Space economy, le imprese italiane chiedono una strategia. Il Governo punta sui fondi Ue


La programmazione finanziaria dell’Unione europea destina ai settori dell’aerospazio, della sicurezza e della difesa, circa 130 miliardi di euro. Serviranno al rafforzamento della competitività industriale e tecnologica europea. Come si prepara l’Italia, ma, soprattutto, qual è il ruolo del nostro Paese nella Space Economy?

A queste domande risponde il quarto appuntamento degli Stati Generali della Space Economy che si è tenuto a Roma con focus centrati sui temi della difesa, cyber sicurezza, intelligence e tecnologie dual-use, promosso dall’Intergruppo Parlamentare Space Economy in collaborazione con Inrete, Agenzia Spaziale Italiana, Regione Lazio, LazioInnova, PwC, Bocconi SDA Lab.

La sinergia tra istituzioni, industria e ricerca

Uno dei temi affrontati è stato quello della collaborazione tra Difesa, industria e mondo della ricerca. Ed è stato lo spunto per testare il polso delle aziende italiane, grandi, medie o piccole che siano. Di qui la domanda: che cosa chiedono a chi gestisce la politica economica del Paese? Dal confronto è emersa l’importanza di una concreta sinergia tra istituzioni, grandi gruppi industriali, Pmi innovative, start-up, università e centri di ricerca per accelerare l’adozione di tecnologie d’avanguardia, rafforzare e proteggere la filiera produttiva.

In pratica, grandi aziende e Pmi si aspettano che le istituzioni – politiche, economiche e finanziarie – indichino le capacità e le strategie che il Paese intende conseguire. Poi saranno le aziende italiane a dire che cosa sono già in grado di offrire, quali capacità possono essere sviluppate e quali condizioni – tecnologiche, finanziarie, regolatorie o di procurement – siano necessarie per colmare i gap esistenti.

«Le sfide dell’industria sono quelle di poter rispondere con le proprie tecnologie a tutti i domini», sottolinea Massimo Claudio Comparini, managing director della space division di Leonardo, colosso industriale impegnato tra l’altro con un investimento di mezzo miliardo in una costellazione di osservazione della Terra, «un nuovo assetto produttivo che, federato con altre fabbriche, è in grado di produrre decine di satelliti al mese».

Le voci dei protagonisti del settore

«La sicurezza nazionale ed europea richiede oggi un approccio integrato, in grado di connettere cybersicurezza, intelligence e spazio, senza dimenticare il contributo delle tecnologie dual use», dichiara Domitilla Benigni, amministratore delegato, Elt Group.

«L’Italia deve poter proteggere i propri satelliti e i servizi essenziali che dipendono dallo spazio. Significa individuare le minacce, trasformare rapidamente i dati in informazioni utili a decidere e intervenire per mantenere operative comunicazioni e infrastrutture critiche. Per farlo occorre integrare sorveglianza, cybersicurezza e capacità di intervento in orbita, sotto il controllo delle autorità competenti. Servono programmi pluriennali e contratti che portino queste capacità in servizio, con tempi e responsabilità definiti, le fa eco Luca Rossettini – amministratore delegato, D-Orbit.

Per Carlo L’Imperio, executive director defence business di Argotec, lo spazio è «una leva strategica per la sicurezza, la competitività e lo sviluppo di ogni Paese: investire oggi nello Spazio significa costruire l’autonomia di domani e non perdere il treno dell’innovazione».

Per Alessio Ponte, aerospace and defense engineering executive commercial management director, di RINA, «la superiorità strategica nasce dall’integrazione, non dalla sola proprietà della tecnologia». Simonetta Di Pippo, direttrice dello Space Economy Evolution Lab (See Lab) di SDA Bocconi, presidente del Consiglio di Amministrazione di D-Orbit, non ha dubbi: «Attività commerciali e sicurezza nazionale sono sempre più interconnesse. In scenari di crisi o conflitto, poter contare sull’accesso continuativo a dati e servizi satellitari commerciali può diventare un fattore strategico anche per le attività di intelligence».

«Il binomio tra Difesa/sicurezza e Spazio è un nodo cruciale per il futuro e per la sovranità nazionale ed europea. La centralità di questo legame è sancita sia negli indirizzi di governo in materia di spazio e aerospazio sia nel Documento di visione strategia dell’ASI approvato dal Comint la primavera scorsa», sottolinea, invece, Mario Cospito – Commissario Straordinario ASI.

Le risposte della politica e le risorse europee

A proposito di Governo, come risponde la politica alle richieste delle imprese? All’orizzonte c’è l’ultima manovra del governo di Giorgia Meloni. Il capitolo Difesa non è mai stato facile da affrontare. Andrea Mascaretti, presidente dell’Intergruppo parlamentare per la space economy, promotore del quarto appuntamento degli Stati Generali della Space Economy, rassicura: «Il settore credo che sarà trattato bene. L’abbiamo già fatto con dei grandi investimenti per quanto riguarda i finanziamenti ESA, quindi con grandi cifre come non mai in precedenza, grandi fondi destinati anche all’Agenzia Spaziale Italiana. Ma soprattutto dobbiamo guardare e mettere a sistema tutti quelli che sono gli investimenti che vengono fatti settorialmente o anche i grandi investimenti che ci sono a livello europeo o anche quelli della difesa per il settore spazio vanno messi tutti a sistema. Stiamo parlando di cifre molto grandi che se guardiamo separatamente le vediamo come cifre importanti ma non straordinarie. Se le mettiamo tutte insieme e le mettiamo in un ecosistema europeo, beh, possono fare veramente la differenza e rendere l’Italia e l’Europa competitive a livello mondiale con le grandi potenze».

Sulle cifre «ci sta ragionando il governo», tenendo però presente che «questo è un momento molto particolare dove le guerre ci hanno costretto ovviamente a fare grandi investimenti per esempio nel settore dell’energia, e quindi a ragionare in condizioni di emergenza. Il continuo aumento dei costi dell’energia diciamo sottrae risorse che potremmo investire in questo settore, ma non ci preoccupiamo. E poi a livello europeo ci sono grandi risorse. L’importante – ragiona Mascaretti – è che l’Italia possa attingere appieno e possa utilizzare tutte le risorse disponibili a livello europeo senza sprecarne o lasciare che altri paesi magari attingono».

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