MANOVRA 2027, TUTTO APPESO A UN DECIMALE


Domani il verdetto Istat sul deficit 2025: sotto il 3% si aprirebbe la strada verso l’uscita dalla procedura Ue. Ma il vero problema italiano resta il debito
21 settembre 2026
Per la prossima manovra economica italiana, il 22 settembre è una data particolarmente importante. L’Istat pubblicherà infatti la revisione dei conti economici nazionali e, con essa, del rapporto deficit/Pil relativo al 2025. La stima pubblicata a marzo indicava un indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche pari al 3,1% del Pil, in miglioramento rispetto al 3,4% del 2024. �
Istat
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha dichiarato di essere «speranzoso» sulla possibilità di uscire dalla procedura europea per disavanzo eccessivo, precisando però che il dato statistico è determinato in piena indipendenza dall’Istat. L’eventuale revisione sarà poi recepita da Eurostat e valutata nelle procedure europee. �
ANSA.it
Perché quel decimale conta tanto
Il limite del 3% del Pil non è soltanto una soglia simbolica. L’Italia è sottoposta alla procedura per disavanzo eccessivo dal luglio 2024 e la procedura risulta tuttora formalmente aperta. �
Economy and Finance
Se il dato 2025 restasse al 3,1%, verrebbe meno la possibilità di utilizzare già la revisione di settembre per sostenere che il deficit dello scorso anno era rientrato sotto la soglia. Se invece la revisione statistica lo portasse sotto il 3%, si rafforzerebbero le condizioni per chiedere una chiusura anticipata della procedura; la decisione, però, non sarebbe automatica né dell’Istat, perché passa dalle istituzioni europee.
Ed è questo un punto essenziale: domani Istat non deciderà se l’Italia esce dalla procedura. Deciderà il dato. Commissione e Consiglio europeo valuteranno le conseguenze procedurali. �
ANSA.it +1
I conti stanno comunque migliorando
Qualunque sia la revisione, la traiettoria del deficit è già sensibilmente migliorata: dal 3,4% del 2024 al 3,1% stimato per il 2025.
La Commissione europea, nelle previsioni pubblicate a maggio, stima inoltre il deficit italiano al 2,9% nel 2026 e al 2,9% nel 2027. La stessa Commissione prevede però una crescita reale molto contenuta: +0,5% nel 2026 e +0,6% nel 2027. �
Economy and Finance
È qui che emerge il problema strutturale italiano.
Ridurre il deficit è necessario. Ma senza crescita, produttività e investimenti privati, il riequilibrio dei conti diventa molto più difficile.
Il vero macigno è il debito
La Commissione prevede infatti che, nonostante il deficit sotto il 3%, il rapporto debito/Pil possa salire dal 137,1% del 2025 al 138,5% nel 2026 e al 139,2% nel 2027. Tra i fattori indicati figurano il differenziale tra interessi e crescita e gli aggiustamenti connessi ai crediti fiscali per le ristrutturazioni edilizie. �
Economy and Finance
Questa apparente contraddizione spiega molto della situazione italiana.
Si può ridurre il deficit annuale e contemporaneamente vedere aumentare il rapporto debito/Pil.
Per questo la partita economica italiana non può ridursi alla domanda «3,1 o 2,9?».
La domanda decisiva è un’altra:
come trasformare il risanamento finanziario in crescita economica?
Una manovra tra rigore e crescita
L’eventuale uscita dalla procedura europea aumenterebbe lo spazio politico e finanziario della prossima legge di Bilancio, ma non trasformerebbe quelle risorse in un “tesoretto” completamente libero da vincoli.
Il governo deve contemporaneamente affrontare il caro energia e carburanti, finanziare le misure già permanenti, sostenere gli investimenti e mantenere credibilità sui mercati finanziari.
E soprattutto deve fare i conti con una crescita dello 0,5% prevista dalla Commissione per quest’anno. �
Economy and Finance
La qualità della manovra, quindi, sarà probabilmente più importante della sua dimensione.
Imprese e fisco: qui si gioca la crescita
Dal punto di vista delle imprese, il nodo dovrebbe essere soprattutto come utilizzare ogni margine di bilancio senza disperderlo in interventi frammentati.
Riduzione strutturale del costo del lavoro, semplificazione fiscale, investimenti, energia competitiva, accesso al credito e sostegno alla produttività possono incidere sulla capacità di crescita; l’efficacia concreta dipenderà però da coperture, disegno delle misure e risposta di imprese e famiglie.
Il dato Istat di marzo mostra inoltre un elemento che merita attenzione: nel 2025 la pressione fiscale è aumentata di 0,7 punti percentuali, mentre il Pil reale è cresciuto soltanto dello 0,5%. Gli investimenti fissi lordi sono invece aumentati del 3,5%. �
Istat
Sono numeri che pongono una questione di politica economica molto concreta: il consolidamento dei conti deve essere compatibile con una base produttiva capace di generare reddito, investimenti e occupazione.
Il 22 settembre non sarà il traguardo
Se domani Istat dovesse confermare il 3,1%, il percorso di risanamento non verrebbe meno: le previsioni europee indicano comunque il deficit sotto il 3% nel 2026.
Se invece arrivasse una revisione sotto la soglia, si aprirebbe una prospettiva più favorevole per la discussione europea sulla procedura.
In entrambi gli scenari, però, resta invariato il problema fondamentale.
L’Italia non può affidare il futuro della propria finanza pubblica soltanto alla compressione del deficit. Deve aumentare il denominatore: il Pil.
Con un debito superiore al 130% del prodotto, la crescita economica non è semplicemente un obiettivo sociale. È parte integrante della sostenibilità finanziaria.
Per questo il dato di domani sarà importante, ma la vera prova arriverà con la Manovra 2027: capire se gli eventuali margini disponibili saranno utilizzati per finanziare spesa corrente oppure per costruire condizioni capaci di aumentare produttività, investimenti e crescita.
Un decimale può cambiare il percorso europeo dell’Italia. Ma soltanto la crescita può cambiare strutturalmente il rapporto dell’Italia con il suo debito.
Quotidiano dei Contribuenti
A cura del Centro Studi Confedercontribuenti – Imprese Italia




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