Cronache dai Palazzi – Futuro Europa


“La prossima manovra economica non sarà conservativa” assicura il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti dall’Eurogruppo di Dublino, sottolineando che sono stati quattro anni di governo faticosi ma costruttivi.

Nella riunione dell’Eurogruppo in corso a Dublino “ho fatto un intervento abbastanza netto e diretto rispetto alla realtà che stiamo vivendo oggi nell’economia in Europa e in Italia”, ha affermato Giorgetti sottolineando di aver richiamato tutti sul tema dell’energia “che considero una autentica emergenza”, ha chiarito il ministro, sia sotto il profilo economico sia in competizione con altri sistemi Paese.

Il caro carburanti si trasferirà sui consumatori e, per alleggerire il carico a spese degli italiani, per il 2027 il governo mette in campo l’annullamento del bollo di moto e auto fino a 80 Kw di potenza, in pratica il 70% delle vetture aventi diritto, secondo le stime di Palazzo Chigi, escluse le auto aziendali e quelle a noleggio. Nello specifico, l’abolizione del bollo per decreto si applica ai pagamenti dovuti dal primo gennaio al 31 dicembre 2027, si tratta quindi di una misura per un anno anche se, come affermato dal ministro Giorgetti, il taglio del suddetto bollo dovrebbe diventare strutturale nella prossima Legge di bilancio, occorre però assicurarsi di avere a disposizione le coperture necessarie. In ballo l’uso di fondi residui relativi al Pnnr, che Giorgetti specifica non essere fondi europei ma a disposizione dello Stato italiano e quindi a disposizione delle diverse esigenze, eventualmente. La Commissione europea dovrà comunque esprimersi sull’uso del Pnnr per poter sospendere il bollo come decretato dal governo italiano.

“I servizi della Commissione valuteranno la misura alla luce della relazione per Paese del 2026 e delle raccomandazioni specifiche per Paese del 2026, nel contesto del prossimo Semestre europeo 2027”, rende noto un portavoce dell’esecutivo Ue, valutando tra l’altro la compatibilità o meno con le regole Ue dell’uso di risorse del Pnrr rimaste inutilizzate. Il ministro Giorgetti ribadisce che si tratta di un “taglio coperto da soldi nazionali. Non sono fondi Ue” e, soprattutto, “l’Italia li usa come crede”. Bruxelles puntualizza a sua volta che “il dispositivo per la ripresa e la resilienza è uno strumento basato sui risultati” e “i pagamenti agli Stati membri vengono fatti sulla base dei risultati conseguiti”.

Da Dublino, a margine dell’Eurogruppo/Ecofin, il ministro dell’Economia italiano controbatte: “Buona parte dei fondi del Pnrr non erano gratis: sono prestiti, pagati dal bilancio dello Stato”. Giorgetti sottolinea che le somme non utilizzate “non saranno prese dall’Europa” e liberano nel contempo spazi di bilancio. “Sono economie rispetto a progetti che sono stati realizzati e sui quali sono rimasti dei risparmi: sono soldi nazionali, non risorse europee”, puntualizza Giorgetti aggiungendo che si tratta di “una normale copertura” e parte dei 2,1 miliardi indicati arriva appunto da risorse Pnrr che non state utilizzate e che non possono essere impiegate in altri progetti, in quanto “è scaduto il termine per poterle ricollocare”; Governo e Parlamento possono quindi disporne “come meglio ritengono”. Questa è la posizione del Mef e la Commissione europea non ha ancora espresso un giudizio definitivo. In definitiva il decreto che abolisce il bollo di auto e moto fino a 80 kilowatt stanzia complessivamente circa 2,3 miliardi per il 2027.

Riflettendo sulla possibile uscita dall’Italia dalla procedura Ue per disavanzo eccessivo, appesa alla revisione del deficit 2025 attesa il 22 settembre, Giancarlo Giorgetti si dichiara inoltre “speranzoso per l’Italia e la Repubblica italiana” e puntualizza: “Non è una decisione che prendiamo noi: è una decisione che prende l’Istat”. In primavera il deficit era stato certificato al 3,07% del Pil, arrotondato al 3,1%. Un’eventuale revisione sotto il 3% potrebbe sbarrare la strada all’uscita anticipata dalla procedura per disavanzo eccessivo, in seguito alla verifica di Eurostat e delle istituzioni europee. Giorgetti dichiara di non aspettarsi alcun risultato: “Non sono fiducioso, sono speranzoso”, e ricorda che l’Istat valuta in piena indipendenza. Qualora il quadro italiano risultasse migliore del previsto per il nostro Paese diventerebbe più semplice utilizzare la flessibilità europea richiesta ad esempio per energia e difesa. Per quanto riguarda il settore energetico, nello specifico, Roma punta al massimo consentito, lo 0,6% del Pil. Altri obiettivi da inserire nella Manovra sono la tassazione agevolata al 5% sugli aumenti salariali e l’ipotesi di estendere fino a 60mila euro il secondo scaglione Irpef ridotto. Non si ipotizza una flat tax sull’intero stipendio bensì un incentivo commisurato allo “sforzo” delle imprese nell’affrontare un aumento delle retribuzioni.

