Palazzo Calabritto indica una direzione precisa: fare dell’ambiente una risorsa da proteggere e, al tempo stesso, un valore da trasformare in innovazione, reputazione e sviluppo.
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