Barbacci: “Fermare per uno o due anni i concorsi e introdurre il doppio canale”


Mettere ordine nel reclutamento prima di avviare nuove procedure, riconoscere il servizio maturato dai precari e trovare un equilibrio tra vincitori, idonei e docenti presenti nelle GPS. È la linea indicata da Ivana Barbacci, segretaria generale della CISL Scuola, nel confronto promosso da Orizzonte Scuola sul precariato.

Per Barbacci, il sistema attuale ha finito per sovrapporre interessi diversi ma tutti legittimi, alimentando una contrapposizione tra categorie che dovrebbe invece essere superata attraverso nuove regole.

“Serve mettere ordine nel sistema”

Il primo punto dell’intervento riguarda la necessità di ricomporre un quadro diventato sempre più complesso.

Dobbiamo davvero sforzarci tutti, per il ruolo di responsabilità che abbiamo ognuno per la propria parte, di fare chiarezza e di mettere ordine in un sistema che purtroppo rischia di tenere in contrapposizione e creare una gara sterile tra interessi legittimi“.

Da una parte, osserva Barbacci, ci sono coloro che hanno affrontato un concorso ordinario, risultando vincitori o idonei. Dall’altra, i docenti che da anni lavorano nelle scuole con contratti a tempo determinato e hanno costruito attorno a quell’attività il proprio percorso professionale.

Ci sono gli interessi delle giovani generazioni, o anche di chi non è più giovane, di tutti coloro i quali si sono misurati con un concorso ordinario, lo hanno vinto o sono stati dichiarati idonei. Ci sono poi gli interessi legittimi di chi per anni ha prestato servizio presso la scuola pubblica“.

Per la segretaria CISL Scuola, dopo un periodo prolungato di lavoro e con un’abilitazione già acquisita, il sistema deve offrire una prospettiva diversa dalla reiterazione dei contratti.

Dopo un periodo in cui, in un luogo di lavoro, hai prestato un meritevole servizio e hai un’abilitazione, deve succedere qualcosa“.

Stop ai nuovi concorsi ordinari

La proposta più netta riguarda una sospensione temporanea dei nuovi bandi, necessaria, secondo Barbacci, per consentire lo smaltimento delle procedure già avviate.

Dobbiamo in questo momento evitare di bandire altri concorsi ordinari. Si è creato un intasamento“.

La segretaria generale usa l’immagine di un incrocio congestionato, nel quale interessi differenti si sovrappongono senza trovare regole capaci di tenere insieme le diverse esigenze.

È come se fossimo in un quadrivio, in una grande città metropolitana, in cui ci sono vari interessi che devono andare verso varie direzioni, ma non trovano le regole che siano rispettose degli equilibri di tutti“.

Da qui l’indicazione di uno stop che potrebbe durare uno o due anni.

La prima cosa che ritengo più utile e più saggia è quella, intanto, di non bandire almeno per un anno, almeno per due anni, concorsi ordinari. In cinque anni, dal 2020 al 2026, ne abbiamo banditi cinque“.

“Chi è idoneo ha piena legittimità a essere assunto”

Sul tema delle graduatorie concorsuali, Barbacci riconosce il diritto degli idonei a poter utilizzare il risultato ottenuto.

Riteniamo che chi comunque risulta idoneo ad un concorso abbia la piena legittimità ad essere assunto, chiaramente dopo i vincitori“.

La segretaria CISL Scuola ricorda che questa possibilità non era inizialmente prevista dalle norme.

Lo abbiamo ottenuto successivamente perché inizialmente la legge non lo prevedeva, sbagliando, perché di fatto non si capisce perché uno debba risultare idoneo e poi questa idoneità non poterla spendere“.

Il ragionamento parte dal superamento delle prove: se una graduatoria prosegue oltre il numero dei posti messi a bando, sostiene Barbacci, chi ha raggiunto l’idoneità deve poter conservare una prospettiva di assunzione.

Se si è scelto di far andare avanti la graduatoria con colleghi che hanno superato le prove, ma magari hanno un punteggio più basso, è giusto che questo avvenga“.

Anche chi ha 36 mesi di servizio deve avere una risposta

Accanto agli idonei, Barbacci richiama però un secondo interesse che considera altrettanto legittimo: quello di chi ha lavorato per anni nella scuola attraverso le GPS.

C’è un altro interesse legittimo a cui va data risposta, che è quello dei colleghi che, dopo 36 mesi, hanno svolto un servizio, hanno preso un’abilitazione, sono nelle graduatorie delle GPS“.

