Dal computer lasciato in stand-by alla climatizzazione degli ambienti, il lavoro da casa può incidere sulla bolletta più di quanto immaginiamo. Conoscere i consumi della propria postazione e adottare piccoli accorgimenti quotidiani permette di ridurre gli sprechi energetici, migliorare il comfort e rendere lo smart working più sostenibile
Il computer si chiude, ma l’energia continua a scorrere. È il lato oscuro dello smart working che torna d’attualità un tema spesso trascurato: quanto consuma davvero la nostra postazione di lavoro domestica?
Computer, monitor, router, stampanti, docking station e caricabatterie sono diventati strumenti indispensabili per milioni di lavoratori italiani. Eppure, anche quando non li utilizziamo, alcuni di questi dispositivi continuano ad assorbire energia elettrica.
L’efficienza energetica comincia proprio da qui: dalla capacità di riconoscere i consumi invisibili, distinguere quelli necessari dagli sprechi e adottare comportamenti che consentano di utilizzare meno energia senza rinunciare alla qualità del lavoro.
Quanto consuma una postazione di smart working?
Secondo i dati diffusi da Pulsee Luce e Gas, nel periodo compreso tra agosto 2025 e luglio 2026 il consumo medio mensile dei dispositivi elettronici utilizzati per lo smart working ha raggiunto quasi 38 kWh, pari a circa il 15% dei consumi elettrici mensili medi di un’abitazione. Nel mese di marzo è stato registrato un picco superiore a 62 kWh.
Si tratta di valori indicativi, che possono variare sensibilmente in funzione delle apparecchiature utilizzate, delle ore di lavoro e delle abitudini individuali.
Il consumo effettivo dipende, per esempio, dalla scelta tra un computer portatile e uno fisso, dalla presenza di uno o più monitor e dalla necessità di mantenere attive altre periferiche.
Per questo, prima ancora di intervenire sui singoli dispositivi, è importante conoscere il proprio profilo di consumo: misurare l’energia utilizzata permette di individuare dove si concentrano gli sprechi e quali interventi possono produrre i risultati più significativi.
Spegnere davvero il computer: il primo passo contro gli sprechi
Uno dei comportamenti più semplici consiste nell’impostare lo spegnimento automatico del monitor dopo pochi minuti di inattività e la sospensione del computer durante le pause più lunghe.
Attenzione, però, a non confondere lo screensaver con una funzione di risparmio energetico. Come ricorda il programma internazionale Energy Star, il salvaschermo non riduce necessariamente i consumi e, in alcuni casi, può persino impedire al computer di entrare in modalità sospensione.
A fine giornata, invece, è opportuno spegnere completamente le apparecchiature che non devono rimanere operative. Una multipresa con interruttore può aiutare a interrompere l’alimentazione di monitor, casse, stampanti e altre periferiche con un solo gesto, evitando i cosiddetti consumi fantasma.
Secondo i dati forniti da Pulsee, lo stand-by può rappresentare quasi il 20% dei consumi giornalieri della postazione considerata. Una percentuale che invita a prestare attenzione soprattutto alle ore notturne e ai giorni in cui non si lavora da casa.
Il router, invece, richiede una valutazione a parte: se garantisce la connessione a sistemi di sicurezza, dispositivi domotici o altri componenti della rete domestica, potrebbe essere necessario mantenerlo acceso.
Luce naturale, ventilazione e dispositivi efficienti
Una postazione di lavoro sostenibile comincia anche dalla disposizione della scrivania. Posizionarla vicino a una finestra permette di sfruttare la luce naturale, riducendo la necessità di accendere le lampade durante il giorno.
Occorre però evitare i riflessi diretti sullo schermo e regolare la luminosità del monitor in funzione dell’illuminazione ambientale, così da conciliare risparmio energetico e comfort visivo.
Quando la luce artificiale diventa necessaria, le lampadine Led rappresentano una soluzione particolarmente efficiente: secondo Enea, possono consentire un risparmio energetico di circa l’85% rispetto alle tecnologie di illuminazione meno efficienti.
Un altro accorgimento riguarda la ventilazione delle apparecchiature. Lasciare libere le prese d’aria del computer, evitare di appoggiare il portatile su superfici morbide e mantenere pulite le ventole contribuisce a limitare il surriscaldamento.
Quando arriva il momento di sostituire un dispositivo, inoltre, vale la pena considerare la sua efficienza energetica, privilegiando apparecchiature adeguate alle effettive necessità lavorative. Non sempre, infatti, un computer più potente o un monitor più grande rappresentano la soluzione migliore.
