Elezioni rettore Uniurb, l’intervista a Boccia Artieri: “Rinnovamento, competitività e semplificazione”


di Nicole Ciotti

URBINO – “La mia idea è far respirare il mondo dentro Urbino e far respirare Urbino nel mondo”: il progetto di università di Giovanni Boccia Artieri, sviluppato dal candidato al rettorato nel suo articolato programma, è già contenuto in molti suoi aspetti in questa semplice frase. Un ateneo pensato come un essere vivente, integrato profondamente nel contesto territoriale e globale, e sempre necessariamente in movimento.

Sociologo e studioso, oggi a Urbino Boccia Artieri, classe 1967, è professore ordinario di Sociologia della comunicazione e dei media digitali e docente di Comunicazione pubblicitaria linguaggi digitali. In particolare si occupa di processi di mediatizzazione, con un focus sulla digitalizzazione e le culture partecipative civiche e politiche. Per l’Ateneo è anche prorettore alla Didattica, Comunicazione Interna ed Esterna e dirige il Centro LaRiCA – Laboratorio di Ricerca sulla Comunicazione Avanzata. Dal 2024, è membro del Comitato sull’intelligenza artificiale di AgCom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni).

Figura di riferimento per Uniurb, è uno dei tre candidati alla carica di rettore per il nuovo mandato 2026-2032, insieme a Berta Martini, professoressa ordinaria di Didattica e pedagogia speciale e direttrice del Dipartimento di Studi Umanistici, e Marco Rocchi, professore ordinario di Statistica medica e direttore del Dipartimento di Scienze biomolecolari.

In vista dello scadere del sessennio di Giorgio Calcagnini e delle prossime elezioni, previste per l’1 e il 2 ottobre, il Ducato ha intervistato Giovanni Boccia Artieri.

Se dovesse individuare un tema cardine del suo programma, quale sarebbe?

“La priorità è garantire e proiettare l’immagine di un’università pubblica, autonoma e capace di crescere. Crescere significa definire azioni concrete per comprendere cosa vogliamo essere da qui a dieci anni, affrontando con una visione strategica d’insieme i tempi di complessità che ci attendono”.

Quali sono i tre problemi principali di Uniurb che richiedono una soluzione prioritaria?

“Credo possano individuarsi tre snodi fondamentali: rinnovamento dell’offerta formativa, competitività nella ricerca e semplificazione amministrativa. Parlando dell’offerta formativa, dobbiamo renderla più solida e attrattiva, sia per i bacini regionali sia a livello internazionale. In quest’ottica ho strutturato il progetto dell’Urbino International College, per sviluppare ancora di più l’internazionalizzazione (penso a doppi titoli, titoli congiunti, visiting professors, Erasmus), guidata dall’idea di far respirare il mondo dentro Urbino e Urbino nel mondo.

Per quanto riguarda la competitività nella ricerca, è necessario diventare più efficaci nel presentare progetti di ricerca che siano finanziabili, supportando le reti di ricerca, potenziando gli uffici dedicati e aumentando la visibilità del lavoro svolto dai nostri ricercatori di ogni livello.

La semplificazione amministrativa è sicuramente uno dei pilastri del mio programma. Semplificare significa liberare energie, rivedendo i processi amministrativi e tecnici con l’ausilio della tecnologia per eliminare le duplicazioni documentali e velocizzare le procedure”.

Tre obiettivi: rinnovamento dell’offerta formativa, competitività nella ricerca e semplificazione amministrativa

Quali iniziative intenderebbe avviare nei suoi primi cento giorni di mandato?

“Ci sono tre interventi su cui intendo attivare subito il lavoro. Sicuramente l’attuazione dell’Urbino International College, con l’avvio di un tavolo istituzionale permanente con il comune, l’Erdis e la Caritas per la gestione preventiva dell’accoglienza, l’incremento dei posti letto per studenti e docenti internazionali, l’organizzazione di eventi d’integrazione e la formazione all’interculturalità per il personale.

In secondo luogo, penso alla risoluzione dei colli di bottiglia amministrativi, creando un gruppo di lavoro sinergico (giuristi, esperti di processo, personale tecnico-amministrativo ed esperti Ict) per individuare le strozzature burocratiche.

