Introdurre un software di intelligenza artificiale non significa automaticamente trasformare l’impresa. Il vantaggio competitivo nasce quando l’AI viene integrata con le competenze delle persone per riprogettare processi, responsabilità, servizi e modelli di business. La vera sfida non è quindi tecnologica, ma strategica, organizzativa e culturale. (Con allegata ceck list operativa)
Introdurre un software di intelligenza artificiale non significa trasformare l’impresa: il vantaggio competitivo nasce quando la tecnologia viene utilizzata per riprogettare processi, competenze, responsabilità e modelli di business.
Quante aziende stanno realmente trasformando la propria organizzazione e quante, invece, si stanno limitando a installare nuovi software di intelligenza artificiale?
È una domanda scomoda e provocatoria, soprattutto in un contesto nel quale, abbagliati dalle potenzialità dell’intelligenza artificiale, si tende a immaginare che la tecnologia possa sostituire integralmente l’intervento umano, delegando agli algoritmi non soltanto l’esecuzione delle attività, ma anche la valutazione e la decisione.
La differenza competitiva emergerà tra le imprese che utilizzeranno l’intelligenza artificiale soltanto per sostituire singole attività e quelle che sapranno integrarla nei processi, consentendo alle persone di sviluppare nuove competenze e di offrire prodotti o servizi con un maggiore valore aggiunto.
Quante imprese e soprattutto quante persone sono in grado di ricollocarsi sviluppando competenze nuove?
Il vero vantaggio competitivo consisterà nella capacità di integrare l’intelligenza artificiale con le competenze delle persone e di ripensare, attraverso questa collaborazione, il modello di business dell’organizzazione.
Dalla digitalizzazione alla trasformazione guidata dall’intelligenza artificiale
Per molti anni la trasformazione digitale è stata considerata un percorso inevitabile per le imprese. Digitalizzare significava migliorare l’efficienza dei processi, raccogliere e organizzare i dati e automatizzare le attività a minore valore aggiunto. Oggi questo approccio non è più sufficiente: il mercato richiede competenze trasversali che uniscano gestione dei dati, sicurezza informatica, conoscenza normativa e capacità di valutare criticamente i risultati prodotti dai sistemi automatizzati.
In sintesi:
- raccogliere dati accurati, pertinenti e di qualità;
- analizzare le informazioni per assumere decisioni consapevoli;
- conservare e proteggere i dati;
- conoscere il GDPR e la normativa europea sull’intelligenza artificiale;
- valutare i rischi derivanti dalle decisioni automatizzate;
- interpretare criticamente dati e risultati;
- sviluppare competenze relazionali e comunicative;
- ridefinire la relazione con il cliente.
L’intelligenza artificiale viene spesso rappresentata come una tecnologia automatica capace di modificare autonomamente il lavoro e l’organizzazione. Anche questa trasformazione, tuttavia, deve rimanere sotto la direzione e la responsabilità delle persone. Il concetto di human in the lead descrive un modello nel quale l’essere umano non si limita a controllare passivamente il risultato, ma definisce obiettivi, regole, limiti e criteri di valutazione del sistema.
Il vantaggio competitivo nasce dall’integrazione tra persone e AI
Anche nel nostro paese il fenomeno è ormai concreto, sebbene l’adozione sia ancora relativamente contenuta.
Secondo un’indagine della Banca d’Italia, nel 2024 poco più del 10% delle imprese intervistate dichiarava di utilizzare sistemi di intelligenza artificiale, mentre circa un terzo prevedeva di adottarli nei due anni successivi. Lo stesso studio rileva effetti positivi sulla produttività del lavoro e sulla redditività delle imprese.
L’aspetto decisivo, tuttavia, non è soltanto la velocità di diffusione dell’AI, ma l’uso che le imprese decideranno di farne. Una società può impiegarla per redigere più rapidamente una relazione, analizzare documenti o automatizzare risposte standard. Può, però, utilizzarla anche per riprogettare un processo, sviluppare un nuovo servizio, anticipare esigenze del mercato o costruire un modello di business differente. La distanza tra questi due approcci è sostanziale.
Facendo degli esempi concreti che trovano riscontro nella realtà aziendale un’impresa può utilizzare l’intelligenza artificiale per scrivere più velocemente una relazione, analizzare un documento o automatizzare una risposta al cliente. Ma può anche utilizzarla per ripensare un processo, sviluppare un nuovo prodotto, anticipare le esigenze del mercato o creare un modello di business completamente diverso.
La differenza tra questi due approcci è enorme.
Nel primo caso l’azienda utilizza l’IA per fare meglio ciò che già fa.
Nel secondo la utilizza per chiedersi se ciò che fa possa essere ripensato.
