Assicurare la vita su questo Pianeta al 3000


ecologia
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Luigi Idili ha pubblicato un manuale di teoria e pratica verso una transizione ecologica, giusta e pacifica. Perché crisi climatica, perdita di biodiversità, disuguaglianze e guerre non sono problemi separati e la transizione ecologica, per funzionare, deve essere anche giusta e pacifica

Guardare al 3000 per decidere meglio che cosa fare oggi. È la provocazione, ma soprattutto il cambio di prospettiva, da cui parte Agenda 3000 – Manuale di teoria e pratica verso una transizione ecologica, giusta e pacifica, il libro di Luigi Idili (Edizioni La traccia Buona 2026 – Pagine: 368 – prefazione di Mario Biggeri e Tiziano Distefano – 19 euro).

Vale la pena partire proprio dall’autore per comprendere la natura del libro. Idili è economista, vive a Firenze ed è dirigente della Pubblica Amministrazione: attualmente è responsabile del Settore Programmazione e finanza locale della Regione Toscana e referente della strategia regionale di sviluppo sostenibile.

Ma la sua esperienza attraversa anche il Terzo settore, la cooperazione internazionale, la finanza etica e l’ambientalismo: è stato presidente di Mani Tese, è tra i fondatori di Banca Etica ed è oggi socio e volontario del Wwf.

Non stupisce quindi che Agenda 3000 nasca dall’incrocio tra ricerca, politiche pubbliche e impegno civile e cerchi di mettere in relazione mondi che troppo spesso affrontiamo separatamente.

La domanda da cui parte è enorme ma molto concreta: come possiamo costruire un futuro sicuro, giusto e pacifico per l’umanità mentre aumentano crisi climatica, perdita di biodiversità, disuguaglianze e conflitti armati?

La risposta di Idili è che non possiamo affrontare questi problemi uno alla volta. Quella che stiamo vivendo è una vera crisi di civilizzazione e richiede una trasformazione culturale, economica e istituzionale.

Per costruire questa lettura sistemica il libro attraversa la ricerca sui limiti planetari, i rapporti dell’Ipcc, l’economia ecologica e gli studi sulla giustizia globale, mettendo in relazione questione ambientale, sociale e pace.

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Perché proprio Agenda 3000?

Il riferimento all’anno 3000 non significa naturalmente immaginare che occorrano mille anni per cambiare il nostro modello di sviluppo.

Serve, piuttosto, a liberarci dalla dittatura del breve periodo: dalle scadenze elettorali, dalle congiunture economiche e dalla difficoltà di assumere oggi decisioni i cui benefici maggiori saranno raccolti dalle generazioni future.

Il punto di partenza è il riconoscimento di un binomio inscindibile tra Umanità e Pianeta Terra. In ottica One Health (anche se il libro non cita direttamente questo presupposto).

Non possiamo più considerare economia, società e natura come sistemi indipendenti: le società umane modificano il Sistema Terra e, contemporaneamente, clima ed ecosistemi delimitano lo spazio entro il quale può svilupparsi la nostra vita.

Agenda 3000 richiama volutamente l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, ma ne dilata enormemente la prospettiva temporale. Guardare così lontano significa introdurre nelle decisioni di oggi il principio della giustizia intergenerazionale.

Una transizione ecologica che sia anche giusta e pacifica

È probabilmente questo il cuore politico e culturale del libro. Idili mette insieme tre paradigmi: sviluppo sostenibile, sviluppo umano e sicurezza umana. Ne deriva una transizione definita con tre aggettivi che diventano inseparabili: ecologica, giusta e pacifica.

Ecologica perché occorre riportare progressivamente le attività umane entro i limiti planetari; giusta perché questo processo deve contemporaneamente contrastare disuguaglianze e vulnerabilità; pacifica perché nessuna transizione globale è realisticamente possibile senza cooperazione tra Stati e senza un sistema multilaterale capace di funzionare.

È un’impostazione particolarmente attuale. Mentre il ritorno dei nazionalismi e delle guerre sposta risorse e attenzione verso la sicurezza militare, Agenda 3000 rimette al centro la sicurezza umana, nella quale entrano la tutela delle persone, degli ecosistemi e dell’umanità nel suo insieme.

La tecnologia non basta

C’è poi una questione che interessa direttamente la transizione ecologica. Innovazione tecnologica e mercato sono strumenti indispensabili, ma non possono essere considerati la soluzione.

Se la transizione viene affidata esclusivamente a nuove tecnologie e meccanismi economici, senza intervenire sulle strutture che producono disuguaglianza e pressione sugli ecosistemi, rischia di creare nuove tensioni sociali. Per Idili occorrono quindi trasformazioni più profonde dei sistemi culturali, economici e istituzionali.

Il ragionamento investe inevitabilmente anche il modello economico. Il paradigma della crescita indefinita viene messo in discussione a favore di un’economia che riconosca di essere immersa nella natura e quindi dipendente dai sistemi biofisici che rendono possibile la vita.

Entrano così nel ragionamento l’economia ecologica, i modelli post-growth, il superamento del Pil come principale indicatore del successo di un Paese e il concetto di ricchezza inclusiva, capace di considerare, oltre al capitale economico, quello umano e naturale.

Ma, alla fine: cosa possiamo fare noi?

Dopo avere ragionato di Sistema Terra, istituzioni internazionali, economia e governance globale, il libro cambia scala. Ed è forse qui che Agenda 3000 diventa più interessante anche per chi non si occupa professionalmente di questi temi.

La domanda finale è semplicissima: Cosa possiamo fare noi? Quel noi non identifica soltanto i singoli cittadini. Comprende comunità locali, imprese, amministrazioni, organizzazioni, città, università e centri di ricerca.

Le azioni individuali acquistano infatti maggiore efficacia quando si collegano alle trasformazioni sistemiche e alle reti della cittadinanza globale.

Non a caso Agenda 3000 non vuole essere soltanto un saggio, ma un manuale di teoria e pratica. Il volume è accompagnato da un sito dedicato che raccoglie materiali di approfondimento, aggiornamenti, fonti scientifiche e strumenti per la formazione e la cittadinanza attiva.

Il messaggio che resta dopo queste 368 pagine è allora piuttosto netto: il futuro non è semplicemente qualcosa che arriverà. È qualcosa che stiamo costruendo attraverso le decisioni prese oggi.

E spostare lo sguardo dal 2030 al 3000 non significa rimandare la transizione. Significa esattamente il contrario: capire quanto siano urgenti le scelte del presente.

Crediti immagine: Depositphotos




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