L’esecutivo di Pedro Sánchez si ostina a negare la gravità della situazione nell’exclave spagnola sulla costa africana. Gli abitanti di Ceuta sono «un esempio di convivenza, solidarietà e serenità», dichiarava ieri pomeriggio in audizione al Congresso il ministro dell’Inclusione, la Sicurezza sociale e la Migrazione, Elma Saiz. Per la portavoce del governo, «difendere i nostri confini è un obbligo, ma proteggere la dignità umana lo è altrettanto».
Sta di fatto che la città autonoma è «sull’orlo del collasso», ha ribadito ieri mattina il presidente Juan Jesús Vivas, al termine di un’assemblea con parlamentari di diversi gruppi. «È ad alto rischio per la sicurezza pubblica; il normale funzionamento dei servizi; l’assistenza sanitaria e la salute pubblica; il mantenimento dell’attività economica e dell’occupazione; la convivenza; la fiducia nel futuro e la sicurezza nazionale», riportava il testo della comunicazione istituzionale.
«Per evitare il disastro non abbiamo molto tempo; è necessario che il governo nazionale agisca immediatamente, senza ulteriori indugi, al fine di ripristinare la normalità», ha implorato l’assemblea di Ceuta.
Due giorni fa, oltre a bloccare l’accesso di un camion della Croce Rossa che portava alla spiaggia di Trampolín rifornimenti alimentari per i migranti, alcuni residenti hanno vandalizzato e incendiato rifugi improvvisati sulla spiaggia di Benítez.
All’arrivo della polizia i manifestanti hanno srotolato un’enorme bandiera spagnola. Non c’è più sopportazione. «Se non hanno cibo e dove dormire, gli irregolari se ne andranno», è convinzione di molti.
Madrid si è mossa con enorme ritardo nell’affrontare la crisi migratoria, i 44,5 milioni di euro promessi ieri per rafforzare gli aiuti umanitari sono una goccia. E non si stanno dando versioni credibili di quanto è accaduto. Lo si è visto anche venerdì, durante altre due audizioni molto attese.
Ceuta, scontro sui numeri degli immigrati ancora presenti
A parlare (finalmente) di Ceuta davanti al Congresso è stato per primo il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska. Insiste nel dichiarare che sono 5.000 gli immigrati irregolari ancora a Ceuta e che ne erano entrati 72.000, non 80.000.
Javier Celaya, deputato del Pp per Ceuta, afferma invece che il numero effettivo degli irriducibili si avvicina a 20.000, la stessa cifra indicata dal deputato di Vox, Ignacio Gil Lázaro.
Il ministro dell’Interno ha detto che 100 persone sono state espulse per vari reati, che sei delle 17 vittime di aggressioni sessuali a Ceuta erano minorenni di età compresa tra i 14 e i 17 anni, che il governo sta lavorando per rimpatriare in Marocco i migranti «che non soddisfano i requisiti per rimanere».
Madrid chiede aiuto all’Ue per blindare i confini
Quanto a proteggere i confini delle due exclave, Ceuta e Melilla, Marlaska ha riferito di aver richiesto all’Unione europea 35,5 milioni di euro di finanziamenti, già formalizzati, attraverso il programma di intervento d’emergenza.
Gli interventi, cofinanziati al 90% dall’Ue, serviranno prevalentemente per ampliare le dighe frangiflutti di Tarajal e Benzú, per costruire un nuovo centro temporaneo per 800 stranieri, per dotare le forze di sicurezza di imbarcazioni leggere e di droni.
Dopo aver regolarizzato mezzo milioni di stranieri, Madrid dunque chiede aiuto a Bruxelles. Fondi per costruire un muro che tenga lontani i migranti dalla Spagna continentale e dai Paesi Ue. Non solo, chiede il supporto di Frontex e di Europol per controllare gli irregolari arrivati a Ceuta.
Sánchez e Marlaska sotto accusa per la gestione dell’emergenza
«Sánchez e Marlaska hanno trasformato il Mediterraneo in un’autostrada dell’impunità per narcotrafficanti e mafiosi», ha denunciato il vicesegretario per le Politiche regionali e locali e l’Analisi elettorale del Pp, Elías Bendodo, ieri a Cartagena.
Non c’è solo Ceuta a preoccupare. Gli ingressi di irregolari via mare nella Regione di Murcia sono aumentati quest’anno del 140%. In una sola settimana, tre barche hanno scaricato 161 migranti sulle spiagge, davanti bagnanti che si godevano le vacanze estive.
«Stiamo parlando di narco lance utilizzate per il traffico di droga, che trasportano persone dall’Africa alle coste di Cartagena, e questo perché hanno constatato la debolezza della Guardia Civil e della polizia nazionale, che non dispongono delle risorse necessarie», ha tuonato il deputato nazionale del Pp.
Bendodo accusa l’esecutivo anche di non rispondere a due grandi questioni, ovvero «come è potuto succedere», che 80.000 persone abbiano violato le frontiere e siano entrate in Spagna, e se il governo «è in grado di garantirci che non accada di nuovo». Interrogativi che molti spagnoli si stanno ponendo.
Marlaska, invece, si preoccupa solo di smorzare i toni, non fa autocritica, sostiene che gli attacchi di gruppi di migranti contro i soldati e le incursioni di residenti in accampamenti allestiti su alcune spiagge della città sarebbero il frutto della retorica «dell’estrema destra, e ora anche della destra». Ha accusato Pp e Vox di «incitare all’odio».
Il governo spagnolo accusa la destra e attacca l’Italia su Schengen
Non è stata migliore l’audizione del ministro degli Affari esteri, José Manuel Albares, secondo il quale la crisi di Ceuta sarebbe stata frutto della «disinformazione sui social media» e «immediatamente sfruttata dall’internazionale reazionaria, che, attraverso resoconti di portata globale, cerca di destabilizzare e frammentare l’Europa».
Il ministro è tornato ad attaccare la decisione dell’Italia di sospendere Schengen con la Spagna, l’ha definita un «affronto alla dignità dell’Europa». Ceuta e Melilla sono spagnole, ha detto, ma il dialogo diplomatico con il Marocco «è essenziale» e avrebbe facilitato il rientro «in meno di 48 ore» nel loro Paese di origine «almeno il 90% di coloro che sono entrati illegalmente.
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