Investire nel futuro del Paese: previdenza complementare collettiva | The European House


La previdenza complementare in Italia consta in un patrimonio che sfiora i 227 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto al 2016, e un sistema che a giugno 2026 conta 11 milioni di iscritti e 12,2 milioni di posizioni in essere. In aggiunta, i fondi pensione negoziali e preesistenti mobilitano complessivamente oltre 158 miliardi di euro di risorse destinate alle prestazioni.

Questo è il quadro delineato nel Rapporto “Investire nel futuro del Paese: il ruolo della previdenza complementare collettiva“, in occasione dell’evento di anteprima dell’omonimo Osservatorio e Piattaforma di confronto lanciato da TEHA Group e Assofondipensione il 24 settembre 2026 a Roma. L’evento di presentazione è stato realizzato grazie al supporto di BFF Securities Services ed Eurizon Asset Management.

Un sistema-Paese chiamato a investire di più e con un orizzonte più lungo

Lo Studio nasce per esplorare il ruolo che la previdenza complementare collettiva può assumere in un momento di profonda trasformazione. L’invecchiamento della popolazione, la crescente discontinuità delle carriere lavorative e la pressione sul “primo pilastro” (il sistema previdenziale pubblico obbligatorio) rafforzano la funzione di protezione previdenziale dei fondi negoziali; parallelamente, la debole crescita dell’economia italiana e i crescenti fabbisogni di investimento in infrastrutture, energia, innovazione e sicurezza accrescono l’importanza del capitale di lungo periodo. Il Rapporto quantifica in almeno 70 miliardi di euro all’anno il fabbisogno che l’Italia dovrebbe destinare a questi ambiti strategici.

In questo scenario, i fondi pensione negoziali assumono una duplice valenza: costruiscono il reddito pensionistico futuro degli aderenti e, attraverso la gestione professionale del risparmio, possono concorrere alla mobilitazione di risorse verso investimenti compatibili con orizzonti pluriennali. Il Rapporto sottolinea, tuttavia, che questa seconda funzione resta subordinata a un principio fondamentale: le risorse gestite appartengono agli aderenti e la finalità primaria dei fondi rimane previdenziale, nel rispetto dell’interesse esclusivo dell’aderente, del principio della persona prudente e di un adeguato rapporto tra rischio e rendimento.

Un sistema che già oggi sostiene concretamente lavoratori e famiglie

Il modello dimostra oggi una solida funzione sociale. Nel 2025 i fondi negoziali e preesistenti hanno erogato complessivamente oltre 9,5 miliardi di euro tra prestazioni in capitale, rendite integrative anticipate, anticipazioni, riscatti e rendite, con una crescita del 43% delle somme erogate dai fondi negoziali negli ultimi cinque anni.

La contrattazione collettiva, che integra la contribuzione individuale con quella del datore di lavoro, favorisce inoltre economie di scala: a fine 2025 l’Indicatore Sintetico dei Costi medio dei fondi negoziali si attestava allo 0,35%, contro l’1,23% dei fondi aperti e l’1,83% dei PIP.

La sfida è ampliare la partecipazione

Il principale margine di miglioramento riguarda la copertura. Il tasso medio di partecipazione alla previdenza complementare è pari al 39,8%, scende al 33,2% tra i lavoratori di 15-34 anni e al 36% tra le donne, contro il 43% degli uomini; considerando i soli contribuenti attivi, la quota si ferma al 27,6%. Sono proprio le fasce con maggiore bisogno di integrazione previdenziale – giovani, donne e lavoratori con carriere discontinue – a presentare i livelli di adesione più bassi.

Il tema assume rilievo crescente alla luce delle dinamiche demografiche: nel 2025 gli over-65 rappresentano il 24,7% della popolazione italiana e, secondo le proiezioni del Rapporto, entro il 2040 la popolazione in età lavorativa potrebbe ridursi di 4,2 milioni di persone. L’integrazione con la previdenza complementare potrebbe innalzare il tasso di sostituzione della pensione pubblica di circa 12,1 punti percentuali.

Più scala, più capacità di investimento di lungo periodo

Sul fronte degli investimenti, 43,9 miliardi di euro, pari al 19,3% del patrimonio complessivo, sono oggi riconducibili a investimenti domestici, mentre circa il 40% degli investimenti azionari dei fondi negoziali e preesistenti è già diretto verso comparti strategici come tecnologie digitali, sanità, energia e utilities.

Il confronto internazionale, con i casi di Francia, Danimarca e Paesi Bassi e l’esperienza di PensionDanmark nella nascita di Copenhagen Infrastructure Partners, conferma che elevata copertura previdenziale e capacità di investimento di lungo periodo possono crescere insieme, a condizione di disporre di un’architettura di mercato adeguata.

Sette direttrici per una nuova fase di sviluppo

Per accompagnare questa evoluzione, il Rapporto individua sette linee di azione:

  1. la portabilità del contributo datoriale
  2. la flessibilità dei percorsi Life Cycle
  3. la proporzionalità del sistema sanzionatorio e degli oneri di vigilanza
  4. l’ampliamento dell’adesione
  5. il rafforzamento dell’educazione e dell’orientamento previdenziale
  6. gli strumenti per rendere più investibile l’economia reale italiana
  7. una maggiore stabilità del quadro regolatorio europeo.

Tre scenari “what if” quantificano il potenziale di crescita del sistema. Nello scenario inerziale, il tasso medio di adesione ai fondi negoziali raggiungerebbe il 51,7% nel 2040, generando 8,7 miliardi di euro di contributi aggiuntivi cumulati. Lo scenario “Policy 2030”, che concentra gli interventi sui fondi con adesione inferiore al 30%, porterebbe l’adesione al 50% già nel 2032 e al 79,4% nel 2040, con 18,9 miliardi di euro di contributi aggiuntivi cumulati, oltre il doppio rispetto allo scenario inerziale. Lo scenario teorico di piena adesione entro il 2030 attiverebbe invece 23,7 miliardi di euro già a quella data, pur restando un’ipotesi estrema che richiederebbe una robusta architettura amministrativa e contrattuale.

“La previdenza complementare collettiva ha dimostrato negli anni di essere una componente solida e concreta del sistema di welfare italiano”, dichiara Giovanni Maggi, Presidente di Assofondipensione, sottolineando come la contrattazione collettiva resti un elemento fondamentale per coniugare tutela, contribuzione datoriale, efficienza e rappresentanza degli aderenti.

Per Lorenzo Tavazzi, Senior Partner e Responsabile dell’Area Scenari e Intelligence di TEHA Group, “esiste ora l’opportunità di compiere un ulteriore salto di scala, rafforzando contemporaneamente sicurezza previdenziale e capacità di investimento di lungo periodo”, mantenendo la priorità sull’interesse dell’aderente.

Il Rapporto propone in sintesi una visione della previdenza complementare collettiva come infrastruttura collettiva della sicurezza sociale e dello sviluppo del Paese, fondata su cinque pilastri: contrattazione e rappresentanza collettiva, tutela dei lavoratori nel tempo, investimento paziente, semplicità e prossimità verso gli aderenti, governance trasparente e responsabile. L’Osservatorio proseguirà come piattaforma permanente di confronto, con l’obiettivo di accompagnare l’evoluzione del secondo pilastro (il sistema di previdenza professionale) e contribuire alla costruzione di un sistema capace di unire tutela previdenziale, inclusione, fiducia e sviluppo di lungo periodo. Il prossimo evento è previsto a febbraio 2027.




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