Introdurre un software non significa innovare
Ogni nuova tecnologia porta con sé una tentazione: concentrarsi sullo strumento anziché sul problema che quello strumento dovrebbe risolvere. L’impresa acquista un nuovo software, introduce una nuova piattaforma, crea un nuovo sistema informatico e considera concluso il processo di innovazione. Considerare l’acquisto dello strumento come il punto di arrivo dell’innovazione è un approccio prevalentemente tecnico e poco lungimirante, particolarmente limitante nel caso dell’intelligenza artificiale.
Partire dai problemi aziendali, non dagli strumenti
L’intelligenza artificiale richiede nuovi modi di organizzare il lavoro. Una prima domanda, limitata allo strumento, è: Quale sistema di intelligenza artificiale possiamo introdurre?
La domanda strategicamente più utile è invece: Quale problema aziendale possiamo risolvere in modo completamente diverso grazie all’intelligenza artificiale?
La differenza è decisiva: il fattore umano non diventa meno importante, ma assume un ruolo centrale nella progettazione, nella valutazione e nella responsabilità delle decisioni. Diventa un aspetto centrale e strategico nello sviluppo aziendale.
Competenze umane e ridefinizione del valore del lavoro
La capacità dell’impresa di utilizzare efficacemente l’intelligenza artificiale dipende soprattutto dall’evoluzione delle competenze delle persone. Le abilità tradizionalmente definite soft skill – pensiero critico, comunicazione, creatività, capacità decisionale e comprensione del cliente – stanno assumendo un ruolo determinante. Liberare tempo dalle attività ripetitive può consentire di sviluppare prestazioni a maggiore valore aggiunto, modificando l’offerta, il prezzo dei servizi e la relazione con il cliente. La trasformazione più rilevante riguarda quindi la ridefinizione del valore del lavoro umano.
Se una macchina può elaborare grandi quantità di informazioni in pochi secondi, diventa meno strategico dedicare il tempo delle persone alle attività puramente ripetitive.
Diventano invece più importanti abilità come:
- pensiero critico;
- creatività;
- capacità decisionale;
- comprensione delle esigenze del cliente;
- leadership;
- comunicazione;
- collaborazione;
- conoscenza del settore;
- responsabilità e capacità di giudizio;
- collegamento tra funzioni e reparti aziendali.
In altre parole, più la tecnologia diventa capace di eseguire, più l’organizzazione deve diventare capace di decidere cosa vale la pena eseguire.
Dall’automazione alla collaborazione tra persone e AI
L’intelligenza artificiale sta favorendo il passaggio dall’automazione alla collaborazione tra persone e sistemi tecnologici. Il modello tradizionale dell’automazione può essere rappresentato da una semplice logica: la macchina esegue, la persona controlla.
Il modello emergente è più articolato: la persona definisce obiettivi, criteri e responsabilità, mentre il sistema di AI supporta l’elaborazione e l’esecuzione delle attività.
Questo significa che il lavoratore non è necessariamente sostituito dalla tecnologia. Può diventare il professionista che sa utilizzare la tecnologia per aumentare le proprie capacità.
Il punto, quindi, non è scegliere tra persone e tecnologia ma è progettare una nuova collaborazione tra le due.
La vera sfida è organizzativa: la tecnologia, da sola, non trasforma un’impresa. E’ il modo in cui l’impresa decide di utilizzarla e implementarla.
Cultura aziendale, formazione e controllo umano
L’adozione dell’intelligenza artificiale dipende dalla disponibilità di competenze e dalla capacità di individuare applicazioni realmente utili. La questione non è quindi soltanto tecnologica, ma riguarda la cultura aziendale. Un’impresa che introduce l’AI senza formare le persone rischia di utilizzare superficialmente strumenti sofisticati; un’impresa che digitalizza senza ripensare i processi rischia invece di rendere più veloce un processo già inefficiente.
Per questa ragione, la trasformazione deve prendere avvio da una scelta strategica e arrivare successivamente alla selezione della tecnologia, non il contrario.
Come cambia il ruolo del management con l’intelligenza artificiale
In questo scenario cambia il ruolo del management, chiamato a individuare le attività nelle quali la tecnologia può generare valore, a definire i limiti dell’automazione e a organizzare la collaborazione tra sistemi di AI e competenze umane.
- Quali attività ripetitive possono essere automatizzate?
- Quali processi devono essere riprogettati?
- Quali competenze devono essere sviluppate?
- Quali decisioni devono restare sotto la responsabilità umana?
- Come può essere trasformata l’efficienza ottenuta in nuovo valore per il cliente?
- Come devono essere ridefiniti ruoli e responsabilità?
- Come cambierà la relazione con il cliente?
