America’s Cup, le regate preliminari
«Nonostante si parlasse delle regate preliminari, è stato un successo straordinario. Ieri il lungomare di Napoli sembrava un secondo Maradona, e molto più addirittura, perché 100.000 persone sono la testimonianza di una partecipazione non soltanto dei napoletani, era pieno anche di stranieri. D’altro canto, è un evento internazionale dal valore veramente planetario e noi l’abbiamo pensato non soltanto per lo sport ma per tutto quello che esprime. Questa è una competizione che ha attraversato, e sta attraversando, tre secoli di storia, ma vogliamo costruirci una narrazione concreta, immediata, positiva, diffusa nei benefici, a partire da quello che stiamo facendo sui territori. Questo successo delle regate preliminari, da un lato, ci gratifica e, dall’altro, ci responsabilizza, perché vuol dire che dovremo, a partire da maggio prossimo, organizzare qualcosa di ancora più significativo e coinvolgente. E questo vuol dire tante cose anche dal punto di vista organizzativo. Abbiamo letto negli occhi delle persone, attraversando la città, la felicità, la gratitudine per quello che abbiamo già realizzato, per i messaggi che abbiamo mandato e per le iniziative, non necessariamente veliche, che abbiamo organizzato. In questa settimana noi abbiamo fatto tante cose a Napoli e dintorni: aperto playground, sottoscritto accordi per i ragazzi che sono nel carcere minorile, siamo tornati, come facciamo sempre, a Caivano, dove abbiamo addirittura portato nella piscina, per la seconda volta, delle piccole imbarcazioni e fatto provare l’ebbrezza della vela a 300 bambini. Tante cose».
La Nazionale in Nations League, un nuovo ciclo
«Non si può pensare di cambiare un mood in poche settimane. Bisogna lavorare, bisogna avere pazienza, bisogna continuare comunque ad amare questa maglia e questa squadra, questi ragazzi, questo allenatore. Mi sarei sorpreso del contrario. Comunque c’è un percorso da fare e bisogna accompagnarlo da tutti i punti di vista. Ci sono comunque dei segnali, ci sono tanti ragazzi che scenderanno in campo, che sono scesi in campo anche da esordienti, quindi diamo il tempo di dimostrare il valore che si consoliderà proprio nel tempo. Quando si apre un ciclo nuovo, la pazienza è un elemento imprescindibile. Io mi rendo conto che, proprio forse per amore, noi siamo tutti anche un po’ pretenziosi e vorremmo vedere la nostra Nazionale tornare ai livelli ai quali eravamo abituati e che i nostri figli, i nostri nipoti purtroppo non hanno mai visto. Quindi questo è l’altro aspetto che per noi è rilevante. Però, quando si apre un ciclo nuovo o si riapre un ciclo, quell’elemento lì è decisivo: la tranquillità con la quale dobbiamo lasciar lavorare. Le motivazioni non mancano a nessuno, di tutti quelli che scendono in campo, che stanno in panchina, dello staff, a partire dal tecnico. Quindi non pensiamo che tutto questo succeda senza sentimenti: c’è il trasporto, c’è l’impegno e ci sono anche gli avversari che, comunque, in molti casi sono ormai già consolidati nei loro valori. Quindi non possiamo pensare anche di raggiungerli così velocemente, sarebbe troppo superficiale».
Il sistema calcio
«Penso che, da un lato, in questo caso il CONI, perché è un tema tutto sportivo e guai a renderlo diverso dalla dimensione in cui vive, dovrebbe aiutare alcuni aspetti formali che non sono irrilevanti, perché la forma è sostanza e perché le regole vanno conosciute soprattutto da chi le ha fatte e poi rispettate. Dopodiché, non c’è soltanto questo tema. Mi sembra che sia tutto molto polarizzato su questo argomento, che è molto importante, ma ce ne sono altri. Io vorrei vedere i tavoli di lavoro, vorrei vedere comunque affrontare le problematiche che il sistema calcio deve affrontare. E sembra tutto sospeso in attesa di una valutazione del CONI, che avverrà perché ritengo che nei prossimi giorni verrà, ma non capisco come mai tutto il resto non proceda. Io credo che anche le componenti vogliano che si discuta dei problemi, piuttosto che del tema del tesseramento».