La terza iniziativa può essere il lancio dello Smart Campus, un progetto integrato tra spazi e tecnologie per sviluppare l’uso dell’intelligenza artificiale nelle routine quotidiane e per rigenerare i luoghi dell’Ateneo, creando aule moderne e spazi per il tempo libero e la socializzazione gestiti dall’università”.

I tre candidati al rettorato: da sinistra, Berta Martini, Marco Rocchi e Giovanni Boccia Artieri

A proposito di intelligenza artificiale, come pensa di implementarla nell’università bilanciando le opportunità pratiche con il dibattito sui rischi?

“L’integrazione dell’Ia richiede un’altissima consapevolezza e una cultura critica condivisa tra studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo. L’Ia non dev’essere una scorciatoia, ma uno strumento sistematico per sveltire il lavoro routinario e liberare risorse per le attività più creative. L’Ateneo conta già sul contributo del proprio Centro interdipartimentale sull’Intelligenza Artificiale per orientare queste scelte in modo sostenibile, anche per l’ambiente. Un esempio pratico riguarda il futuro sito web d’Ateneo: grazie all’Ia potrà diventare multilingue e riorganizzare i contenuti in tempo reale a fronte delle richieste degli utenti”.

Il tema dei trasporti e dei costi degli abbonamenti è molto sentito dagli studenti. Che margine d’azione ha l’università e quali proposte intende portare ai tavoli territoriali?

“Il problema della mobilità vissuto dagli studenti e da chi lavora in università è reale e richiede interventi in molteplici direzioni. L’Ateneo deve svolgere un ruolo di facilitatore ai tavoli istituzionali con Comune, Regione ed enti di trasporto, investendo risorse e idee. Un’occasione interessante da cogliere assolutamente è data dall’attuale discussione del Piano Urbanistico Generale del comune. Nel breve e medio periodo puntiamo su interventi di mobilità sostenibile: progetti di car pooling, car sharing e formule di abbonamento calmierato e integrato, coinvolgendo direttamente le rappresentanze studentesche. Nel lungo periodo, l’università farà la sua parte per superare l’isolamento infrastrutturale della città”.

Il problema della mobilità è reale. L’Ateneo deve cogliere l’opportunità del Pug e dialogare con le istituzioni

Un nodo fondamentale riguarda gli alloggi, in particolare la qualità di quelli privati nel centro storico. Come pensa di intervenire?

“Anche la risposta a questo problema risiede nel rafforzamento del lavoro interistituzionale, tra Università, comune e associazioni di categoria del settore immobiliare. Triangolando tra queste parti l’Ateneo può farsi promotore per definire standard di qualità e calmierare i costi di locazione, incontrando l’interesse sia degli studenti sia degli stessi proprietari. Si tratta di un tema strategico che rientra pienamente nel dibattito del Piano Urbanistico Generale”.

Urbino come area interna vive un dibattito relativo all’attrattività. Come valorizzarla con l’obiettivo di trattenere i talenti sul territorio?

“La forza di Urbino sta nell’essere un’università “a chilometro zero”, dove la prossimità fisica garantisce un’elevata qualità delle relazioni umane tra studenti, docenti e personale. Per passare dall’attrazione al trattenimento dei talenti, occorre creare condizioni lavorative e di vita stabili sul territorio. Credo infatti sia una responsabilità civica dell’università far sì che Urbino non sia un luogo di solo transito. Nel pratico, il programma prevede il sostegno alle associazioni e alle startup, la realizzazione dell’incubatore delle professionalità e la connessione diretta tra offerta formativa, ricerca e tessuto produttivo locale per favorire l’occupazione post-laurea”.

Qual è la sua visione sulla didattica online e qual è la sua posizione rispetto alla concorrenza delle università telematiche?

