Bruxelles, 21 settembre 2026 – L’Unione europea si muove per rendere “sostenibili ed efficienti” i data center, cercando di trovare una quadra tra l’esigenza di favorire un’innovazione tecnologica in grado di rilanciare la competitività e quella di controllare i consumi energetici. Bruxelles ha annunciato lunedì 21 settembre un sistema comune di classificazione per i data center, mirato a garantire anzitutto la trasparenza delle informazioni sull’effettivo utilizzo delle risorse, a partire da energia e acqua.
I data center sono essenziali per il futuro digitale dell’Europa, come sottolineato dalla Commissione europea, che considera fondamentale l’aumento della capacità di calcolo per rafforzare l’indipendenza tecnologica e la sovranità digitale del continente. Nei prossimi cinque-sette anni, l’UE mira a triplicare la propria capacità di data center, ma questa crescita comporta una serie di sfide che vanno dal maggiore consumo energetico alla pressione eccessiva sulle reti elettriche, fino al consumo di acqua.
Secondo l’Agenzia internazionale per l’Energia (IEA), i data center rappresentano uno dei settori in più rapida crescita al mondo, con un consumo di circa 68 TWh di elettricità nell’UE solo nel 2024. Tale consumo sta aumentando ancora di più con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, tecnologia che l’UE sta cercando con fatica di sviluppare in modo autonomo per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti e dalla Cina. Sempre in base ai dati dell’IEA, nel 2030 il consumo di energia raggiungerà i 114 TWh, superando il 3% della domanda totale di elettricità nell’UE.
Puntare anzitutto all’efficienza energetica
Per limitare questi impatti, secondo Bruxelles, è essenziale che i data center siano altamente efficienti dal punto di vista energetico e idrico e integrati in modo sostenibile nel sistema energetico.
“Triplicare la capacità dei nostri data center non può significare triplicare la pressione sulle nostre reti, sulle nostre risorse idriche e sulle nostre bollette energetiche”, ha affermato in una nota la vicepresidente esecutiva per una Transizione pulita, giusta e competitiva, Teresa Ribera, secondo cui “tutto inizia con la trasparenza, valutando i grandi data center in base al loro impatto sul nostro sistema energetico”.
Per garantire che la trasformazione digitale sia realmente vantaggiosa per la nostra società, dobbiamo affrontare il crescente fabbisogno energetico dei data center. Comprendere il loro consumo di energia e risorse è il primo passo essenziale per integrarli in modo sostenibile nel nostro sistema energetico. La sovranità digitale deve andare di pari passo con la responsabilità energetica. Come indicato da Ribera, solo se saranno “efficienti, flessibili, alimentati da ulteriore energia pulita e con il riutilizzo del calore di scarto” i data center potranno diventare una “risorsa per la transizione energetica dell’UE”.
Della stessa opinione è il commissario europeo per l’Energia, Dan Jørgensen, per il quale è necessario affrontare anzitutto il crescente fabbisogno energetico dei data center, “per garantire che la trasformazione digitale sia realmente vantaggiosa per la nostra società”. Per il commissario danese, il primo passo da fare è comprendere “il loro consumo di energia e risorse” per poterli integrare “in modo sostenibile nel nostro sistema energetico”.
Nello specifico, il sistema riguarderà i singoli data center con una capacità superiore a 500 kW, prendendo in considerazione il loro contributo alla rete, come il riutilizzo del calore di scarto, l’aggiunta di capacità di generazione di energia pulita e la flessibilità. In base a quanto riferito dalla Commissione, il riutilizzo di circa la metà del calore di scarto prodotto dai data center europei equivale al fabbisogno totale di riscaldamento di 4 milioni di famiglie in Europa. Secondo Bruxelles, “data center sostenibili, flessibili e ben progettati, in grado di adattare il proprio consumo di elettricità alle condizioni della rete, possono contribuire a ridurre il costo complessivo del sistema elettrico, a migliorare la stabilità della rete e a integrare una maggiore quantità di energie rinnovabili”.
