Finanza sostenibile: come gli ESG cambiano il credito


La transizione sostenibile sta modificando anche il rapporto
tra imprese e banche. Rischi climatici, investimenti energetici e piani di
transizione entrano sempre più nei processi di valutazione del credito, mentre
per le aziende diventa centrale dimostrare con dati e risultati il proprio
percorso ESG.

Per molto tempo la sostenibilità è stata considerata
soprattutto una questione di reporting: rendicontare le emissioni, pubblicare
un bilancio di sostenibilità, definire obiettivi ambientali e raccontare le
iniziative intraprese.

Oggi, però, il tema sta entrando in un’altra area decisiva
per le imprese: l’accesso al credito.

La transizione energetica richiede infatti investimenti
importanti e una parte significativa delle risorse dovrà arrivare dal sistema
finanziario. In questo scenario, le banche non si limitano a finanziare nuovi
progetti “verdi”, ma devono anche valutare come i rischi ambientali e climatici
possano incidere sulla capacità di un’impresa di restituire un finanziamento.









È un cambiamento che riguarda quindi contemporaneamente finanza,
competitività e gestione del rischio
.

Il clima entra nella valutazione del credito

Un’indicazione particolarmente significativa arriva dalla
Banca centrale europea.

Nell’indagine sul credito bancario relativa al secondo
trimestre 2026, le banche dell’area euro hanno dichiarato che la performance
climatica delle imprese continua a influenzare gli standard di concessione del
credito. Nel periodo luglio 2025-giugno 2026, il rischio climatico ha avuto un
effetto restrittivo sugli standard di credito per le imprese ad alte emissioni,
mentre per le imprese considerate “green” e per quelle impegnate nella
transizione l’effetto è stato rispettivamente pari a -15% e -9% in termini
netti.

Il dato non significa automaticamente che un’impresa
sostenibile ottenga un finanziamento più facilmente. Mostra piuttosto che la
dimensione climatica è ormai entrata nei criteri con cui le banche valutano il
rischio
.

E non riguarda soltanto le emissioni.

La BCE distingue infatti tra rischio di transizione,
legato agli effetti economici del passaggio verso un’economia a basse
emissioni, e rischio fisico, associato per esempio a eventi estremi,
alluvioni o altri fenomeni che possono danneggiare attività, immobili e
infrastrutture.

Nel secondo trimestre 2026 il rischio fisico ha avuto un
impatto restrittivo netto del 14% sugli standard di credito alle imprese,
contro il 10% del rischio di transizione.













La sostenibilità, dunque, non è soltanto una questione
ambientale: diventa anche una variabile finanziaria.

Le imprese italiane stanno investendo, ma il finanziamento resta una sfida

Un’analisi pubblicata da Banca d’Italia nel giugno 2026 ha
studiato proprio il finanziamento degli investimenti ecosostenibili delle
imprese italiane nel periodo 2021-2024.

Il risultato è significativo: poco più di un quarto delle
imprese italiane
ha realizzato investimenti finalizzati a migliorare
l’efficienza energetica oppure ad aumentare l’utilizzo o la produzione di
energia rinnovabile. Si tratta soprattutto delle imprese più grandi e
finanziariamente solide.

La maggior parte degli investimenti è stata finanziata
attraverso risorse proprie, mentre il credito bancario ha avuto un ruolo
maggiore soprattutto per le imprese di dimensioni più piccole.

La stessa ricerca evidenzia però una difficoltà: gli
intermediari possono incontrare problemi nell’integrare le informazioni sulla
sostenibilità dei progetti all’interno dei modelli utilizzati per valutare il
merito creditizio.

È uno dei nodi della transizione.











Da una parte le imprese devono produrre informazioni sempre
più solide sui propri impatti e sui propri investimenti. Dall’altra, le banche
devono trasformare queste informazioni in dati utili alla valutazione del
rischio
.

Non basta dichiararsi sostenibili

Ed è proprio qui che entra in gioco la qualità delle
informazioni.

Una ricerca pubblicata da Banca d’Italia nel febbraio 2026
ha analizzato il possibile impatto del greenwashing sulle politiche di
credito bancario
. Lo studio individua come potenziali greenwasher imprese
che dichiarano basse emissioni ma presentano una reportistica ambientale poco
affidabile.

Secondo la ricerca, nel periodo 2019-2021 queste imprese
avrebbero beneficiato di uno sconto sui tassi dei prestiti bancari, senza però
un effetto significativo sulla quantità di credito ricevuto; dopo la stretta
monetaria del 2022-2023, questo vantaggio si sarebbe progressivamente ridotto
fino ad annullarsi.

