Domani 30 agosto inizia il primo turno degli US Open 2026, ultimo slam della stagione nonchè uno degli appuntamenti più redditizi dell’intero calendario tennistico. A New York, però, il business non vive soltanto del tennis. Attorno alle partite si è sviluppato negli anni un ecosistema fatto di sponsor, hospitality, intrattenimento, diritti televisivi, tecnologia e turismo, capace di trasformare il torneo in uno dei principali eventi sportivi della città.
Rumorosi, spettacolari e con un’atmosfera più vicina a quella di un festival che alla tradizione dei circoli inglesi, gli US Open incarnano lo spirito di New York. È anche questo a distinguerli da Wimbledon, dove il branding commerciale rimane molto più discreto. A Flushing Meadows, invece, i marchi occupano un ruolo evidente: le attivazioni pubblicitarie sono aggressive, gli spazi commerciali numerosi e la musica live affidata a grandi artisti contribuisce a costruire un’esperienza che va ben oltre il campo da tennis.
Un torneo da oltre un miliardo di dollari per New York
La United States Tennis Association ha investito circa due miliardi di dollari nel torneo e nelle infrastrutture del Billie Jean King National Tennis Center a Flushing Medows, sede degli US Open dal 1978, senza ricorrere a finanziamenti pubblici. Una parte significativa di questo investimento è stata destinata alla trasformazione completata nel 2018, ma il processo di ammodernamento è tutt’altro che terminato.
L’Arthur Ashe Stadium è infatti al centro di un progetto di ristrutturazione da 800 milioni di dollari, il più grande nella storia degli US Open. I lavori, destinati a concludersi nel 2027, porteranno circa duemila nuovi posti a bordo campo, un ampliamento del 40% del livello promenade e due nuovi piani di suite. Alcune delle novità saranno già visibili nell’edizione 2026.
L’investimento punta anche a sostenere una domanda di biglietti che continua a crescere. Nel 2024 gli US Open hanno superato per la prima volta il milione di spettatori. Nel 2025 le presenze sono aumentate di un ulteriore 9%, arrivando a 1,14 milioni. L’obiettivo per il 2026 è stabilire un nuovo record.
La crescita ha però un prezzo. Secondo dati citati da Forbes, il costo medio di un biglietto giornaliero ha raggiunto quest’anno i 311 dollari, alimentando le critiche di una parte del pubblico.
A sostenere il traffico di visitatori è anche la Fan Week, introdotta nel 2018. La formula allarga l’esperienza del torneo alla settimana che precede il tabellone principale, combinando qualificazioni, iniziative per le famiglie e l’Arthur Ashe Kids’ Day. Nel 2026 è tornato anche il doppio misto, con un format rinnovato pensato per portare in campo un numero maggiore di stelle del singolare. Una scelta che ha una precisa logica commerciale: più campioni, maggiore interesse televisivo, più pubblico e maggiore attrattività per gli sponsor.
Secondo gli organizzatori, l’intero evento produce per New York un impatto economico di circa 1,2 miliardi di dollari.
LO SLAM DEI RECORD
US Open 2026, lo Slam dei record perde Sinner: in palio 108 milioni di dollari
Lo US Open 2026 si prepara a partire senza Jannik Sinner e con il ritorno in campo di Carlos Alcaraz. A New York numeri economici da record: 108 milioni di dollari destinati ai giocatori, oltre 1,2 miliardi di impatto economico e 800 milioni di investimenti.
Sponsor e hospitality
Il peso degli sponsor è un altro indicatore della forza commerciale del torneo. Nell’ultimo anno il numero dei partner è passato da 21 a 31, grazie all’arrivo di marchi come Oura, Electrolit e, più recentemente, Peloton. Ralph Lauren ha esteso la propria partnership fino al 2032, mentre Chase ha raggiunto il 45° anno di collaborazione con gli US Open.
Il modello commerciale di New York è molto diverso da quello di Wimbledon. Se Londra tende a proteggere l’estetica tradizionale del torneo limitando la presenza dei marchi, Flushing Meadows trasforma gli sponsor in parte integrante dell’esperienza.
I loghi di J.P. Morgan, American Express, Emirates, IHG Hotels & Resorts e Deloitte sono visibili intorno ai campi, mentre i 46 acri del complesso offrono agli sponsor una superficie enorme per costruire esperienze fisiche e digitali. I brand, inoltre, organizzano attivazioni dedicate ai tifosi e utilizzano concorsi e iniziative a premio per aumentare il coinvolgimento.
Ma nessun accordo rappresenta meglio la capacità degli US Open di trasformare uno sponsor in un fenomeno culturale quanto quello con Grey Goose.
Il protagonista è l’Honey Deuce, il cocktail ufficiale del torneo. Nel 2025 ne sono state vendute 738.459 unità, al prezzo di 23 dollari ciascuna. Il risultato è un incasso vicino ai 17 milioni di dollari. Il valore dell’operazione, però, non si esaurisce nelle vendite. L’Honey Deuce è diventato un simbolo degli US Open, alimentando migliaia di contenuti spontanei sui social network e garantendo al torneo e al marchio una quantità enorme di esposizione organica.
È il modello perfetto del marketing contemporaneo nello sport: il prodotto dello sponsor diventa parte dell’identità stessa dell’evento.
i dettagli dell’operazione
US Open, restyling da 1,1 miliardi per Flushing Meadows: la USTA si rivolge al private debt per 400 milioni
La federazione tennistica statunitense è in trattativa con investitori istituzionali per raccogliere parte delle risorse necessarie al rifacimento del complesso che ospita lo slam statunitense.
Il vero match si gioca fuori dal campo
Gli US Open 2026 arrivano dunque al termine di una trasformazione che ha portato il torneo molto oltre il tradizionale concetto di competizione sportiva.
Il record di 108 milioni di dollari di montepremi, i diritti televisivi da circa due miliardi, l’espansione degli sponsor, gli investimenti sull’Arthur Ashe Stadium, oltre un milione di spettatori e un impatto economico dichiarato di 1,2 miliardi di dollari sulla città raccontano la stessa storia: gli US Open sono diventati una piattaforma globale di intrattenimento.
Il tennis rimane il prodotto principale, ma attorno al campo si muove un’economia fatta di hospitality, pubblicità, food & beverage, media, tecnologia e turismo. È proprio questa capacità di trasformare una partita in un’esperienza a rendere New York diversa dagli altri Slam.
E nel 2026, mentre Alcaraz cerca di difendere il titolo, Sabalenka insegue la storia e le sorelle Williams tornano sotto i riflettori, la sfida più importante degli US Open potrebbe essere proprio questa: continuare a far crescere il valore economico del torneo senza perdere il rapporto con chi, in campo e sugli spalti, ne rappresenta il cuore.
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