“La didattica blended (mista) è uno strumento per rispondere a esigenze specifiche, come quelle degli studenti lavoratori e quelle di chi fatica a conciliare i tempi dello studio con i tempi della vita. Dire online non significa snaturarsi, trasformarsi in un’università telematica o abbandonare la didattica in presenza, che rimane il nostro valore fondante. Le telematiche intercettano un bisogno a cui l’università statale deve saper dare risposte pubbliche e di qualità. La vera sfida per gli atenei pubblici non è temere la concorrenza, ma offrire maggiore flessibilità ed efficienza senza rinunciare alla ricchezza dell’esperienza di campus”.

Dire ‘online’ non significa snaturarsi, ma offrire maggiore flessibilità ed efficienza

L’aumento degli studenti internazionali ha evidenziato alcune criticità burocratiche relative a visti e permessi. Come si può intervenire per agevolare il loro percorso?

“Stiamo mettendo in campo risposte strutturate per guidare e non subire i flussi internazionali. L’idea sarebbe quella di partire già il prossimo anno con l’anticipo dei tempi di immatricolazione, con l’apertura delle domande già a novembre con una prima chiusura a maggio, che consentirà di richiedere in anticipo visti e alloggi Erdis. È già avviato un progetto che coinvolge personale dedicato che affianca gli studenti stranieri nelle pratiche burocratiche. Penso poi ad accordi strategici internazionali per lo sviluppo di progetti mirati con paesi selezionati per programmare e facilitare i percorsi fin dall’origine”.

Cosa s’intende nel programma per “Spazi per crescere” e come pensa rispondere alla richiesta di luoghi di aggregazione interni all’università?

“Si tratta di rigenerare gli spazi esistenti nei palazzi universitari (come il complesso Volponi), allestendo zone lounge, aree studio individuali e collettive e punti di ricarica con arredi funzionali a basso costo. Propongo inoltre l’estensione degli orari di apertura e nei fine settimana, sperimentando forme di autogestione e autoresponsabilizzazione con le associazioni studentesche. Infine, un obiettivo è abbattere i muri tra università e città: condividere eventi culturali, utilizzare la Sala Cinema Volponi per proiezioni pubbliche e portare momenti universitari (come gli Open day) in spazi cittadini come La Data”.

Vogliamo abbattere i muri tra università e città

La sostenibilità ambientale è un tema centrale nel suo programma, in cui propone anche la creazione di un Green Office. Quanto è sostenibile oggi Uniurb e come intende sviluppare questo percorso?

“L’Ateneo ha già avviato da tempo un percorso virtuoso sulla sostenibilità, affrontando anzitutto i problemi strutturali e il contenimento dei consumi energetici. Proporre l’istituzione di un Green Office significa assumere un impegno determinato che vada oltre la semplice delega politica o l’assegnazione di un prorettorato. L’obiettivo è quello di portare la cultura ambientale in modo granulare in ogni gesto dell’Ateneo. Un esempio pratico è la redazione di un “manuale del convegno sostenibile”, per valutare e ridurre l’impronta ecologica di ogni evento promosso dall’università. Intendiamo operare su due livelli: da un lato promuovere la consapevolezza nelle routine quotidiane, dall’altro continuare a intervenire in modo strutturale sulle infrastrutture”.

Quali strategie intende adottare per sostenere la ricerca, anche alla luce delle scadenze dei fondi Pnrr e del rischio precariato?

“La fine dei finanziamenti Pnrr pone un problema serio di precariato, poiché ha generato molti posti di lavoro a termine che rischiano ora di scaricarsi sui ricercatori più giovani. Per affrontare questa sfida occorre muoversi su due livelli: a livello nazionale, condurre battaglie tramite la Crui (Conferenza dei Rettori) per ottenere dal Ministero misure di stabilizzazione; a livello interno, invece, servono strategie chiare. I vincoli normativi sulla spesa per il personale impongono di far crescere la ricerca aumentandone l’attrattività e la capacità di vincere bandi competitivi soprattutto internazionali. Per farlo, occorre investire nell’Ufficio ricerca e supportare i docenti nella creazione di reti internazionali. In questo senso, la dimensione di Urbino rappresenta un grande vantaggio: la prossimità delle relazioni offrono il contesto ideale per costruire reti internazionali, attrarre studiosi dall’estero e permettere ai giovani di realizzare i propri progetti scientifici”.




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม