La crescita nominale dei fondi universitari nasconde una riduzione delle risorse reali per studente. Durante il governo Meloni, gli aumenti dei finanziamenti hanno sostanzialmente compensato l’inflazione, ma non l’ampliamento del numero degli iscritti.
Di quanto crescono i fondi per le università
Tra il 2019 e il 2025 il Fondo di finanziamento ordinario (Ffo), principale fonte di finanziamento pubblico delle università statali, è passato da 7,45 a 9,37 miliardi di euro: un aumento nominale del 25,7 per cento. Ma quanto è cresciuto il finanziamento per studente, una volta tenuto conto dell’inflazione? Per rispondere, esaminiamo l’andamento dei fondi, dei prezzi e degli iscritti. Utilizziamo come riferimento sia il 2019 sia il 2022, così da distinguere l’evoluzione precedente all’insediamento del governo Meloni da quella successiva.
L’analisi considera i finanziamenti e gli iscritti di 60 università statali. È esclusa l’Università di Trento, il cui finanziamento ordinario è a carico della provincia autonoma. Per ciascun ateneo utilizziamo le quote Ffo riportate nei prospetti ministeriali, che comprendono solo una parte delle risorse del fondo nazionale.
Nel campione considerato, tra il 2019 e il 2025 il finanziamento complessivo aumenta del 24 per cento in termini nominali (figura 1, pannello A). Dopo il calo del 2024, nel 2025 torna a crescere, superando il livello del 2023. Al netto dell’inflazione, tuttavia, l’aumento rispetto al 2019 si riduce al 4,1 per cento. Il quadro cambia ulteriormente rapportando i fondi al numero degli iscritti (pannello B): nonostante il lieve recupero del 2025, il finanziamento reale per studente rimane inferiore sia al livello del 2019 sia a quello del 2022.
Figura 1 – Quote Ffo: crescita nominale e risorse reali
L’aumento degli iscritti aiuta a comprendere perché la crescita dei fondi non si traduca in maggiori risorse per studente (figura 2). Tra il 2019 e il 2025, il finanziamento cresce anche al netto dell’inflazione, ma meno del numero degli studenti. Dal 2022, invece, gli incrementi nominali compensano sostanzialmente l’aumento dei prezzi, mentre gli iscritti continuano a salire. Il finanziamento reale per studente diminuisce così del 2,5 per cento. Per mantenere il livello medio del 2022, nel 2025 sarebbero serviti circa 208 milioni di euro aggiuntivi per i 60 atenei, limitatamente alle quote Ffo considerate.
Figura 2 – Variazioni dei fondi e degli iscritti

Cosa succede nei territori
Il calo delle risorse reali per studente è diffuso sul territorio, pur con intensità diverse (figura 3). Il Ffo è ripartito a livello nazionale tra gli atenei; per descriverne l’andamento territoriale, aggreghiamo i finanziamenti e gli iscritti in base alla regione della sede. Tra il 2019 e il 2022 le risorse per studente aumentano in molte regioni, anche nel Mezzogiorno. Nel triennio successivo diminuiscono invece in 15 delle 18 regioni considerate. Le flessioni maggiori si registrano in Umbria e Sicilia, intorno al 9 per cento. Gli aumenti sono limitati a Basilicata, Lombardia ed Emilia-Romagna.
Le differenze territoriali riflettono sia le assegnazioni agli atenei sia l’andamento degli iscritti, senza una netta divisione tra Nord e Sud. La Calabria mostra come le due componenti possano modificare il quadro. Tra il 2019 e il 2022, la crescita dei fondi reali e la diminuzione degli studenti fanno aumentare il finanziamento per iscritto del 10 per cento. Nel triennio successivo, invece, le risorse diminuiscono mentre gli iscritti crescono: il finanziamento reale per studente si riduce del 5,5 per cento.
Figura 3 – Variazione delle quote Ffo reali per studente, per regione

In conclusione, l’aumento del finanziamento ordinario in termini nominali è confermato dai dati, ma non si traduce necessariamente in maggiori risorse a disposizione degli atenei. Nel campione considerato, tra il 2022 e il 2025 gli incrementi nominali hanno sostanzialmente compensato l’inflazione, mentre le risorse reali per studente sono diminuite. Per valutare il sostegno alle università, quindi, il livello nominale del fondo va letto insieme all’andamento dei prezzi e al numero degli studenti che quelle risorse devono sostenere.
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