Stablecoin e banche: 230 miliardi di ricavi esposti nel b2b


Il passaggio delle valute digitali dalla sperimentazione ai servizi finanziari commerciali comincia a incidere sui conti delle banche. Stablecoin, depositi tokenizzati e valute digitali delle banche centrali potrebbero rappresentare circa il 4% del volume mondiale dei pagamenti entro il 2030. La quota appare contenuta, ma interessa attività ad alta marginalità come cambi valutari, correspondent banking, gestione della liquidità e commissioni sulle transazioni.

Il World Payments Report 2027 di Capgemini, diffuso a livello internazionale il 24 settembre 2026 e presentato in Italia il 25 settembre, quantifica in circa 230 miliardi di dollari i ricavi dei pagamenti sottoposti a una crescente pressione competitiva, pari a circa il 10% dei ricavi complessivi del settore.

Il dato non equivale quindi a una perdita certa di 230 miliardi: identifica il bacino di ricavi che secondo Capgemini può essere ridimensionato dalla diffusione dei nuovi strumenti digitali.

I pagamenti internazionali restano costosi per le imprese

Il punto di partenza è un problema che precede le stablecoin. Le grandi imprese continuano a considerare inefficienti molti pagamenti internazionali, soprattutto quando una transazione attraversa più banche, valute e sistemi di regolamento.

Capgemini ha intervistato tra maggio e giugno 2026 1.110 aziende con ricavi superiori al miliardo di dollari in nove Paesi e 300 dirigenti bancari. Le società coinvolte operano mediamente in 14 mercati, lavorano con 11 banche e realizzano attraverso operazioni transfrontaliere il 34% dei propri volumi di pagamento b2b.

Il 74% delle aziende interpellate descrive i pagamenti transfrontalieri come lenti, costosi e imprevedibili. Dall’avvio della transazione alla conferma e alla riconciliazione trascorrono in media circa tre giorni e mezzo. Il 57% dichiara inoltre di non disporre in tempo reale di informazioni complete sullo stato del pagamento, sulla posizione di liquidità o sui prezzi applicati. Secondo la stima del report, un pagamento internazionale b2b comporta complessivamente costi equivalenti a circa il 2% del valore trasferito.

Sono inefficienze che producono un effetto diretto sul capitale circolante. Il rapporto stima che circa 4.000 miliardi di dollari siano mantenuti a livello globale nei conti nostro e vostro utilizzati per finanziare e regolare i flussi transfrontalieri. Le banche devono infatti preposizionare liquidità in differenti giurisdizioni per garantire l’esecuzione dei pagamenti. Quel capitale rimane disponibile per il regolamento, ma non può essere impiegato con la stessa flessibilità in credito o investimenti.

Perché stablecoin e tokenizzazione attirano le aziende

Le stablecoin sono token digitali progettati per mantenere un valore collegato a una valuta tradizionale, in genere il dollaro. I depositi tokenizzati seguono una logica diversa: restano passività di una banca commerciale, come un normale deposito, ma vengono rappresentati e trasferiti su infrastrutture programmabili.

La differenza è rilevante per le banche. Un deposito tokenizzato può consentire pagamenti continuativi, programmabilità e regolamento più rapido senza spostare necessariamente il deposito fuori dal bilancio bancario. Una stablecoin emessa da un soggetto esterno, invece, può trasferire liquidità e attività di pagamento verso un intermediario diverso.

Le aziende intervistate da Capgemini continuano a mostrare una preferenza per il sistema bancario: a parità di prezzo e qualità del servizio, il 71% sceglierebbe una banca per un pagamento tokenizzato. La fedeltà ha però un limite. Quasi il 60% dichiara che si rivolgerebbe a un operatore non bancario per servizi in stablecoin se la propria banca non fosse in grado di offrirli. Già oggi, secondo il campione, il 36% dei volumi b2b passa attraverso operatori non bancari.

Il dato si inserisce in una relazione con la clientela corporate che mostra diverse fragilità. Il 60% delle banche afferma di avere destinato negli ultimi tre anni investimenti strategici all’innovazione dei pagamenti b2b, ma soltanto il 32% delle aziende intervistate si dichiara soddisfatto della propria banca principale.