Il ministro Giorgetti invita inoltre a riflette sulla questione relativa ai tassi di interesse “o meglio dell’onere del debito che ha cominciato a salire in modo preoccupante in relazione a tante situazioni”. Riferendosi alla stretta monetaria della Bce, in particolare, il ministro dell’Economia italiano osserva che “l’inflazione deriva da uno shock di offerta, non tanto da surriscaldamento dell’economia e della domanda che deve essere raffreddato con una politica monetaria restrittiva. Questo può contribuire, ma di per sé non risolve il problema”. Per di più se le due guerre in corso continueranno in questo modo l’inflazione “inesorabilmente è destinata ad aumentare: questo è un altro grave problema per famiglie e imprese”. In pratica l’inflazione acuita dalle guerre e dalla scarsità di offerta non può essere combattuta soltanto alzando i tassi, in quanto secondo il Mef una politica monetaria restrittiva “può contribuire” ma non rimuove la causa dello shock. Da qui la pressione dell’Italia per una tassazione degli extraprofitti energetici. Sarebbero d’accordo con Roma Germania, Spagna, Austria, Polonia e Portogallo. Berlino, nello specifico, chiede alla Commissione europea “opzioni concrete” entro il prossimo Ecofin e Giorgetti auspica un allargamento del consenso nei prossimi mesi. La presidenza irlandese mira a sua volta a riaprire il dossier in ottobre anche se per il momento Bruxelles decelera e Dombrovskis, escludendo una proposta comune, ribadisce che ogni Stato membro può introdurre un prelievo straordinario agendo in autonomia.

Focalizzando l’attenzione sul fronte italiano, gli elementi più scottanti in questo autunno di fuoco pre-elezioni sono: il bollo auto che dovrebbe diventare una misura strutturale; la flat tax per il ceto medio; gli stipendi dei giovani molto spesso costretti ad emigrare e a rimanere all’estero; la battaglia sugli extraprofitti energetici che dal fronte nazionale si allarga al fronte europeo, le spese per la difesa. Questi sono in sintesi i dossier principali che convergono sulla scrivania del ministro dell’Economia in questo periodo in cui si va delineando la prossima Manovra finanziaria, un periodo burrascoso più del solito a causa del clima da campagna elettorale in vista del voto nel 2027, che gli analisti ipotizzano sarà anticipato in primavera; uno scenario che la maggioranza attuale intestata a Meloni, Tajani e Salvini esclude mirando ad arrivare al termine della legislatura.

L’interrogativo di fondo rimane il seguente: quanto spazio avrà la prossima Manovra per ridurre realmente le tasse nonostante le promesse pre elettorali dell’esecutivo, senza indebolire i conti pubblici e cercando nel contempo di contrastare il nuovo shock provocato dai pesanti rincari energetici che gravano sia sulle famiglie sia sulle imprese, a danno di consumi e investimenti. Il ministro dell’Economia specifica che la nuova Legge di Bilancio “non sarà conservativa” ma chiarisce che in primo luogo si dovrà definire il quadro di finanza pubblica e, in un secondo luogo, si valuterà come spendere le risorse.

A proposito di difesa l’esecutivo ribadisce che per quanto riguarda Kiev “l’Italia sull’Ucraina ha una posizione chiara che non cambia” e che le incursioni dei droni russi di questi giorni “sono provocazioni” alle quali “non bisogna rispondere, farlo sarebbe più nell’interesse di Mosca che dell’Europa”. Tali “provocazioni” rimarcano “una sorta di nervosismo” di Mosca sempre più alle prese con una guerra ibrida che comunque pone in uno stato di allerta i diversi governi e la stessa Unione europea che necessita di un proprio manuale di contrasto agli attacchi ibridi, in quanto si tratterebbe di azioni volte a destabilizzare l’Europa e i partner Nato come Norvegia e Gran Bretagna.

Nel corso del suo intervento di fronte all’Assemblea di Strasburgo la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha per l’appunto ipotizzato un articolo 4 europeo sulla scia dell’articolo 4 della Nato, ossia un Protocollo di sicurezza d’emergenza: “Se attivato da uno Stato membro, tutti gli Stati membri si riuniscono per coordinare una risposta europea, per scongiurare un’ulteriore escalation e per attutire l’impatto”. Ursula von der Leyen ha inoltre proposto la costituzione di un Consiglio di sicurezza europeo in cui includere anche partner importanti come Canada, Norvegia, Ucraina e Regno Unito.

“Quanto all’idea di un nuovo Consiglio per la sicurezza o di un nuovo articolo 4, simile a quello della Nato, non posso esprimere un giudizio senza aver prima esaminato le proposte nel merito”, ha affermato a sua volta la premier Giorgia Meloni in visita bilaterale in Norvegia per estendere il perimetro delle nostre importazioni di gas e petrolio e per allargare le cooperazioni industriali sul piano militare. Meloni puntualizza che “l’unica cosa da evitare è la duplicazione di strutture esistenti”, mentre si dichiara d’accordo per quanto riguarda il coinvolgimento di “partner seri e affidabili come la Norvegia e il Canada” per rafforzare la posizione dell’Europa. Nello specifico con Oslo, che è anche un membro della Nato, “stiamo lavorando per estendere la nostra collaborazione ad altri settori nei quali possiamo mettere a sistema competenze e tecnologie, investimenti reciproci, dalle tecnologie avanzate alle infrastrutture strategiche che accompagnano la trasformazione dei nostri sistemi energetici fino al tema delle materie prime critiche, dove le risorse di cui dispone la Norvegia, penso al giacimento di Fen, aprono grandi opportunità”.

“Per fare chiarezza” Palazzo Chigi ha infine preannunciato di porre la questione di fiducia sulla Legge elettorale, in arrivo a Montecitorio il prossimo 28 settembre per l’approvazione in terza lettura. Il voto definitivo è previsto non oltre il 9 ottobre. La questione di fiducia, che le opposizioni considerano “il colpo di grazia alla democrazia parlamentare”, per l’esecutivo rappresenta un modo per mettere in guardia gli eventuali franchi tiratori che potrebbero far scricchiolare la maggioranza destabilizzandola, rendendo quindi arduo il percorso del governo fino alla fine della legislatura.

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