I giovani e i social e l’AI
“Penso che le regole senza entrare in una dimensione ossessiva servono e servono soprattutto a prevenire la corona, perché noi normalmente ci ritroviamo sdegnati, addolorati dei fatti, quelli più gravi, ma sono la risultante molto spesso del lasciar correre, le regole servono per provare a limitare gli impatti e i rischi che questa dimensione comunque esprime tanto più per la penombra nella quale spesso si sviluppi. il dark web è un luogo talmente pericoloso, inaccessibile, non per tutti, per fortuna c’è chi riesce a entrare e anche a reprimere, ma ci vuole una regola e ci vuole una regola anche per quanto riguarda il dato grafico, perché noi vediamo questi nostri ragazzi che sembrano già uomini, hanno un contenitore da grandi, ma hanno dei contenuti fragili e hanno bisogno di essere in qualche maniera anche aiutati a non farsi del mare da sole, non è repressione, è un’organizzazione che serve soprattutto a loro e per quanto riguarda l’intelligenza artificiale il mio pensiero è che come sempre l’uomo deve poter governare, ma siccome sappiamo che progressivamente per approssimazioni successive l’intelligenza artificiale rischia di autodeterminarsi, perché ha una sua capacità cibernetica, io credo che sia molto importante che anche da questo punto di vista ci diano delle regole che non devono essere naturalmente nazionali, devono essere internazionali perché questi elementi, questi fattori attraversano le nazioni e se soltanto una nazione si dà delle regole diventa anacronistico il fatto e diventa anche un fattore sperecuitivo dal punto di vista della competizione dei mercati, delle industrie, bisogna un po’ aiutarci per evitare che, ripeto, questa dimensione che è sempre in movimento ed è più veloce del nostro pensiero, prenda il sopravvento”.
I giovani, i social e l’AI
«Penso che le regole, senza entrare in una dimensione ossessiva, servano e servano soprattutto a prevenire la deriva, perché noi normalmente ci ritroviamo sdegnati, addolorati dei fatti, quelli più gravi, ma sono la risultante molto spesso del lasciar correre. Le regole servono per provare a limitare gli impatti e i rischi che questa dimensione comunque esprime, tanto più per la penombra nella quale spesso si sviluppa. Il dark web è un luogo talmente pericoloso, inaccessibile, non per tutti. Per fortuna c’è chi riesce anche a reprimere, ma ci vuole una regola e ci vuole una regola anche per quanto riguarda il dato anagrafico, perché noi vediamo questi nostri ragazzi che sembrano già uomini, hanno un contenitore da grandi, ma hanno dei contenuti fragili e hanno bisogno di essere in qualche maniera anche aiutati a non farsi del male da soli. Non è repressione, è un’organizzazione che serve soprattutto a loro. Per quanto riguarda l’intelligenza artificiale, il mio pensiero è che, come sempre, l’uomo deve poter governare. Ma, siccome sappiamo che progressivamente, per approssimazioni successive, l’intelligenza artificiale rischia di autodeterminarsi, perché ha una sua capacità cibernetica, io credo che sia molto importante che anche da questo punto di vista ci siano delle regole. Che non devono essere naturalmente nazionali, devono essere internazionali, perché questi elementi, questi fattori attraversano le nazioni e, se soltanto una nazione si dà delle regole, diventa anacronistico il fatto e diventa anche un fattore sperequativo dal punto di vista della competizione dei mercati, delle industrie. Bisogna un po’ aiutarci per evitare che, ripeto, questa dimensione, che è sempre in movimento ed è più veloce del nostro pensiero, prenda il sopravvento».
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