Ma attenzione a non trasformare il risparmio energetico in una corsa alla sostituzione delle apparecchiature: prolungare la vita utile dei dispositivi ancora funzionanti, attraverso manutenzione e riparazione, significa anche contenere il consumo di materie prime e la produzione di rifiuti elettronici.
Il vero peso energetico dello smart working? Anche la climatizzazione
Se computer e periferiche rappresentano la componente più evidente dei consumi della postazione domestica, il riscaldamento e il raffrescamento degli ambienti possono incidere in maniera significativa sul bilancio energetico complessivo del lavoro da casa.
Durante l’estate, per esempio, climatizzare soltanto la stanza effettivamente utilizzata permette di evitare consumi inutili. L’impiego di timer e termostati programmabili consente inoltre di adattare il funzionamento degli impianti agli orari di lavoro.
Enea, nella guida alla climatizzazione estiva pubblicata a giugno 2026, suggerisce di privilegiare le soluzioni di raffrescamento passivo prima di accendere i condizionatori, sfruttando schermature solari, ventilazione e caratteristiche dell’abitazione.
Con l’arrivo dell’autunno, la stessa attenzione deve essere rivolta al riscaldamento. Evitare temperature eccessive, utilizzare valvole termostatiche e non ostacolare la diffusione del calore sono accorgimenti utili per ridurre gli sprechi.
Anche il ricambio d’aria deve essere gestito correttamente: aprire le finestre per brevi periodi, evitando di lasciare contemporaneamente in funzione riscaldamento o climatizzazione, permette di conciliare qualità dell’aria interna ed efficienza energetica.
Misurare i consumi per cambiare le abitudini
Ma quanto sono disposti gli italiani a modificare i propri comportamenti per risparmiare energia? Secondo l’ultima rilevazione del Pulsee Luce e Gas Index, il 96% degli intervistati dichiara di aver adottato almeno un accorgimento per ridurre i consumi energetici domestici.
Sette italiani su dieci affermano di aver diminuito i consumi giornalieri prestando maggiore attenzione agli sprechi, mentre il 45% ha spostato alcune attività nelle fasce orarie considerate economicamente più convenienti. Il 40% si affida all’utilizzo di elettrodomestici efficienti e l’87% ritiene fondamentale monitorare con attenzione i consumi di casa.
È proprio il monitoraggio a rappresentare un passaggio importante: senza conoscere quanta energia viene utilizzata, diventa difficile valutare l’efficacia dei comportamenti adottati.
Un semplice misuratore di consumo da collegare alla presa elettrica, per esempio, permette di verificare quanta energia assorbe un dispositivo durante il funzionamento e quando rimane in stand-by.
Esistono anche strumenti digitali che consentono di analizzare le abitudini domestiche. Tra questi, Pulsee propone Energimetro, un servizio accessibile tramite app che stima i consumi dei singoli elettrodomestici e fornisce suggerimenti personalizzati attraverso l’assistente virtuale Elio.
Secondo quanto dichiarato dall’azienda, il servizio può contribuire a ottenere risparmi in bolletta fino al 10%, un risultato che dipende naturalmente dalle abitudini iniziali e dagli interventi effettivamente adottati.
Un ulteriore elemento da considerare è la tariffa elettrica: spostare i consumi in determinate fasce orarie può ridurre la spesa se il contratto prevede prezzi differenziati, ma non comporta necessariamente una diminuzione dell’energia utilizzata.
L’efficienza energetica non finisce alla scrivania
Lo smart working offre anche l’opportunità di ripensare il rapporto tra lavoro, mobilità e consumi energetici.
Lavorare da casa può evitare gli spostamenti quotidiani verso l’ufficio, ma una parte del risparmio energetico ottenuto nei trasporti può essere compensata dai maggiori consumi domestici, soprattutto quando è necessario riscaldare o raffrescare un’intera abitazione per una sola persona.
Per questo motivo, la sostenibilità del lavoro da remoto non dovrebbe essere valutata soltanto attraverso la bolletta elettrica, ma considerando anche le modalità di trasporto evitate, l’efficienza dell’edificio e l’organizzazione degli spazi lavorativi.
La vera sfida dell’efficienza energetica consiste nel ridurre l’energia necessaria a svolgere le nostre attività, senza compromettere il benessere e la produttività.
E il primo passo può essere davvero semplice: prima di lasciare la scrivania, controllare che non rimangano accesi dispositivi di cui non abbiamo più bisogno.
Crediti immagine: Depositphotos
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