Il vantaggio concorrenziale emerge quando l’intelligenza artificiale non viene utilizzata soltanto per migliorare gli aspetti tecnici, ma contribuisce anche a ridefinire l’organizzazione, i processi decisionali e le relazioni con clienti, lavoratori e altri stakeholder.
I quattro livelli di utilizzo dell’intelligenza artificiale
È possibile quindi immaginare quattro livelli di utilizzo dell’intelligenza artificiale:
- efficienza: svolgere le attività esistenti più rapidamente e con un minore impiego di risorse;
- trasformazione: riprogettare processi e flussi di lavoro sfruttando le nuove possibilità tecnologiche;
- innovazione: creare prodotti, servizi, esperienze o modelli di business prima non realizzabili;
- sviluppo organizzativo: costruire nuove competenze, responsabilità e modalità di relazione, sia all’interno dell’impresa sia nei rapporti con i clienti.
Il rapporto Deloitte The State of AI in the Enterprise 2026 evidenzia che l’adozione dell’intelligenza artificiale sta passando dalla sperimentazione all’integrazione nei processi. Secondo l’indagine, soltanto il 34% delle organizzazioni considerate sta utilizzando l’AI per ripensare in profondità prodotti, servizi, processi essenziali o modelli di business.
Dall’acquisto del software alla trasformazione dell’impresa
| Livello | Obiettivo | Esempio |
|---|---|---|
| Efficienza | Ridurre tempi e attività ripetitive | Sintesi di documenti e predisposizione di bozze |
| Trasformazione | Riprogettare i processi | Revisione del flusso di assistenza al cliente |
| Innovazione | Creare nuovi prodotti o servizi | Servizi personalizzati basati sull’analisi dei dati |
| Sviluppo organizzativo | Rafforzare competenze e relazioni | Nuovi ruoli di controllo, validazione e interpretazione |
La domanda strategica che ogni impresa dovrebbe porsi
La domanda che ogni impresa dovrebbe porsi non è soltanto: “Quanto investiremo nell’intelligenza artificiale?”, ma soprattutto: “Che tipo di azienda vogliamo diventare grazie all’intelligenza artificiale?”. La risposta determina le competenze sulle quali investire, i processi da riprogettare, le responsabilità da ridefinire e il tipo di relazione da sviluppare con gli stakeholder.
Questo percorso può consentire all’impresa di sviluppare nuovi modi di produrre e condividere conoscenza, ripensando l’organizzazione e le relazioni che la caratterizzano. L’intelligenza artificiale diventa così un acceleratore della cultura aziendale, fondata non soltanto su valori condivisi, ma anche sulla capacità di apprendere, sperimentare e assumere consapevolmente le decisioni.
Flavio Schembri
Lunedì 14 settembre
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📌 BOX OPERATIVO intelligenza artificiale in azienda
Prima di acquistare un sistema di intelligenza artificiale, l’impresa dovrebbe individuare il problema da risolvere, i dati necessari, le persone coinvolte, il risultato atteso e le decisioni che devono restare sotto responsabilità umana. Soltanto dopo questa analisi può essere selezionato lo strumento.
🔎 FOCUS TECNICO
Automazione e trasformazione non sono sinonimi. L’automazione rende più veloce un’attività esistente; la trasformazione modifica il processo, le responsabilità e il valore prodotto. L’innovazione arriva quando l’AI consente di offrire prodotti o servizi prima non realizzabili.
✅ CONCLUSIONI OPERATIVE sull’intelligenza artificiale in azienda
Il vantaggio competitivo non deriva dalla semplice disponibilità della tecnologia. Nasce dalla qualità dei dati, dalla formazione delle persone, dalla governance dei sistemi e dalla capacità del management di trasformare l’efficienza ottenuta in valore per il cliente.
❓FAQ intelligenza artificiale in azienda
Installare un software di AI significa innovare?
No. L’acquisto dello strumento può aumentare l’efficienza, ma l’innovazione richiede la riprogettazione di processi, competenze e servizi.
Quali attività possono essere affidate all’intelligenza artificiale?
Soprattutto le attività ripetitive, standardizzabili e verificabili, mantenendo adeguati controlli sui risultati.
Quali decisioni devono restare umane?
Quelle che richiedono giudizio professionale, assunzione di responsabilità, valutazione del contesto e gestione di conseguenze rilevanti.
Qual è il primo passo per introdurre l’AI in azienda?
Individuare il problema aziendale e il risultato atteso prima di scegliere il software.
L’intelligenza artificiale in azienda sta modificando organizzazione, professioni e modelli di business. Con l’abbonamento a Commercialista Telematico puoi seguire gli approfondimenti dedicati all’AI, alla governance dei dati e alla trasformazione degli studi professionali e delle imprese.
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