I primi dati raccolti mostrano che, sul fronte dell’efficienza energetica, i data center europei partono da una posizione relativamente favorevole ma con forti differenze interne. Secondo la Commissione, nel 2024 il valore medio del Power Usage Effectiveness (PUE), l’indicatore che misura quanta energia complessiva serve rispetto a quella utilizzata direttamente dalle apparecchiature IT, è stato pari a 1,36 nell’UE, contro una media globale di 1,58 nel 2023. Tra gli Stati membri i valori oscillano però da 1,15 a 1,66. Le strutture più piccole, tra 500 e 1.000 kW, risultano mediamente meno efficienti, con un PUE di 1,64, mentre i grandi data center beneficiano più spesso di tecnologie recenti ed economie di scala.
Più critica è la situazione sul fronte dell’acqua e del recupero del calore. Il Water Usage Effectiveness (WUE) medio registrato nell’UE è pari a 0,58 metri cubi per MWh, con valori nazionali compresi tra 0,07 e 1,28. Inoltre, soltanto 67 data center hanno dichiarato di riutilizzare parte del calore di scarto e, nel complesso, appena l’1,8% del calore generato viene oggi recuperato. Sul fronte dell’approvvigionamento elettrico, invece, il quadro è più avanzato: il Renewable Energy Factor medio ponderato è pari a 0,86 e oltre il 70% dei siti che hanno trasmesso dati dichiara di abbinare su base annua il 100% dei propri consumi elettrici a energia rinnovabile. La Commissione avverte tuttavia che una quota rilevante di questa energia deriva da contratti di acquisto (PPA) e garanzie d’origine, che non corrispondono necessariamente a nuova produzione rinnovabile locale.
Al fine di creare mercati leader per risorse e servizi digitali sostenibili in tutta Europa e di sostenere ulteriormente l’integrazione dei data center sostenibili nel sistema energetico, la Commissione ha avviato una consultazione pubblica e una raccolta di prove sugli standard minimi di prestazione per i data center operanti in Europa. La Commissione ritiene che i dati raccolti rafforzino l’ipotesi di introdurre in futuro standard minimi obbligatori. Circa la metà dei data center che hanno partecipato al primo periodo di rendicontazione supera infatti una soglia di riferimento PUE pari a 1,5 e/o una soglia WUE pari a 0,4. Secondo le stime richiamate nel rapporto, misure di efficienza come standard minimi di prestazione potrebbero consentire di risparmiare a livello globale circa 65 TWh di elettricità all’anno, di cui quasi 20 TWh in Europa.
In una nota, l’esecutivo comunitario spiega che il regolamento delegato che istituisce il sistema comune di classificazione sarà ora soggetto a un periodo di esame di due mesi da parte del Parlamento europeo e del Consiglio prima di entrare in vigore. I colegislatori hanno il diritto di opporsi all’atto delegato adottato dalla Commissione, ad esempio contestando la delega di potere o la procedura, ma non possono proporre modifiche al testo.
Si prevede che le prime etichette di sostenibilità per i singoli data center saranno esposte nel 2027. Entro la fine del 2028 è prevista una prima revisione del sistema per valutarne l’efficacia e apportare eventuali miglioramenti. Sono inoltre in corso ulteriori attività per l’integrazione sostenibile dei data center nel sistema energetico.
Con la proposta avanzata lunedì, Bruxelles sta dando seguito alla Dichiarazione d’intenti firmata nel giugno 2026, collaborando con i gestori dei data center, i gestori delle reti, i fornitori di energia e le autorità pubbliche per raggiungere un accordo tripartito sui data center nella seconda metà dell’anno. L’esecutivo europeo precisa inoltre che la consultazione sugli standard minimi di prestazione energetica per i centri dati si chiuderà il 14 dicembre 2026, sottolineando che in questo periodo proseguiranno le consultazioni con gli Stati membri, l’industria e la società civile per garantire un quadro politico solido e inclusivo.
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