Pensioni e investimenti: il divario tra obiettivi e fiducia degli italiani


Le pensioni sono sempre più centrali nelle preoccupazioni dei risparmiatori, ma tra intenzioni e comportamenti resta un divario significativo. È quanto emerge dalla terza edizione di “Decoding Investors”, lo studio di Amundi dedicato agli investitori retail e ai risparmiatori, condotto in 26 Paesi su un campione di 18.000 persone. La ricerca analizza obiettivi, paure, conoscenze finanziarie e fonti utilizzate per orientare le decisioni di investimento.

 

in questo articolo: 

 

  • Pensioni, cresce il peso del risparmio personale
  • La paura di perdere denaro tiene i risparmiatori lontani dai mercati
  • Alfabetizzazione finanziaria, la fiducia non sempre coincide con le conoscenze
  • Intelligenza artificiale e influencer cambiano il modo di informarsi
  • In Italia previdenza complementare ancora indietro, consulenza decisiva

 

Pensioni, cresce il peso del risparmio personale

Il pensionamento rappresenta una delle principali preoccupazioni finanziarie degli investitori, ma la fiducia nella capacità di costruire per tempo una sicurezza economica di lungo periodo rimane contenuta. A livello globale, secondo gli intervistati, risparmi e investimenti personali dovrebbero finanziare il 42% del reddito atteso durante il pensionamento, mentre la parte restante dovrebbe arrivare dalla previdenza pubblica e dalle forme di previdenza complementare. Il ricorso al risparmio individuale è ancora più rilevante in Asia, dove gli investitori prevedono di finanziare autonomamente oltre la metà del proprio reddito pensionistico.

Nonostante la consapevolezza della necessità di investire e accumulare patrimonio, il ruolo attribuito agli investimenti è limitato: soltanto il 36% degli intervistati indica il pensionamento come una delle principali motivazioni per investire. In Europa la percentuale scende al 34%, mentre in Asia raggiunge il 40%. Tra coloro che investono con questo obiettivo, appena il 23% si dichiara molto fiducioso di riuscire a garantirsi una sicurezza finanziaria nel lungo periodo, in calo rispetto al 26% dell’anno precedente.

In questo scenario pessimistico e sconnesso, tra necessità e comportamenti, la consulenza finanziaria fa la differenza. La metà degli investitori che si avvale di un consulente si dichiara molto fiduciosa sulla possibilità di finanziare il proprio pensionamento. Tra chi non ha mai utilizzato una consulenza professionale, la quota scende invece al 14%. Il dato evidenzia come il supporto professionale possa accompagnare il risparmiatore nella trasformazione di un obiettivo di lungo periodo in un percorso di investimento.

La paura di perdere denaro tiene i risparmiatori lontani dai mercati

La distanza tra intenzioni e comportamenti emerge anche dalle scelte sulla liquidità. Il 43% dei risparmiatori prevede di iniziare a investire nei prossimi dodici mesi, percentuale che sale al 62% nella fascia tra 21 e 30 anni. A frenare questa intenzione è soprattutto la paura di perdere denaro, indicata dal 39% degli intervistati.

Le differenze tra Paesi sono marcate. La quota di risparmiatori intenzionati a investire raggiunge il 79% in Danimarca e il 73% a Singapore, mentre scende al 24% in Belgio e Germania. La ricerca mostra quindi un comportamento ancora fortemente condizionato dalla percezione del rischio e dalla fiducia nelle proprie capacità di investimento.

Il risultato è una persistente preferenza per la liquidità. Per il 52% dei risparmiatori, un fondo di emergenza inferiore a sei mesi di reddito sarebbe sufficiente per affrontare spese impreviste, ignorando la possibilità di ricorrere alle assicurazioni. Molti, inoltre, continuano a mantenere disponibilità liquide superiori, rinviando l’accesso ai mercati dei capitali. Per le pensioni, il tema assume particolare rilevanza: lasciare una quota elevata dei risparmi inattiva può rendere più difficile costruire nel tempo un capitale destinato alla sicurezza finanziaria futura.

Alfabetizzazione finanziaria, la fiducia non sempre coincide con le conoscenze

A incidere sulle scelte non è soltanto la paura di perdere denaro. Un altro elemento centrale è il livello di alfabetizzazione finanziaria. La ricerca evidenzia infatti uno scarto significativo tra la percezione che gli investitori hanno delle proprie competenze e la loro effettiva preparazione.

