Nuove tariffe della specialistica, il nodo dei costi per le strutture accreditate


Dal 21 settembre sono in vigore le nuove tariffe massime nazionali per la specialistica ambulatoriale e l’assistenza protesica. Il provvedimento interessa anche le strutture private accreditate che erogano queste prestazioni, dai laboratori ai centri diagnostici e ai poliambulatori. Secondo i rappresentanti delle strutture private accreditate, però, i nuovi rimborsi non sarebbero sufficienti a coprire i costi effettivamente sostenuti per l’erogazione delle prestazioni.

A dare voce alle rivendicazioni della categoria è FederANISAP, la Federazione Nazionale delle Associazioni Regionali o Interregionali delle Istituzioni Sanitarie Ambulatoriali Private. Insieme a UAP (Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Ospedalità Privata), associazione fondata nel 2024 da FederANISAP e altri soggetti, la Federazione rappresenta oltre 27mila strutture private in Italia.

Un iter lungo oltre un decennio

L’iter legislativo ha richiesto tempi lunghi. Dopo oltre un decennio di attesa, a novembre 2024 veniva approvato il Nomenclatore Tariffario della specialistica ambulatoriale. L’anno successivo il documento era stato annullato dal TAR del Lazio. A luglio 2026 è uscita una nuova bozza ministeriale, e qui sono incominciati i conti dell’associazione. Tale aggiornamento viene comunque  giudicato insufficiente a coprire i costi reali sostenuti dalle strutture, evidenziando come la revisione abbia portato ad aumenti solo per una frazione ridotta delle oltre duemila voci interessate. 

Proposta per un modello strutturato a tre livelli

Il superamento della logica delle tariffe sanitarie bloccate per anni e la creazione di un meccanismo di aggiornamento stabile, trasparente e prevedibile rappresentano la richiesta centrale avanzata da UAP assieme a FederANISAP. La riflessione sulla specialistica ambulatoriale investe l’intero funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e la sua capacità di programmazione integrata.

FederANISAP propone un modello di aggiornamento basato su costi, indicizzazione e revisioni periodiche

Nelle posizioni delle associazioni, la sanità privata accreditata viene indicata come parte integrante della rete del SSN e non come un elemento contrapposto alle strutture pubbliche. In questo modello, la responsabilità di guida, la conoscibilità dei bisogni di salute, il controllo della qualità e la definizione delle priorità, devono rimanere sotto la diretta gestione delle istituzioni pubbliche, mentre la capacità produttiva andrebbe pianificata impiegando ogni risorsa disponibile sul territorio.

Per superare queste criticità viene proposto un modello strutturato su tre livelli: 

  • calcolo analitico del costo base per ogni singola prestazione, formulato mediante un lavoro congiunto tra sanità pubblica, strutture accreditate, Regioni e organi tecnici
  • indicizzazione annuale legata a parametri ufficiali, per adeguare tempestivamente i corrispettivi all’inflazione e ai rincari energetici, tecnologici e del personale
  • revisione pluriennale per recepire i progressi tecnologici e le trasformazioni organizzative. 

La mancata valorizzazione di tutte le risorse disponibili, secondo UAP e FederANISAP, ha ripercussioni dirette sulle liste d’attesa e sulla prevenzione. Difficoltà di accesso o esaurimento dei budget erogabili provocano ritardi nei controlli e nelle diagnosi precoci, esponendo i cittadini al rischio di scoperture assistenziali e il sistema a costi successivi più elevati per la cura di patologie avanzate.

La mancata valorizzazione di tutte le risorse disponibili ha ripercussioni dirette sulle liste d’attesa e sulla prevenzione

La prospettiva delineata punta dunque a superare la contrapposizione ideologica tra pubblico e privato in favore di una gestione razionale della capacità diagnostica e terapeutica. L’obiettivo finale consiste nel garantire ai cittadini il diritto alla cura, alla prevenzione e alla continuità assistenziale entro tempi certi, indipendentemente dalla titolarità dell’apparecchiatura o della struttura che eroga il servizio.

