Con i pagamenti digitali che continuano a crescere a ritmi sostenuti, la sicurezza delle transazioni e la prevenzione delle truffe rappresentano una priorità strategica per il settore finanziario e per le imprese. Sul tema abbiamo raccolto l’opinione di Liliana Fratini Passi, direttore generale di Cbi, infrastruttura tecnologica collaborativa in Italia per l’ecosistema finanziario e bancario, bata su impulso di Banca d’Italia e Abi.
I pagamenti digitali crescono e le frodi restano contenute, ma sui bonifici le perdite possono essere rilevanti. Quali sono oggi i rischi principali?
“Oggi i rischi principali riguardano soprattutto le frodi basate sulla manipolazione del pagatore: phishing, social engineering, sostituzione dell’Iban e impersonificazione di fornitori o soggetti conosciuti. Sono schemi particolarmente pericolosi perché inducono il cliente ad autorizzare in prima persona un pagamento apparentemente legittimo. Secondo i dati di Banca d’Italia il fenomeno resta limitato nel numero, ma può produrre perdite significative: nel secondo semestre 2025 il valore delle frodi sui bonifici ha raggiunto circa 88,7 milioni di euro. Nei pagamenti istantanei, inoltre, la rapidità riduce il tempo disponibile per intervenire. Per questo la sicurezza deve agire prima dell’esecuzione, combinando controlli preventivi, qualità dei dati e collaborazione tra gli operatori”.
Dal 2025 la verification of payee è obbligatoria. Che cosa cambia concretamente per chi fa un bonifico?
“Dal 9 ottobre dello scorso anno, in applicazione dell’Instant Payments Regulation, prima di autorizzare un bonifico si verifica automaticamente la corrispondenza tra il nome del beneficiario e l’Iban indicato. In caso di mancata corrispondenza, il cliente riceve un avviso e può fermarsi, correggere i dati o non procedere. È un passaggio semplice ma decisivo: consente di intercettare un errore o un possibile tentativo di frode prima che il denaro parta”.
Una delle truffe più diffuse per le imprese è quella del “falso fornitore”. In che modo la verifica del beneficiario può prevenirla?
“Nella frode del falso fornitore, il truffatore si presenta come un partner abituale dell’impresa e comunica nuove coordinate bancarie per il pagamento di una fattura. La verifica del beneficiario consente di intercettare l’anomalia prima del pagamento: se il nome del fornitore non corrisponde all’intestatario dell’Iban, l’azienda riceve un avviso e può interrompere l’operazione. Lo stesso rischio si presenta quando l’Iban viene alterato durante la trasmissione di una fattura, per esempio tramite malware o violando una casella e-mail. Anche in questi casi, la mancata corrispondenza rappresenta un presidio essenziale prima che una somma, anche ingente, sia trasferita al destinatario sbagliato”.
Come funziona Cbi Name Check e che cosa succede quando nome del beneficiario e Iban non corrispondono?
“Cbi Name Check è il servizio di verification of payee sviluppato da Cbi per verificare in tempo reale, prima dell’esecuzione di un bonifico, la corrispondenza tra Iban e nome del beneficiario. In caso di mancata corrispondenza, il pagatore riceve un avviso e decide se procedere. Tra ottobre 2025 e agosto 2026 il servizio ha gestito oltre 1,5 miliardi di chiamate; tra il 15 e il 20% delle verifiche proviene da Psp europei. La soluzione comprende inoltre controlli sui pagamenti massivi, sui nomi commerciali dei beneficiari e la funzione Iban lookout, che intercetta gli Iban segnalati come sospetti dalla comunità”.
I bonifici istantanei sono più veloci, ma lasciano anche meno tempo per intervenire in caso di frode. Come si conciliano velocità e sicurezza?
“La sfida non è scegliere tra velocità e sicurezza, ma anticipare la sicurezza. I bonifici istantanei, riducendo il tempo disponibile per individuare un errore, presentavano un tasso di frode più elevato rispetto a quelli ordinari. La verifica del beneficiario sposta però il controllo a monte, prima dell’esecuzione del pagamento: la rapidità non viene quindi sacrificata, ma sostenuta da un presidio più efficace. I dati già indicano un risultato significativo: dopo l’introduzione della verifica, il tasso di frode sui bonifici istantanei è diminuito del 38% rispetto al semestre precedente”.
Cbi è il primo routing and verification mechanism in Italia. Che cosa significa e perché l’interoperabilità a livello europeo è così importante?
“La collaborazione con l’Epc (European Payments Council) nella definizione dello schema verification of payee ha consentito a Cbi di qualificarsi come Routing and verification mechanism: il primo in Italia tra i 62 Rvm europei e tra i primi in Europa per numero di Iban gestiti. Il principio è analogo al roaming delle telecomunicazioni: banche e sistemi di Paesi diversi possono scambiarsi dati e verificare Iban e beneficiari oltre i confini nazionali. L’interoperabilità evita la frammentazione e rende la verifica efficace anche nei pagamenti cross-border”.
Quali sono ora le nuove frontiere nella lotta alle frodi digitali?
“La prossima frontiera è una sicurezza sempre più predittiva e integrata nei pagamenti. Da un lato, l’Agentic AI abilita sistemi capaci di agire in autonomia per gestire pagamenti, monitorare prezzi ed effettuare acquisti, riconoscendo pattern sospetti e combinando IA, biometria e tokenizzazione delle credenziali. Non è uno scenario lontano: il 92% delle banche europee utilizza già soluzioni di IA, soprattutto per la gestione del rischio e la sicurezza. Dall’altro lato, l’euro digitale, oggi in fase di sviluppo e atteso alla prima emissione entro il 2029, richiederà infrastrutture solide e condivise. Un’evoluzione nella quale sarà centrale anche la capacità di costruire piattaforme collaborative, come Cbi Globe, già citata dalla Bce come modello capace di ridurre i costi di compliance per il sistema bancario italiano: innovare significa creare fiducia attraverso regole e standard comuni”.
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