Circa 1500 tra ricercatori e tecnologi senza fondi per progressioni di carriera e avanzamenti. La richiesta del Movimento Idonei ex art.15 al ministero: 24 milioni. La protesta durante la «Notte delle ricercatrici e dei ricercatori»
Carriere bloccate al Centro nazionale ricerche (Cnr): circa 1500 tra ricercatori e tecnologi, nonostante siano risultati idonei al concordo bandito tre anni fa per l’avanzamento di carriera, non possono effettivamente «avanzare», perché non ci sono fondi. A denunciare lo stallo è il movimento Idonei ex articolo 15, che nonostante non abbia una connotazione sindacale, sta portando avanti una strenua battaglia per ottenere i diritti degli idonei. A partire dalla protesta simbolica che avrà luogo stasera e domani quando, durante la notte dei ricercatori e delle ricercatrici, i ricercatori idonei porteranno al collo un badge per rappresentare le proprie istanze per promuovere la protesta anche presso i cittadini.
«Non c’è attenzione verso il nostro lavoro- spiega il portavoce Andrea Marchionni – C’è una mancata valorizzazione dell’attività del ricercatore italiano, che già di per sé a livello europeo è meno attrattivo. Ma in più il Cnr vive da circa 25 anni di una sostanziale sottofinanziamento, perché i soldi che vengono dati dal Foe servono quasi esclusivamente a coprire stipendi, aumenti, etc ma per la programmazione e valorizzazione del personale non resta niente».
In realtà nel 2023, dopo un lungo periodo di sostanziale blocco delle progressioni di carriera, protrattosi dal 2010 al 2020, il CNR ha avviato un importante programma di progressioni interne, grazie a un decreto ministeriale che stanziava complessivamente 40 milioni: al CNR erano presenti in quel momento 4214 ricercatori e tecnologi al III livello dei 6152 di tutti gli enti pubblici di ricerca, per questo gli sono stati assegnati circa 4,7 milioni per lo scorrimento della precedente graduatoria e 20,6 per le nuove procedure, con cui sono state realizzate 1.559 progressioni dal III al II livello. Parallelamente, il CNR ha bandito con fondi ordinari le procedure di progressione dal II al I livello. Per poter essere inseriti in graduatoria, era prevista una soglia minima di merito. Al termine delle selezioni hanno superato questa soglia circa 1.500 ricercatori e tecnologi, oltre ai 1.559 vincitori, risultando idonei ma non vincitori esclusivamente per limiti di finanziamento. Ed è qui che si è verificato il «corto circuito»: pur godendo di autonomia finanziaria, il CNR non dispone di risorse interne sufficienti per lo scorrimento integrale delle graduatorie. Quanti soldi servirebbero? Secondo le stime del Movimento Idonei Art. 15, il costo annuo necessario per lo scorrimento integrale delle graduatorie è pari a circa 24 milioni di euro a valere sul FOE.
Emblematico il caso di Antonello Pasini, 66 anni, fisico del clima nonché primo ricercatore del Cnr: «Il primo marzo andrò in pensione, sono un climatologo, ho un retroterra culturale di ricerca scientifica ampia, mi occupo di Ia sul cambiamento climatico da diversi anni, ho pubblicato lavori pionieristici sul tema, sono considerato un top scientist nella classifica Neural Networks, ho un profilo insomma di alto livello a livello scientifico, e intervengo spesso in trasmissioni o articoli portando il nome del Cnr in rilievo. Sono risultato idoneo a questo concorso, ma mi hanno detto che non c’erano i soldi per farmi alzare di livello. La cosa paradossale è che spesso ci sono riconoscimenti al di fuori del Cnr: ad esempio sono stato nominato ufficiale al merito della Repubblica da Mattarella quest’anno per motivi scientifici, eppure con il Cnr non sono avanzato di un livello. C’è anche un aspetto economico: ho uno stipendio che già di base è la metà dei colleghi europei, e almeno il passaggio di livello compenserebbe in piccola parte queste differenze pecuniarie».
Il Movimento chiede pertanto al Ministero dell’Università e della Ricerca e al Parlamento di prevedere uno specifico stanziamento nella prossima Legge di Bilancio. «La richiesta non riguarda soltanto la valorizzazione di ricercatori e tecnologi che hanno già dimostrato il proprio merito attraverso procedure selettive- spiega Marchionni- È una richiesta di investimento nella capacità competitiva del sistema nazionale della ricerca. L’Italia investe in ricerca e sviluppo appena l’1,4% del PIL, a fronte di oltre il 2% della Francia e di quasi il 3% della Germania. Nonostante questo, la ricerca italiana dimostra una straordinaria capacità di competere a livello europeo. Dal 2021 l’Italia ha infatti ottenuto circa 2,8 miliardi di euro da Horizon Europe, collocandosi al terzo posto per numero di proposte presentate, ma solo al quinto per fondi acquisiti, contro i 5,6 miliardi della Germania e i 3,6 della Francia. E il CNR rappresenta uno dei principali motori di questa capacità competitiva: circa il 49% del FOE è integrato da finanziamenti esterni, sono attivi 575 progetti Horizon Europe e il CNR è host institution di 22 progetti ERC. Oltre 500 ricercatori e tecnologi dell’Ente figurano inoltre nella classifica internazionale “Top 2% Scientists 2024”».
Ma c’è anche un problema di «ritorno» di investimenti: perché il paradosso è che, meno investe l’Italia nei suoi ricercatori, meno riceve «in cambio»: il valore medio di un progetto Horizon Europe per partecipante italiano è infatti di circa 383.000 euro, contro i 570.000 euro di un partecipante tedesco. Il diverso costo del personale incide infatti sulla quota di costi rendicontabile: a parità di competenze, attività e risultati scientifici, il minore costo della manodopera italiana determina un minore valore finanziario dei progetti europei. «In questo quadro, i 23,6 milioni di euro annui, necessari per lo scorrimento integrale delle graduatorie, rappresentano un investimento mirato sul capitale umano del CNR- spiegano ancora dal Movimento- Riconoscere il valore professionale di ricercatori e tecnologi significa non solo valorizzare chi già produce conoscenza, innovazione e tecnologie, ma anche rafforzare la capacità del Paese di attrarre risorse europee e trasformare l’eccellenza scientifica italiana in maggiore ritorno economico per il sistema nazionale della ricerca».
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