S&P: banche europee ancora solide, prestiti in crescita e Npl contenuti. Ma pesano rischi geopolitici, cyber e concorrenza delle fintech.
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Le principali banche europee continuano a presentare bilanci solidi e una buona redditività, pur in un contesto appesantito da tensioni geopolitiche e incertezze sui mercati finanziari. È il quadro tracciato da un nuovo rapporto di S&P Global Ratings, una delle principali agenzie internazionali di rating, che valuta l’affidabilità creditizia di Stati, banche e imprese quotate e non quotate.
S&P: outlook positivo per oltre un quinto dei grandi gruppi
Nel documento, S&P evidenzia che il 22% del campione delle prime 100 banche europee analizzate presenta un outlook positivo. Con outlook si indica la prospettiva di medio termine sul rating di un emittente: un giudizio che, pur non essendo un voto vero e proprio, segnala se la valutazione potrà essere confermata, migliorare o peggiorare nei prossimi anni.
Secondo l’agenzia, il settore nel complesso mostra ancora buona capacità di generare utili, anche grazie alla dinamica dei tassi d’interesse, e mantiene una struttura patrimoniale considerata solida rispetto agli standard regolamentari vigenti in Europa.
Prestiti in aumento e sofferenze bancarie sotto controllo
Un passaggio centrale del rapporto riguarda l’andamento del credito. S&P ricorda che i prestiti sono in aumento, segno che il sistema continua a svolgere il proprio ruolo di finanziamento all’economia reale – famiglie e imprese – nonostante il contesto complesso.
Al tempo stesso, i crediti in sofferenza restano, secondo l’agenzia, «contenuti». Con crediti in sofferenza (i cosiddetti Npl, non performing loans) si intendono i finanziamenti che i debitori non riescono più a rimborsare in modo regolare e che per le banche rappresentano una voce di rischio e potenziali perdite a bilancio.
S&P ritiene che eventuali perdite su alcuni portafogli specifici possano essere «facilmente assorbite» dagli istituti, grazie alla solidità complessiva dei conti. Un elemento che, per gli investitori e gli analisti, è indicativo della capacità delle banche di resistere a shock circoscritti senza compromettere la propria stabilità.
Geopolitica, mercati e cyber-risk tra i principali fattori di rischio
Accanto agli elementi di forza, il rapporto mette però in fila alcuni rischi che potrebbero pesare sulle prospettive del comparto bancario europeo. S&P richiama innanzitutto la possibilità di una correzione dei mercati finanziari, cioè un calo significativo dei prezzi di azioni e obbligazioni dopo i rialzi registrati negli ultimi anni. Un’eventuale correzione può ridurre i ricavi da attività di trading, risparmio gestito e investiment banking, oltre a incidere sul valore dei portafogli titoli detenuti dalle banche.
L’agenzia sottolinea poi i rischi geopolitici, che comprendono tensioni internazionali, conflitti regionali e sanzioni economiche. Questi fattori possono influire sulla crescita economica, sugli scambi commerciali e sulla fiducia di imprese e famiglie, con possibili effetti indiretti sulla qualità del credito e sulla domanda di finanziamenti.
Un altro fronte sensibile riguarda la sicurezza informatica. Nel rapporto si fa riferimento a un’«insufficiente resistenza contro le minacce cyber e dell’It» da parte di alcune realtà del settore. Per un istituto di credito, un grave attacco informatico può tradursi in interruzioni operative, costi straordinari, danni reputazionali e, nei casi peggiori, in perdite economiche dirette.
Digitalizzazione e intelligenza artificiale: il rischio di un settore a due velocità
S&P evidenzia inoltre il tema della digitalizzazione e dell’adozione dell’intelligenza artificiale (Ia). Secondo l’agenzia, una possibile incapacità di alcune banche a innovare, a digitalizzare i processi e a integrare l’Ia nei propri modelli operativi potrebbe accentuare le differenze di performance all’interno del comparto.
La trasformazione digitale, nel settore bancario, significa spostare sempre più servizi su canali online e mobile, automatizzare attività interne (come la valutazione del rischio di credito) e utilizzare l’intelligenza artificiale per analizzare grandi quantità di dati, migliorare l’offerta commerciale e rafforzare i controlli sui rischi.
Chi non riuscirà a tenere il passo, avverte il rapporto, potrebbe trovarsi con strutture di costo meno efficienti e un’offerta meno competitiva, con conseguenze negative sulla redditività nel medio periodo.
La sfida delle fintech alle banche tradizionali
Nel documento, S&P indica come esempio le crescenti offerte di banche e società finanziarie fintech in alcuni Paesi. Con fintech si intendono quegli operatori che offrono servizi finanziari ad alta intensità tecnologica, spesso completamente digitali: dai conti correnti online ai pagamenti via app, dai piccoli prestiti istantanei alla gestione del risparmio tramite piattaforme automatizzate.
Secondo l’agenzia, lo sviluppo di queste realtà può incidere sui risultati delle banche tradizionali, erodendo quote di mercato su segmenti specifici (pagamenti, credito al consumo, servizi alla clientela retail) e comprimendo i margini. Per gli istituti più grandi e consolidati, ciò rende ancora più urgente l’aggiornamento dei modelli di business, per non perdere terreno rispetto ai nuovi concorrenti digitali.
Nel complesso, il messaggio che emerge dal rapporto di S&P è quello di un sistema bancario europeo che, pur partendo da una posizione di relativa solidità in termini di capitale, redditività e qualità del credito, deve confrontarsi con un contesto esterno in rapido cambiamento, in cui tecnologia, geopolitica e mercati finanziari rappresentano variabili chiave da monitorare.
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