Il caso mostra un problema più ampio: se i dati ESG non
sono affidabili, anche la loro utilità per il sistema finanziario diminuisce
.









La sostenibilità diventa quindi sempre meno una questione di
dichiarazioni e sempre più una questione di evidenze: consumi energetici,
emissioni, investimenti, rischi fisici, obiettivi di transizione e risultati
raggiunti.

Le nuove regole chiedono alle banche di gestire i rischi ESG

Il cambiamento non riguarda soltanto le imprese.

Dal 11 gennaio 2026 sono applicabili le linee guida
dell’European Banking Authority sulla gestione dei rischi ESG. Le linee guida
definiscono requisiti per l’identificazione, la misurazione, la gestione e il
monitoraggio dei rischi ambientali, sociali e di governance e prevedono anche
piani destinati a rafforzare la resilienza degli istituti nel breve, medio e
lungo periodo.

Per il settore bancario significa integrare sempre più
questi fattori nei propri sistemi di gestione del rischio.

Il tema è particolarmente rilevante considerando
l’esposizione del sistema bancario all’economia reale. L’analisi della BCE
sottolinea che le banche dell’area euro finanziano una parte molto rilevante
del debito delle imprese non finanziarie e che la loro esposizione alle
emissioni delle aziende resta significativa, soprattutto nei settori
manifatturiero, energetico e dei trasporti.









Il credito può quindi diventare uno dei canali attraverso
cui la transizione economica viene accelerata, ma anche uno degli strumenti
attraverso cui i rischi della transizione vengono valutati.

Il ruolo delle banche nella transizione

È in questo contesto che si colloca anche il lavoro dell’Associazione
Bancaria Italiana (ABI)
.

L’associazione indica tra gli ambiti del proprio impegno
sulla sostenibilità la finanza sostenibile, il supporto a famiglie e imprese
nei processi di transizione ambientale e climatica, l’inclusione e l’educazione
finanziaria.

Tra le iniziative più recenti c’è anche il confronto
promosso da ABI e ABI Lab sulla riqualificazione energetica degli edifici. Nel
giugno 2026 l’associazione ha riunito istituzioni, autorità, operatori
immobiliari, finanziari ed energetici per discutere gli strumenti necessari ad
accompagnare la transizione del patrimonio edilizio italiano, anche attraverso
un maggiore utilizzo degli strumenti finanziari.

Il tema è particolarmente rilevante perché la transizione
non riguarda soltanto le grandi aziende.









Efficienza energetica, impianti rinnovabili,
elettrificazione dei processi, mobilità sostenibile e riqualificazione degli
immobili richiedono investimenti anche per PMI e famiglie, per le quali
l’accesso al credito può rappresentare una componente importante della capacità
di realizzare questi interventi.

ESG e credito: la nuova questione è la misurabilità

La direzione sembra quindi abbastanza chiara: la
sostenibilità sta diventando parte integrante della relazione finanziaria tra
banca e impresa.

Ma questo non significa che esista una semplice equazione
tra “più ESG” e “più credito”.

La valutazione resta legata alla solidità economica e
finanziaria dell’impresa, al rischio del progetto e alla capacità di generare
ritorni. I fattori ambientali e sociali entrano progressivamente in questo
quadro come elementi che possono modificare rischi, opportunità e
prospettive future
.

Per le aziende questo comporta una conseguenza concreta: non
sarà sufficiente dichiarare un impegno verso la transizione. Sarà sempre più
importante dimostrare cosa si sta facendo, quanto si sta investendo, quali
rischi sono stati identificati e quali risultati sono stati raggiunti
.

Anche perché la stessa Banca d’Italia, in una ricerca sulla
gestione dei rischi climatici delle imprese italiane, ha evidenziato carenze
diffuse nella gestione delle emissioni e dei rischi fisici, nella
pianificazione della transizione e nella governance. Lo studio sottolinea
inoltre che gli impegni di sostenibilità, se non accompagnati da progressi
misurabili, non migliorano necessariamente il merito di credito di un’impresa.

La vera trasformazione della finanza sostenibile, quindi,
potrebbe giocarsi proprio qui: nel passaggio dagli impegni ai dati e dai
dati alle decisioni finanziarie
.

Perché se una banca deve valutare il rischio climatico di
un’impresa, la domanda non è più soltanto quanto quell’impresa sia “green”.

La domanda diventa: quanto è preparata alla transizione,
quali rischi corre e quanto è in grado di dimostrarlo?

Fonti:     


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