La Carbon Capture and Storage (CCS) rappresenta una delle tecnologie strategiche per accompagnare la transizione energetica e ridurre le emissioni, specialmente nei settori in cui l’elettrificazione e le altre soluzioni di decarbonizzazione non risultano sufficienti, tecnicamente praticabili o disponibili su scala adeguata.
In questo quadro, il progetto Ravenna CCS assume un’importanza particolare per l’Italia: la realizzazione di una filiera integrata per la cattura, il trasporto e lo stoccaggio permanente della CO₂ consente infatti di valorizzare competenze industriali e infrastrutture esistenti, mettendo a disposizione del sistema produttivo una nuova infrastruttura al servizio della decarbonizzazione.
Il gas resta una componente strutturale del sistema energetico
La rilevanza della CCS è strettamente connessa alla struttura attuale e prospettica del sistema energetico italiano. Il gas naturale continua, infatti, a svolgere un ruolo fondamentale nella generazione elettrica, nei consumi industriali e negli usi finali.
In particolare, nella generazione elettrica il gas garantisce flessibilità e disponibilità quando la produzione delle fonti rinnovabili variabili non è sufficiente a coprire la domanda. Una funzione destinata a mantenere la propria importanza anche con la crescita delle rinnovabili non programmabili e dei consumi elettrici, legati all’elettrificazione dei consumi e allo sviluppo di nuovi carichi, come i data center.
Il gas mantiene inoltre un ruolo rilevante nell’industria, dove resta una fonte difficilmente sostituibile nei comparti ad alta temperatura che concentrano oltre il 70–80% dei consumi sopra i 500 °C, equivalenti a circa il 60% dell’energia industriale complessiva.
Nel percorso di transizione energetica il gas naturale resterà quindi una risorsa strutturale e fondamentale. Il processo di decarbonizzazione deve quindi accompagnare la progressiva trasformazione del sistema, riducendo le emissioni associate ai vettori energetici e alle tecnologie che continueranno a essere utilizzati durante la transizione.
Neutralità tecnologica per una transizione sostenibile
L’elettrificazione rappresenta una delle principali leve della decarbonizzazione, ma non può essere considerata una soluzione universale.
Esistono infatti settori nei quali l’elettrificazione diretta presenta limiti tecnici, infrastrutturali o economici. È il caso di numerosi processi industriali ad alta temperatura e, più in generale, di una parte dei cosiddetti settori hard-to-abate, nei quali le emissioni possono derivare non soltanto dall’utilizzo di combustibili fossili, ma anche dal processo produttivo stesso.
Anche nel settore civile, le prospettive di elettrificazione sono realizzabili solo parzialmente. Il patrimonio edilizio italiano è caratterizzato da una forte eterogeneità e da una presenza significativa di edifici datati, con caratteristiche energetiche che non rendono possibile o efficiente una sostituzione integrale degli impianti alimentati a gas con tecnologie elettriche.
Questo significa che l’elettrificazione deve essere accompagnata da un approccio tecnologicamente neutrale, nel quale tutte le soluzioni capaci di ridurre le emissioni siano messe nelle condizioni di contribuire alla transizione.
La CCS per una decarbonizzazione del gas naturale
Dal momento che il settore gas continuerà a svolgere un ruolo significativo nel sistema italiano, diventa essenziale promuovere tutte le leve di decarbonizzazione di tale settore per una riduzione progressiva delle emissioni associate al suo utilizzo. La CCS in tale quadro assume valore strategico: permette infatti di intervenire direttamente sulla CO₂ generata da impianti industriali e di produzione di energia elettrica, evitando che essa venga rilasciata in atmosfera.
L’importanza di questa tecnologia è riconosciuta anche a livello internazionale. L’Agenzia Internazionale dell’Energia e l’IPCC ne evidenziano il ruolo nel percorso verso il net zero, mentre la Commissione europea ha inserito la gestione industriale della CO₂ tra le componenti della strategia europea di decarbonizzazione. Anche il PNIEC individua la CCS tra le leve per la riduzione delle emissioni, con un obiettivo nazionale di capacità di cattura e stoccaggio pari a 4 milioni di tonnellate annue al 2030.
Ravenna CCS: una nuova infrastruttura per l’industria italiana
Il progetto Ravenna CCS rappresenta un esempio concreto di questa strategia. La prima fase del progetto, dedicata alla cattura e allo stoccaggio di CO₂ su scala pilota, è stata completata con successo, mentre la Fase 2 prevede lo sviluppo di un’infrastruttura su scala industriale con una capacità di stoccaggio di 4 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno entro il 2030, con la possibilità di arrivare progressivamente fino a 16 milioni di tonnellate annue.
La disponibilità di tale infrastruttura potrà sostenere la decarbonizzazione di comparti industriali strategici, tra cui cemento, siderurgia e waste-to-energy, contribuendo alla competitività delle imprese e alla permanenza delle attività produttive sul territorio nazionale.
Particolarmente significativo è anche il riutilizzo di infrastrutture e competenze maturate nel sistema del gas. La riconversione di asset esistenti consente infatti di valorizzare il capitale industriale e il know-how disponibili, limitare il consumo di nuovo suolo e ridurre tempi e complessità connessi alla realizzazione di nuove infrastrutture.
Ravenna CCS può inoltre costituire la base per lo sviluppo di una filiera nazionale della CO₂, aperta a una pluralità di emettitori e potenzialmente integrata con progetti europei. Sarà quindi importante creare fin da subito le condizioni per favorire gli investimenti nella cattura presso gli impianti industriali e garantire la sostenibilità dell’intera filiera, dalla cattura allo stoccaggio.
Una scelta strategica per la transizione industriale
L’autorizzazione e lo sviluppo della Fase 2 di Ravenna CCS rappresentano un passaggio importante per la politica energetica e industriale italiana e per la costruzione della filiera nazionale della CCS.
La transizione energetica è anche una transizione industriale e richiede di trasformare e valorizzare infrastrutture, competenze e asset esistenti, mettendoli al servizio dei nuovi obiettivi ambientali.
In questa prospettiva, Ravenna CCS rappresenta una leva concreta per coniugare decarbonizzazione, sicurezza energetica e competitività industriale, attraverso un approccio tecnologicamente neutrale e orientato alla progressiva riduzione delle emissioni.
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