I risultati delle analisi sulle tariffe

Per verificare l’impatto del nuovo aggiornamento, FederANISAP ha condotto un’analisi comparativa su 2.040 tariffe. Dallo studio emerge, secondo la Federazione, un disallineamento rispetto all’andamento dell’inflazione:

  • tariffe bloccate e inflazione. Su 2.040 prestazioni analizzate, ben 1.591 (il 78%) rimangono del tutto invariate. Tra le 448 tariffe che registrano un incremento, 156 crescono meno del 4,2%
  • sotto il valore d’inflazione. Complessivamente, 1.748 tariffe su 2.040 (l’85,7%) risultano inferiori al valore che avrebbero raggiunto con una semplice rivalutazione inflazionistica. Solo 292 tariffe (il 14,3%) superano tale soglia
  • variazione mediana nulla. Sebbene il sub-campione delle sole 448 tariffe aumentate registri un incremento mediano del +5,4%, la variazione mediana calcolata sull’insieme totale delle 2.040 prestazioni è pari a zero.

I costi reali di erogazione delle prestazioni

Come sottolineato dal Presidente FederANISAP Valter Rufini, il nodo fondamentale resta l’assenza di un calcolo analitico dei costi reali di erogazione delle prestazioni. In quest’ottica, FederANISAP sostiene la proposta UAP di determinare in modo trasparente il “costo efficiente” delle prestazioni, indicizzandolo annualmente e riservando le analisi strutturali dei costi a revisioni pluriennali.

Valter Rufini

C’è un aspetto fondamentale da sottolineare. Chiarisce Rufini:«Il privato accreditato è parte della rete del Servizio sanitario nazionale: integra il pubblico, non lo sostituisce. Nel 2024 la componente privata ha garantito il 28% dei ricoveri del Servizio sanitario nazionale: circa 2,2 milioni su oltre 7,7 milioni complessivi. A questa attività sono corrisposti 10 miliardi di euro sui 56,5 miliardi di valorizzazione complessiva dei ricoveri».

E prosegue: «Nella specialistica ambulatoriale – per la quale l’ultimo dato disponibile che abbiamo è il 2023 – la componente privata ha erogato il 36,2% delle prestazioni: oltre 291 milioni su più di 804 milioni complessive. La relativa valorizzazione è stata di 4,77 miliardi su 12,75 miliardi: il 37,4%. Sono dati che dimostrano una cosa difficilmente contestabile: la sanità privata accreditata non è una componente accessoria. È una parte strutturale della capacità di cura del Servizio sanitario nazionale. E se una parte così rilevante della capacità del SSN è già nella rete accreditata, la questione non è se utilizzarla. La questione è governarla bene, insieme alla capacità pubblica, sotto una forte regia pubblica».

Le criticità territoriali: patologia clinica e riabilitazione

Rufini mette in luce anche due storiche anomalie operative e organizzative.

La prima riguarda la patologia clinica e la soglia delle 200mila prestazioni: «L’attuale criterio per la definizione dell’attività autonoma (se una singola azienda non raggiunge 200mila prestazioni sanitarie annue, occorre che si accorpi con altre organizzazioni oppure, addirittura, dovrebbe chiudere l’attività) risente di sperequazioni storiche risalenti al passaggio dalle vecchie Mutue al sistema a contratto. La sommatoria del lavoro svolto in origine ha avvantaggiato le strutture convenzionate con più enti, generando differenziazioni strutturali tra piccole, medie e grandi strutture ancora oggi non superate».

La seconda anomalia riguarda terapia fisica e riabilitativa. Rileva Rufini: «Nonostante l’impatto rilevante sulle necessità di cura dei pazienti, il settore della terapia fisica e riabilitativa non è stato ancora convocato né dal Ministero della Salute né dalle Regioni per l’approfondimento e la gestione dei profili assistenziali».


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