Il 70% degli intervistati che si definiscono “esperti” non è riuscito a rispondere correttamente a tre domande basilari di alfabetizzazione finanziaria. Il divario riguarda anche gli investitori più facoltosi. Questi ultimi mostrano livelli di fiducia superiori, ma soltanto il 36% ha risposto correttamente a tutte e tre le domande. Allo stesso tempo, sono il gruppo che ricorre maggiormente alla consulenza professionale: l’87% si affida a un consulente, contro il 58% degli investitori retail.

In Italia il quadro appare ancora più articolato. Solo il 30% degli investitori si definisce “sicuro” o “esperto”, contro il 37% della media europea. Il 34% si considera invece “principiante”, una quota superiore sia alla media globale del 25% sia a quella europea del 27%. Anche sul fronte delle conoscenze di base gli investitori italiani risultano leggermente indietro: il 43% risponde correttamente a tutte e tre le domande sull’alfabetizzazione finanziaria, rispetto al 47% europeo.

Intelligenza artificiale e influencer cambiano il modo di informarsi

Nel frattempo, le modalità con cui gli investitori cercano informazioni stanno cambiando rapidamente. In un solo anno, l’utilizzo regolare degli assistenti di intelligenza artificiale per ottenere idee o informazioni sugli investimenti è quadruplicato, arrivando al 19% nel 2026. Sette investitori su dieci hanno già utilizzato l’IA come supporto alle proprie decisioni e il 59% di questi dichiara di aver seguito almeno una raccomandazione ricevuta. Il 90% si dice soddisfatto del risultato.

Anche i social media hanno acquisito un ruolo rilevante. Quasi un investitore su due, il 46%, cerca informazioni sugli investimenti attraverso gli influencer. La percentuale raggiunge il 68% in India e il 65% in Brasile, mentre in Europa si ferma al 28% in Francia, al 37% in Spagna e al 40% in Germania.

In Italia il ricorso a queste nuove fonti è più contenuto. Solo il 9% degli investitori cita gli assistenti basati sull’IA, come ChatGPT o Gemini, tra le fonti utilizzate per le proprie decisioni, contro il 15% europeo. Tra gli utilizzatori italiani, l’IA viene impiegata soprattutto per generare idee o strategie di investimento, spiegare concetti finanziari e verificare la validità di un’opinione.

Gli influencer sono invece una fonte per il 33% degli investitori italiani. Il 41% di chi li utilizza dichiara di avere preso una decisione di investimento sulla base delle loro indicazioni, contro il 49% europeo e il 56% globale.

In Italia previdenza complementare ancora indietro, consulenza decisiva

I dati italiani evidenziano infine un problema specifico sul fronte delle pensioni. Gli investitori italiani prevedono che il 38% del proprio reddito pensionistico deriverà dalla previdenza pubblica, una quota leggermente superiore alla media europea del 34%. Un altro 38% dovrebbe arrivare da risparmi e investimenti personali, mentre la previdenza complementare legata al lavoro dovrebbe contribuire per il 24%, al di sotto della media europea del 30%.

Soltanto il 30% degli investitori italiani considera la necessità di costruire risorse per il pensionamento o garantire sicurezza finanziaria nel lungo periodo uno dei principali obiettivi di investimento. Tra questi, il 69% si dichiara molto o abbastanza fiducioso di poterlo raggiungere, contro il 78% europeo.

La consulenza professionale coinvolge comunque il 68% degli investitori italiani, con il 26% che vi ricorre regolarmente e il 42% occasionalmente. Il principale motivo è la possibilità di confrontarsi con una persona di fiducia e validare le proprie decisioni, indicato dal 30% degli intervistati.

“I dati della nostra ricerca confermano un elemento cruciale: in Italia c’è ancora un divario significativo tra la consapevolezza circa l’importanza della previdenza complementare e la capacità di tradurla in azioni concrete”, ha dichiarato Paolo Proli, co-general manager di Amundi SGR. Secondo Proli, “la consulenza professionale svolge un ruolo fondamentale: offre ascolto, orientamento e la serenità necessaria per prendere decisioni informate”.

Fannie Wurtz, vicedirettrice generale e responsabile Clients Group di Amundi, ha sottolineato invece la necessità di favorire l’accesso ai mercati dei capitali. “Disporre di risorse per finanziare la fase di pensionamento diventa una preoccupazione centrale per le famiglie di tutto il mondo”, ha dichiarato, indicando come priorità per il settore il rafforzamento della fiducia, l’educazione finanziaria e la disponibilità di “soluzioni semplici, trasparenti e accessibili”.


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