Mensa scolastica a Mortara con “pasto in bianco” per chi non paga. Il sindaco: «Serve a far emergere le famiglie sconosciute»


L’idea era nata con l’inizio della mensa scolastica a Mortara. Molti bambini non avevano pagato il conto agli uffici del Comune e ancor più le loro famiglie risultavano sconosciute. Per questo la decisione è stata quella di fornire un “pasto in bianco” a coloro che non avevano ottemperato, nella speranza che questo facesse emergere le insolvenze. Il sindaco Fabio Farina è stato eletto nella lista civica “Sveglia Mortara” ma ha un passato politico. Prima militante della Lega (è stato vicesindaco) e poi presidente di AsMortara spa, l’azienda comunale, quando sindaco è stato Ettore Gerosa di Fratelli d’Italia. Oggi Farina spiega così le decisioni della sua giunta: «Non sono stati solo i pagamenti insoluti a farci prendere la decisione del pasto in bianco. Ma soprattutto la volontà di portare alcune famiglie sconosciute verso la scuola e quindi verso la regolarizzazione». In un comunicato oggi l’amministrazione comunale spiega: «La deliberazione della Giunta non nasce per escludere i bambini dalla mensa. Nasce per affrontare situazioni rimaste irrisolte, a partire da quelle dei minori che frequentano la scuola ma non risultano iscritti al servizio. Includere significa anche conoscere le esigenze di ciascun bambino e mettere ogni famiglia nelle condizioni di accedere regolarmente alla mensa. Per questo abbiamo riaperto le iscrizioni fino al 30 settembre 2026. La domanda consente agli uffici di organizzare il servizio e di acquisire le informazioni necessarie su eventuali allergie, intolleranze o altre esigenze alimentari. Chiediamo alle famiglie di completarla nell’interesse dei figli».

La nota del Comune poi precisa: «Fino alla regolarizzazione, per gli alunni non iscritti è previsto un “pasto in bianco temporaneo”, secondo le modalità stabilite dal servizio competente e tenendo conto delle esigenze sanitarie segnalate. Il bambino riceve un pasto, mentre gli uffici lavorano con la famiglia per arrivare all’iscrizione e all’accesso ordinario al servizio».

Si capisce dal sindaco che un pasto in bianco viene ritenuto molto meglio di un panino portato da casa. Inoltre, appena le famiglie si presentano, possono concordare un piano di rateizzazione. «Gli insoluti sono passati da 33.003,58 euro ad agosto a 25.788,11 euro al 25 settembre. Sono stati recuperati 7.215,47 euro, quasi il 22%. Anche oggi gli uffici hanno incontrato famiglie intenzionate a pagare o a rateizzare. Quando si indicano una strada e tempi chiari, molte posizioni possono essere risolte». Inoltre 49 utenti hanno avuto l’esenzione «dopo la valutazione del Servizio sociale, per un valore complessivo annuo medio di 42.500 euro. Riconoscere le difficoltà reali e intervenire concretamente è parte della stessa politica di inclusione». Aggiunge il Comune. Le situazioni che resteranno insolute saranno poi approfondite con controlli dei Servizi sociali e della polizia locale anche a domicilio «per individuare eventuali bisogni di sostegno e verificare se emergano criticità riguardanti la cura e la tutela del minore».

La decisione della giunta mortarese ha di fatto sollevato il tema che sta dietro l’angolo, ovvero quello della discriminazione. Hanno sollevato forti critiche i partiti di sinistra e il Partito Democratico, che hanno emesso questo comunicato: «Il “pasto in bianco” ai figli degli inadempienti è una misura discriminatoria: i bambini non possono pagare per le difficoltà o le responsabilità degli adulti».

Poi il comunicato prosegue: «La scelta dell’Amministrazione comunale di Mortara di introdurre il cosiddetto “pasto in bianco” per gli alunni appartenenti a famiglie con debiti superiori ai 150 euro per la mensa scolastica merita una riflessione seria. È difficile ritenere educativa o socialmente neutra una scelta attraverso la quale un minore si vede servire a scuola un pasto diverso da quello dei propri compagni a causa di una situazione economica o di un comportamento imputabile alla propria famiglia. Non tutti i debiti, infatti, nascono dalla stessa situazione: possono esserci dimenticanze, difficoltà temporanee, problemi economici, incomprensioni amministrative o situazioni di fragilità. Ed è proprio per questo che la condizione economica della famiglia dovrebbe essere affrontata con strumenti rivolti agli adulti e ai servizi competenti, non attraverso il trattamento differenziato di un bambino durante un momento educativo e di socialità quale è la mensa.

Nel caso di una difficoltà economica, sarebbe più opportuno interrogarsi sulla possibilità di sostenere la famiglia anziché far ricadere la conseguenza sul minore. Il Comune ha certamente il diritto e il dovere di recuperare le somme dovute per i servizi erogati. La morosità non può essere ignorata e le famiglie che possono pagare devono essere chiamate a farlo. Ma recuperare un credito e colpire il minore sono due cose diverse.

La stessa Amministrazione riferisce che molti genitori, dopo il sollecito, hanno regolarizzato spontaneamente la propria posizione e che per alcune situazioni sono già possibili rateizzazioni. Perché allora non rafforzare proprio questi strumenti? Mortara dispone già di un sistema di agevolazioni collegato all’ISEE e di un Ufficio Servizi Sociali che prende in considerazione la situazione economica delle famiglie.

Come forze politiche non ci limitiamo quindi a chiedere la cancellazione del provvedimento, ma proponiamo di discutere concretamente un modello diverso: solleciti e recupero del credito rivolti direttamente ai genitori, senza coinvolgere i bambini; piani di rateizzazione automatici e sostenibili per chi dimostra una temporanea difficoltà; verifica della situazione ISEE e presa in carico dei nuclei realmente in difficoltà economica; istituzione o rafforzamento di un fondo comunale per la morosità incolpevole della mensa, eventualmente attraverso risorse comunali, donazioni e forme di solidarietà territoriale; colloqui riservati con le famiglie prima di qualsiasi intervento sul servizio; un sistema di recupero progressivo dei crediti, con tempi e modalità chiare, che distingua chi non paga per scelta da chi non riesce temporaneamente a pagare; mantenimento del medesimo pasto per tutti i bambini, lasciando alla relazione tra Comune e famiglia la gestione della posizione debitoria.

In altre parole: si può essere rigorosi con i conti senza essere punitivi con i bambini. La mensa non è soltanto un servizio da pagare. È anche un momento della giornata scolastica nel quale i bambini mangiano insieme, stanno con i propri compagni e vivono una dimensione di comunità. Il Comune deve recuperare i propri crediti, ma non deve trasformare la mensa scolastica nel luogo in cui i bambini vengono chiamati a rispondere dei problemi degli adulti».

 

 




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