Code ai distributori, ma non tutti sono contenti della benzina con lo sconto


Lo sconto sui carburanti raddoppia, con Ip che si allinea ad Eni, mentre sale il pressing del governo affinché altri operatori adottino prezzi calmierati. Il colosso italiano dell’energia, di cui lo Stato è principale azionista, ha introdotto da oggi il “price cap” il tetto al prezzo di vendita di benzina e gasolio. Nella stessa direzione si sono mossi gli azeri di Socar che a maggio hanno acquisito il marchio Ip. La società ha annunciato domenica l’avvio di una politica progressiva di contenimento senza fornire dettagli su modalità e tempistica. Di fatto però ha adottato gli stessi prezzi di Eni pur annunciando maggiore flessibilità. In Italia sono circa 4500 i distributori interessati che si aggiungono ai 3800 di Eni. A conti fatti si tratta di più di un terzo degli impianti (quasi 22mila quelli presenti sul territorio italiano). Un altro 20% è nelle mani di Tamoil e Q8 che per ora restano alla finestra. La premier Meloni avrebbe avviato in questi giorni un dialogo con il primo ministro del Kuwait per includere anche Q8 e i suoi 3mila distributori nel piano di prezzi calmierati. Il resto della rete è formato soprattutto da piccoli marchi e pompe bianche, per i quali è di fatto impossibile sostenere prezzi così bassi.

La benzina con lo sconto non ha fatto registrare il tutto esaurito ma ha creato diverse code nelle principali città. Da Firenze a Napoli, dalla Calabria a Bologna molti automobilisti hanno pensato di fare il pieno per assicurarsi lo sconto.

Il tetto imposto da Eni – 2,19 euro al litro per il gasolio e 1,99 euro al litro per la verde (circa 17 centesimi in meno rispetto ai livelli medi attuali) – sarà applicato per una durata iniziale di un mese e con la possibilità di estensione sino a fine anno. Una manovra che è piaciuta ai mercati. Il titolo in Borsa ha guadagnato a fine giornata il 2,1%.

Socar invece ha optato per una strategia più soft. Il contenimento dei prezzi è partito in 300 distributori, di cui 20 in autostrada, ma progressivamente saranno molti di più i punti vendita coinvolti, compresi quelli a marchio Esso. L’iniziativa, ha spiegato l’azienda, «si allargherà ora in base ad una valutazione sulle aree di mercato, con l’obiettivo di salvaguardare la filiera».

La decisione conferma la vicinanza di Socar all’Italia, proprio domenica è stata ufficializzata la sponsorizzazione per i prossimi quattro anni, dal 2017 al 2030, alla nazionale di calcio maschile e femminile.

Il governo ringrazia e tira un sospiro di sollievo. Dopo il dimezzamento dello sconto sulle accise sul gasolio scattato sabato scorso (si è passati da 12 a 6 centesimi, contando anche l’Iva), i provvedimenti che dovrebbero limitare il caro-carburanti per le famiglie più deboli è rimasto in sospeso, inghiottito dall’annuncio dell’abolizione del bollo per i veicoli più piccoli fatto dalla presidente del Consiglio. «È un segnale importante di attenzione alle famiglie italiane che conferma che è possibile contribuire concretamente a contenere il caro carburanti» ha commentato ieri Meloni assicurando che il governo continuerà a lavorare sul caro-carburanti. «Nessuna imposizione dall’alto, nessuna nuova tassa per le imprese, ma un contributo volontario per aiutare i cittadini italiani» ha aggiunto il vicepremier Antonio Tajani auspicando che altre realtà si allineino spontaneamente ai voleri del governo. L’introduzione di una tassa sugli extra-profitti del resto per le compagnie sarebbe assai più onerosa rispetto al taglio dei prezzi. Un particolare che non è sfuggito a Greenpeace che ha parlato di una “beneficenza” che non può certo far dimenticare le responsabilità dell’industria del petrolio e del gas per la nuova crisi energetica mondiale.

Secondo le stime del Centro Studi Unimpresa, il tetto ai prezzi produrrà all’incirca un risparmio fino a 17 euro a settimana, cioè circa 80 euro al mese. Per le piccole imprese che lavorano con furgoni e veicoli commerciali leggeri il risparmio sarà compreso tra i 12 ai 37 euro settimanali per mezzo, al netto dell’Iva. La segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola saluta con favore la scelta del governo di sollecitare le compagnie. «Gli impegni volontari, però, a regime coprono meno di quattro distributori su dieci, sono a termine e possono essere rivisti in qualsiasi momento. Serve una norma stabile che faccia scattare in automatico un tetto dinamico, uguale per tutti gli operatori, quando i prezzi alla pompa salgono oltre quanto giustificano le quotazioni internazionali». Belgio e Lussemburgo, ha aggiunto Fumarola, hanno da anni un prezzo massimo e la Germania punta a introdurlo entro gennaio.

Ma se i consumatori sembrano gradire è ai massimi livelli la preoccupazione degli operatori del settore, che mettono in guardia sulle possibili distorsioni del mercato. La Figisc, la Federazione dei gestori di impianti di benzina aderente a Confcommercio, ha convocato un consiglio straordinario. Per i piccoli imprenditori che gestiscono i distributori sarà impossibile adeguarsi visto che il margine di guadagno è di 4 centesimi al litro, ben al di sotto dei 17 di sconto. Anche Assopetroli-Assoenergia ha riunito i suoi vertici ed ha contestato l’operazione chiedendo che vengano rivisti i prezzi per tutti, altrimenti si configurerebbe una concorrenza sleale sul modello di quella francese. TotalEnergies ha introdotto in primavera un tetto ai prezzi, prorogato più volte, e i gestori indipendenti hanno fatto ricorso all’Antitrust. Il presidente Andrea Rossetti ha chiesto al governo di aprire immediatamente un confronto con l’intera filiera per individuare «le soluzioni necessarie affinché le misure contro il caro carburanti siano generalizzate, realmente efficaci e non discriminatorie». Per comprendere il problema l’associazione ricorda che le grandi compagnie, oltre a rifornire le proprie reti di distribuzione, vendono anche carburante all’ingrosso (il “canale extrarete”) e da questo secondo canale si riforniscono direttamente sia importanti settori produttivi – come autotrasporto, industria, agricoltura, pesca e cantieri – sia numerosi operatori della distribuzione stradale indipendente, che acquistano il carburante all’ingrosso per poi rivenderlo nei propri impianti. La distribuzione indipendente rappresenta più di un terzo della rete italiana, con oltre 300 marchi e migliaia di impianti sul territorio. Se la calmierazione decisa da Eni e Socar-Ip non si estenderà anche ai prezzi praticati all’ingrosso, si producono due conseguenze, sottolinea Assopetroli: «la prima è che la misura resta parziale; la seconda riguarda il rischio distorsione della concorrenza sulla rete distributiva». Dello stesso parere le organizzazioni dei gestori Faib Confesercenti e Fegica che hanno parlato di «un’iniziativa improvvisa e improvvisata che ha provocato una serie di gravi ripercussioni sui gestori e che saranno oggetto di confronto, eventualmente vertenziale, con le compagnie petrolifere».

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