Già di per sé la questione meriterebbe la massima attenzione, ma a maggior ragione la merita alla luce di una crisi climatica che ormai anche i più recalcitranti faticano a negare e anche alla luce dei continui rincari dell’energia elettrica dovuti al vertiginoso aumento dei prezzi di gas e petrolio da quando Stati Uniti e Israele hanno avviato i bombardamenti sull’Iran. Parliamo della situazione in cui versano le Comunità energetiche rinnovabili (Cer), quelle già costituite e quelle che vorrebbero prender corpo. Come il nostro giornale ha segnalato a inizio mese, è vero che stanno crescendo, ma siamo al di sotto di quanto inizialmente auspicato dal governo e la loro diffusione sta incontrando più difficoltà del previsto.
Il modo in cui si sta muovendo Palazzo Chigi su questo fronte non è privo di conseguenze, in tal senso. Perché il processo si sviluppi come si deve, serve chiarezza normativa, tempi certi per le procedure e garanzie circa i fondi a disposizione. Tre aspetti che, lamenta chi è impegnato in questa sfida, mancano all’orizzonte. Per questo ora un gruppo di sigle attive in quest’ambito ha lanciato un messaggio tanto stringato quanto chiaro: bisogna garantire continuità al sistema di incentivazione delle Comunità energetiche rinnovabili e dell’autoconsumo diffuso, estendendo l’attuale meccanismo fino al 31 dicembre 2030 o, se precedente, fino al raggiungimento dell’obiettivo di 5 GW di potenza complessivamente incentivata.
Ad avanzare la richiesta sono Assoesco, CNA, Coordinamento CERS Roma e Lazio, Confartigianato, Confcooperative, Coordinamento FREE, Elettricità Futura, Federesco, ITALIA SOLARE e Legacoop al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, con una lettera congiunta nella quale le associazioni chiedono di assicurare un orizzonte temporale adeguato allo sviluppo delle configurazioni di autoconsumo diffuso e, allo stesso tempo, di intervenire sulle criticità che ancora ne rallentano la diffusione.
Il meccanismo, fanno notare le sigle che hanno dato vita all’iniziativa, ha riscosso un interesse significativo: i numeri del PNRR, infatti, ci dicono che i MW installati sono destinati ad aumentare notevolmente. Questo dimostra che ci sono interesse e disponibilità, sottolineano: le CER piacciono e c’è una forte volontà di realizzarle. Il problema, quindi, non è la mancanza di interesse, quanto piuttosto la lentezza dell’iter e dei processi necessari per arrivare alla loro effettiva costituzione e operatività. I dati mostrano infatti come il percorso sia ancora in una fase iniziale. Al 31 agosto 2026 risultano attive 6.161 configurazioni, con circa 62.000 aderenti e 523,6 MW di impianti. Una potenza che rappresenta circa il 10% dell’obiettivo di 5 GW previsto dal decreto ministeriale 414/2023.
A incidere sui tempi di sviluppo, sottolineano le sigle che hanno avanzato la richiesta di estendere gli incentivi fino al 2030, sono anche alcune difficoltà emerse nella prima fase di applicazione del meccanismo: complessità delle procedure, tempi di lavorazione delle pratiche, evoluzione delle modalità operative e tempi necessari per modificare le configurazioni già esistenti attraverso l’ingresso di nuovi partecipanti o nuovi impianti.
Le associazioni valutano positivamente il recente stanziamento di ulteriori 246 milioni di euro di risorse PNRR destinati alle Comunità energetiche rinnovabili e ai gruppi di autoconsumatori, ma sottolineano come molti dei progetti finanziati debbano ancora essere completati e resi pienamente operativi. La messa in esercizio degli impianti rappresenta infatti solo uno dei passaggi necessari: occorre successivamente individuare e coinvolgere i soggetti con i quali condividere l’energia prodotta.
In questo contesto, fanno notare, la scadenza al 31 dicembre 2027 dell’attuale sistema di incentivazione rischia di non essere coerente con i tempi effettivi di sviluppo del mercato. Per questo le associazioni chiedono che la prosecuzione del meccanismo venga definita entro la fine del 2026, in modo da garantire certezza agli operatori, ai cittadini e alle imprese impegnati nella costituzione delle configurazioni.
Le associazioni chiedono inoltre che il raggiungimento dell’obiettivo dei 5 GW sia accompagnato da un sistema di monitoraggio pubblico, trasparente e costantemente aggiornato, così da consentire a tutti i soggetti interessati di conoscere l’effettivo avanzamento del contingente incentivato.
Accanto alla continuità degli incentivi, la lettera richiama la necessità di intervenire sul quadro abilitante, rendendo più semplice la costituzione e la gestione delle configurazioni e favorendo una maggiore partecipazione delle PMI. Il coinvolgimento delle piccole e medie imprese può infatti contribuire ad accelerare lo sviluppo delle configurazioni, la diffusione della generazione distribuita e la condivisione dell’energia.
Un’esigenza evidenziata anche dalla Corte dei conti europea, che nella Relazione speciale 10/2026 sulle comunità energetiche ha rilevato come negli Stati membri non siano ancora state create tutte le condizioni necessarie per favorirne lo sviluppo. Per l’Italia, in particolare, vengono richiamate criticità legate alla frammentazione delle informazioni e alla difficoltà di orientarsi nelle procedure senza il supporto di esperti.
La proroga dell’attuale meccanismo consentirebbe inoltre di accompagnare in modo più ordinato la transizione verso la più ampia disciplina della condivisione dell’energia prevista dal D.Lgs. 3/2026, la cui attuazione è attualmente oggetto dell’attività regolatoria di ARERA.
«Le Comunità energetiche rinnovabili hanno bisogno di tempo, regole più semplici e soprattutto di un quadro stabile. La scadenza del 2027 arriva quando il percorso verso l’obiettivo dei 5 GW è ancora nelle sue fasi iniziali: oggi siamo a poco più di 500 MW. È quindi importante dare già entro la fine del 2026 una prospettiva certa sulla continuità del meccanismo, evitando una discontinuità che potrebbe rallentare progetti e investimenti proprio nella fase in cui le configurazioni stanno iniziando a diffondersi. Parallelamente, occorre intervenire sulle procedure, rendendo più semplice l’ingresso di cittadini e imprese e, in particolare, delle PMI», sostengono congiuntamente le associazioni che hanno infine chiesto al ministro un incontro per approfondire le proposte e individuare gli interventi necessari a garantire continuità e maggiore efficacia al quadro normativo delle Comunità energetiche rinnovabili e dell’autoconsumo diffuso.
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