Dopo due anni di investimenti concentrati sui modelli linguistici di grandi dimensioni, il venture capital si è spostato fortemente verso l’AI agentica. La next big thing del settore è Instinct, startup della Silicon Valley che sta per lanciare un’applicazione diventata virale prima ancora di essere distribuita al pubblico: un assistente basato sull’intelligenza artificiale che promette di far risparmiare davvero tempo e fatica a tutti i suoi utenti.
Instinct si muove sulla falsariga di OpenClaw: un assistente personale autonomo tuttofare che gira su dispositivi e app dell’utente aiutandolo concretamente e operativamente in ogni aspetto della vita quotidiana, personale e professionale. Il dato più sorprendente, tuttavia, non è tanto la funzionalità proattiva dell’agente AI, ma la quantità di finanziamenti raccolti, la valutazione stellare e la velocità con cui è stata raggiunta.
In questo articolo:
- Instinct è la startup next big thing dell’AI agentica
- La valutazione è schizzata a 2,5 miliardi di dollari
- Chi è il fondatore e quali sono i Vc finanziatori
- I timori su privacy e sicurezza
Instinct è la startup next big thing dell’AI agentica
Sviluppato dalla società Spear Street Technology, Instinct è presentato come un’evoluzione di OpenClaw: un agente AI che si collega ad app e dispositivi dell’utente per leggere e rispondere a e-mail e messaggi, navigare sul web, pianificare appuntamenti e calendari, riassumere documenti, fare acquisti online, avviare automazioni e svolgere i compiti più svariati. La differenza rispetto a OpenClaw è semplice ma essenziale: Instinct funziona come un’app progettata per il consumatore.
Sfruttare concretamente OpenClaw è complicato: l’assistente AI-powered è difficile da configurare perché va installato su un server virtuale o un dispositivo locale e poi collegato tramite Api con un Llm. Instinct è invece “un OpenClaw per persone normali”, come ha scritto su X l’investitore Sheel Mohnot di Better Tomorrow Ventures: facile da usare per chiunque, senza dover essere per forza esperti di programmazione.
Instinct si può collegare a WhatsApp, a iMessage di Apple e ai vari account e-mail, da Gmail ad Outlook. Il prodotto, in fase beta, non è ancora pubblico ed è accessibile solo tramite invito privato. Chi l’ha testato, però, sostiene che sia la prima AI “davvero proattivamente utile”. È il caso di Kenan Saleh, partner di investimento di Andreessen Horowitz che su LinkedIn ha mostrato come l’assistente fa il check-in sui voli e ricorda le prenotazioni che l’utente ha dimenticato di cancellare.
La valutazione è schizzata a 2,5 miliardi di dollari
Fondata appena un anno fa, Instinct ha chiuso tre round di finanziamento ad un ritmo frenetico ed insolito: il Wall Street Journal rivela che l’ultimo di Serie B da 250 milioni di dollari ha portato la raccolta totale a 350 milioni di dollari con una valutazione a 2,5 miliardi. Soltanto all’inizio di agosto, la valutazione era ferma a 100 milioni. Nel corso del mese, complice l’hype generato, è passata a 500 milioni prima di balzare a 2,5 miliardi, con un incremento di 25 volte in meno di trenta giorni.
Oltre alla velocità di crescita, l’aspetto curioso è che agosto è normalmente un mese di stallo nella raccolta fondi e che Instinct è in fase di accesso privato. L’app ha operato per mesi in modalità stealth, non è stata lanciata pubblicamente e non ha un sito ufficiale: c’è soltanto una landing page minimale della startup con i contatti, la mission aziendale e il link alla waitlist privata. Ad oggi, risulta accessibile soltanto su invito attraverso una lista d’attesa e i tester sono contatti diretti di alcuni investitori.
Chi è il fondatore e quali sono i Vc finanziatori
Spear Street Technology è un’azienda registrata in California nell’aprile 2026 dal 23enne Noah Shinn, ex programmatore e ricercatore per Sierra. Fondata nel 2023 da Bret Taylor e Clay Bavor, Sierra è la piattaforma californiana di intelligenza artificiale conversazionale avanzata che permette alle imprese di creare agenti AI autonomi per il servizio clienti. Sierra ha cavalcato il boom dell’AI agentica servendo oltre il 40% delle aziende Fortune 50 e superando i 15 miliardi di valutazione.
Dopo aver lasciato Sierra alla fine del 2025, Shinn ha lanciato Instinct con l’obiettivo di offrire un agente AI dall’interfaccia intuitiva, che “unisce la semplicità a capacità straordinarie”. “Sono entusiasta di tutto ciò che i nostri primi utenti stanno facendo con Instinct”, ha scritto Shinn in un post su X. “Ci hanno raccontato di aver organizzato viaggi in auto attraverso il paese, fatto la spesa settimanale e acquistato biglietti per concerti, e disdetto abbonamenti per centinaia di dollari. Qualcuno sta persino organizzando il proprio matrimonio con Instinct”.
Il venture capital ha subito accolto con entusiasmo l’app. Tra i primi sostenitori della startup ci sono stati Conviction, Greenoaks Capital e Kleiner Perkins. Il round di Serie B da 250 milioni di dollari è stato co-guidato da Index Ventures (il fondo statunitense che vanta in portafoglio Wiz e Anthropic, Revolut e Figma, Scale AI e Fireworks AI) e Benchmark, la firm californiana che negli anni ha finanziato alcune delle aziende tecnologiche più importanti al mondo, da Twitter e Instagram a Snapchat e Dropbox.
I timori su privacy e sicurezza
Secondo le stime di settore, la spesa aziendale in AI agentica raddoppierà nel 2026 rispetto all’anno precedente: il mercato globale degli agenti valeva 8 miliardi di dollari nel 2025 ed è atteso in forte crescita a un tasso annuo composto superiore al 45% nei prossimi anni. Instinct non è un caso isolato, nelle scommesse degli investitori come nelle polemiche sollevate.
L’altra faccia della medaglia è rappresentata dai timori per la gestione dei dati. Diversi tester, da Katie Jacobs Stanton di Moxxie Ventures ad Alex Cohen di Hello Patient, hanno segnalato pubblicamente criticità in merito a privacy e sicurezza: i termini di servizio concederebbero a Instinct una licenza “perpetua e irrevocabile” sui profili personali degli utenti (utilizzabile anche per l’addestramento dei modelli) e l’agente continuerebbe ad accedere alla posta dell’utente anche dopo la disconnessione dell’account.
Shinn non ha risposto alle richieste di chiarimento in merito a questi errori operativi. Il founder si è limitato ad osservare che “la raccolta fondi è il riflesso dell’entusiasmo dei primi utenti attorno al potenziale di un assistente proattivo, sempre attivo ed estremamente capace, che dà davvero la sensazione di avere accesso a tutto il tuo contesto e di cercare sempre di aiutarti”. Con una raccolta complessiva da 350 milioni e una valutazione di 2,5 miliardi attribuita a una startup ancora priva di un lancio pubblico, la vera sfida per Instinct comincia ora: trasformare l’entusiasmo del venture capital in un prodotto concreto che il mercato sia disposto a provare e soprattutto di cui fidarsi.
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