Swift porta i depositi tokenizzati nei pagamenti 24 ore su 24

La commercializzazione non riguarda più soltanto progetti interni alle banche. Il 9 luglio 2026 Swift ha annunciato che il proprio registro basato su blockchain era pronto per una prima fase operativa. Diciassette banche di sei continenti si preparano a sperimentare transazioni reali con depositi tokenizzati, con l’obiettivo di offrire pagamenti transfrontalieri disponibili 24 ore su 24 e ridurre il capitale necessario per la gestione della liquidità.

Il progetto cerca di risolvere uno dei problemi più difficili della tokenizzazione: l’interoperabilità. Una banca può emettere un deposito tokenizzato sulla propria infrastruttura, ma il vantaggio economico si riduce se quel token non può interagire con le reti e con i depositi di altre banche.

Swift punta quindi a utilizzare la propria rete come livello comune di coordinamento. Le banche manterrebbero il controllo degli asset e della liquidità, mentre il registro sincronizzerebbe gli impegni di pagamento. La sperimentazione interessa soprattutto tesoreria aziendale e transazioni internazionali, cioè le aree nelle quali tempi di regolamento e capitale immobilizzato pesano maggiormente sui costi.

Il progetto Agorá testa il regolamento tra più valute

Anche le banche centrali stanno lavorando sulla stessa infrastruttura. Il 27 maggio 2026 la Banca dei regolamenti internazionali e l’Institute of International Finance hanno comunicato i risultati del progetto Agorá, al quale partecipano oltre 40 istituzioni finanziarie insieme a diverse banche centrali.

Il prototipo ha sperimentato operazioni internazionali basate su riserve di banca centrale tokenizzate e depositi bancari commerciali tokenizzati. Il sistema ha eseguito il cosiddetto regolamento atomico: le diverse parti della transazione vengono completate simultaneamente oppure l’operazione non viene effettuata. Il meccanismo punta a ridurre il rischio che una parte trasferisca fondi senza ricevere nello stesso momento la valuta o l’attività prevista. La fase successiva del progetto prevede test con valore reale.

Per la Bis, tuttavia, depositi tokenizzati e stablecoin non sono strumenti equivalenti. In un intervento del 28 agosto 2026, il direttore generale Pablo Hernández de Cos ha indicato nei depositi tokenizzati una soluzione più coerente con l’attuale sistema monetario a due livelli, nel quale moneta di banca centrale e depositi delle banche commerciali restano collegati alla pari.

Ha invece richiamato i rischi delle stablecoin legati a convertibilità, interoperabilità, liquidità e integrità del sistema finanziario.

La Bce avvia Pontes per la finanza tokenizzata

In Europa il calendario ha subito un’accelerazione proprio nei giorni precedenti alla pubblicazione del rapporto Capgemini. Il 21 settembre 2026 l’Eurosistema ha lanciato Pontes, una soluzione che permette di regolare in moneta di banca centrale operazioni all’ingrosso su asset tokenizzati.

Pontes collega le piattaforme basate su tecnologia Dlt ai servizi dell’Eurosistema. La Bce ha definito il progetto come il primo passaggio operativo della propria strategia per la finanza tokenizzata. Banche e infrastrutture di mercato saranno coinvolte gradualmente.

Nella stessa giornata la Bce ha annunciato l’avvio dei preparativi per investire una piccola parte dei propri fondi in titoli tokenizzati denominati in euro, inizialmente strumenti del settore pubblico dell’area euro e di istituzioni sovranazionali europee. Le transazioni utilizzeranno Pontes per il regolamento. L’obiettivo dichiarato è acquisire esperienza diretta con titoli digitali e infrastrutture dlt.

La scelta rafforza il ruolo della moneta di banca centrale nei nuovi mercati digitali. Per gli operatori privati significa poter sviluppare depositi e attività tokenizzate mantenendo un’attività pubblica priva di rischio di credito come strumento finale di regolamento.

L’euro digitale procede su un percorso distinto

Il progetto dell’euro digitale riguarda invece soprattutto i pagamenti al dettaglio. Il 14 luglio 2026 la Bce ha selezionato 36 prestatori di servizi di pagamento per partecipare a una sperimentazione che dovrebbe iniziare nella seconda metà del 2027 e durare dodici mesi. Il 15 settembre l’Eurosistema ha aperto anche le candidature per commercianti online e operatori del mobile commerce interessati alla fase pilota.