La sospensione dei nuovi concorsi, secondo questa impostazione, dovrebbe servire proprio a intervenire contemporaneamente sui diversi bacini.

Interrompendo i bandi dei prossimi concorsi si possa mettere ordine dando giustizia sia ai vincitori e agli idonei e a chi è negli elenchi regionali dei concorsi ordinari, sia a coloro i quali hanno prestato servizio dentro la scuola e sono stati utili, opportuni, necessari perché hanno tenuto aperte le scuole“.

Il servizio già svolto, aggiunge, non dovrebbe essere considerato un elemento marginale nella valutazione professionale.

“Nella scuola viviamo il precariato come se fosse un disvalore”

Uno dei passaggi centrali dell’intervento riguarda proprio il peso attribuito all’esperienza.

Noi nella scuola viviamo il precariato come se fosse un disvalore. In tutti i posti di lavoro essere stati precari e aver svolto un periodo di esperienza è un valore“.

Barbacci propone per questo una revisione dell’equilibrio tra titoli e servizio nelle graduatorie.

Talvolta nelle graduatorie vale più un master che un anno di servizio. Questo secondo me va cambiato, cioè va dato un diverso equilibrio e una diversa parametrazione rispetto al valore che si può avere avendo un servizio alle proprie spalle“.

Un’esperienza che, nella sua lettura, non rappresenta soltanto un vantaggio per il lavoratore, ma anche una risorsa per gli studenti.

È una condizione di valore non solo per chi lavora, ma anche per chi ha a disposizione quell’insegnante come discente“.

La proposta del doppio canale

Nella parte conclusiva del confronto, Barbacci torna sulla necessità di sospendere temporaneamente i concorsi ordinari e indica nel doppio canale una possibile soluzione strutturale.

Ribadisco un principio. Io sarei del parere che dobbiamo dare uno stop, almeno per un tempo, all’emanazione dei concorsi ordinari ed è la prima cosa che ci consente di fare ordine nelle regole. Dopodiché introdurrei il doppio canale“.

La segretaria generale richiama l’esperienza avviata alla fine degli anni Ottanta.

Noi abbiamo l’esperienza del doppio canale che fu istituita nel 1989 da un ministro dell’Istruzione che si chiamava, e si chiama ancora oggi, Sergio Mattarella”.

Secondo Barbacci, quel sistema riuscì allora a ridurre il disordine nel reclutamento e a dare maggiore stabilità.

Quell’esperienza del doppio canale riuscì a fare ordine e a dare una stabilità e una serie di condizioni anche di garanzia ai lavoratori della scuola e agli studenti“.

Oggi, a distanza di decenni, la situazione richiederebbe però un nuovo equilibrio.

Sono passati 37 anni, le condizioni si sono aggravate drammaticamente. Fermiamoci un attimo, vediamo qual è la situazione, creiamo le condizioni perché gli interessi non si sovrappongano, però facciamo un doppio canale che abbia pesature eque“.

Trasparenza e rinunce alle immissioni in ruolo

Barbacci introduce infine un ulteriore tema: quello delle rinunce alle nomine e della trasparenza delle procedure.

C’è un altro tema importante, che è quello della trasparenza. Quest’anno abbiamo visto molte assunzioni, più degli anni passati, ma con molte rinunce“.

La domanda posta dalla segretaria generale riguarda le ragioni per cui alcuni docenti, dopo aver ottenuto una nomina, decidano poi di non accettarla.

Ci dobbiamo interrogare: perché le persone prima accettano la nomina in ruolo e poi rinunciano?“.

Tra i fattori richiamati c’è anche la distanza della sede assegnata. Per questo Barbacci propone di valutare un meccanismo già utilizzato per le supplenze.

Perché non introdurre anche nelle nomine in ruolo il sistema del ripescaggio che abbiamo già introdotto per quanto riguarda le supplenze?“.

Il meccanismo, nella sua proposta, potrebbe ridurre gli effetti delle rinunce e consentire un nuovo scorrimento delle disponibilità.

Potrebbe essere una formula che ci consente di evitare che i primi siano costretti a scegliere una sede e poi rinunciarvi perché è troppo distante e gli ultimi magari si vedano individuare delle sedi più comode“.

“Serve un’idea unica di reclutamento”

La chiusura dell’intervento torna sul rischio di contrapporre tra loro le diverse categorie del precariato e del reclutamento.

Auspico, a prescindere dalle campagne elettorali, che ci si ritrovi tutti insieme, tutto l’arco parlamentare, verso un’idea unica di reclutamento per la quale non ci si faccia in qualche modo la guerra gli uni con gli altri“.

 


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