La Bce continua a subordinare l’eventuale emissione all’approvazione del quadro legislativo europeo. Secondo il calendario pubblicato dall’istituto, se la normativa viene adottata nel corso del 2026, l’euro digitale potrebbe essere emesso nel 2029. European Central Bank

Per le banche il progetto presenta implicazioni differenti rispetto alle stablecoin. L’euro digitale sarebbe una passività diretta della banca centrale e verrebbe progettato come mezzo di pagamento, non come strumento di investimento. La Bce prevede inoltre limiti alle disponibilità individuali proprio per contenere gli effetti sui depositi bancari e sul finanziamento dell’economia.

Europa e Stati Uniti riscrivono le regole sulle stablecoin

La tecnologia avanza mentre i regolatori aggiornano le norme. Nell’Unione europea il regolamento Mica ha introdotto dal 2024 un quadro armonizzato per cripto-attività, token collegati ad attività e token di moneta elettronica. Il 24 settembre 2026, alla vigilia della diffusione italiana del report Capgemini, l’Eba ha chiesto alla Commissione europea di rafforzare alcuni aspetti del sistema, con particolare attenzione ai rischi connessi alle stablecoin con più emittenti e alla classificazione delle cripto-attività.

Negli Stati Uniti il Genius Act, firmato il 18 luglio 2025, ha creato una disciplina federale specifica per le stablecoin di pagamento. Il Tesoro statunitense ha proseguito nel 2026 con la definizione delle regole attuative, comprese quelle relative ad antiriciclaggio, sanzioni e autorizzazione degli emittenti. In base alla proposta pubblicata dal Tesoro il 17 agosto 2026, dal 18 gennaio 2027 l’emissione di payment stablecoin negli Stati Uniti sarà in generale riservata ai soggetti dotati delle autorizzazioni previste dal nuovo quadro.

Visa registra una crescita dei volumi regolati in stablecoin

Anche le reti di pagamento tradizionali stanno incorporando gli asset digitali. Visa ha comunicato nel settembre 2026 di avere più di 160 programmi di carte collegati a stablecoin attivi nel mondo nel secondo trimestre del proprio esercizio fiscale. Il volume dei pagamenti associati a questi programmi è aumentato di quasi il 200% rispetto all’anno precedente.

La società ha inoltre dichiarato che il volume di regolamento effettuato attraverso stablecoin ha superato un ritmo annualizzato di 20 miliardi di dollari, oltre quindici volte il livello di un anno prima. Sono dati aziendali e riguardano l’attività della rete Visa, quindi non misurano l’intero mercato mondiale. Indicano però che l’utilizzo commerciale sta uscendo dai test limitati e coinvolge infrastrutture di pagamento già operative su scala internazionale.

Le banche puntano sui depositi tokenizzati

Capgemini identifica proprio nei depositi tokenizzati la priorità di breve periodo per gli istituti di credito. Il vantaggio consiste nella possibilità di offrire programmabilità e disponibilità continua dei pagamenti mantenendo il rapporto di deposito con il cliente.

Il passaggio dalle prove tecniche all’offerta commerciale è ancora limitato. Il report classifica come “leader” soltanto il 21% delle banche esaminate, cioè quelle che stanno già portando su scala almeno uno strumento tra stablecoin, depositi tokenizzati e valute digitali di banca centrale. Queste banche dichiarano una maggiore capacità di sviluppare nuovi ricavi legati a gestione della liquidità, certezza del regolamento e servizi integrati nei processi aziendali.

Il limite più immediato è organizzativo. Anche fra gli istituti classificati come leader, soltanto il 56% afferma di possedere competenze, personale e preparazione tecnica adeguati per asset digitali, tokenizzazione, smart contract e interoperabilità.

I 230 miliardi individuati da Capgemini misurano quindi un trasferimento potenziale di valore all’interno dell’industria dei pagamenti, non un conto già presentato alle banche. Swift prepara transazioni con depositi tokenizzati, la Bce ha aperto Pontes, il progetto Agorá passa verso test con denaro reale e negli Stati Uniti entra in vigore una disciplina specifica per le stablecoin. La competizione si sposta ora sulla capacità degli intermediari di collegare queste infrastrutture ai conti, alla liquidità e ai sistemi di controllo delle imprese senza perdere il rapporto bancario che genera una parte rilevante dei ricavi corporate.


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