Fermarsi prima che sia troppo tardi. È questo, in sostanza, il tema del Consiglio comunale straordinario convocato oggi, 21 agosto, a Favignana. Sul tavolo c’è la proposta di introdurre un vincolo temporaneo di immodificabilità dei luoghi, in attesa del Piano urbanistico generale e del Piano di utilizzo del demanio marittimo.

Ma dietro una formula burocratica piuttosto ostica c’è una questione molto semplice: come impedire che Favignana e le Egadi vengano trasformate, pezzo dopo pezzo, mentre ancora mancano gli strumenti definitivi di pianificazione?

Il tema è diventato urgente. Nuove concessioni, chioschi, strutture ricettive, interventi sulle coste. E poi il meccanismo del silenzio-assenso, che negli ultimi anni ha consentito ad alcune pratiche di andare avanti senza un pronunciamento esplicito degli enti chiamati a tutelare territorio e paesaggio.

Oggi maggioranza e opposizione arrivano in Consiglio partendo da posizioni politiche differenti, ma con una consapevolezza che sembra ormai comune: le Egadi hanno bisogno di una protezione maggiore.

 

La richiesta dell’opposizione: fermare le trasformazioni

 

A chiedere la convocazione straordinaria sono stati i consiglieri Francesco Sammartano, Maria Sinagra e Antonino Lo Iacono del gruppo “Egadi Meravigliose”.

La loro proposta è quella di impegnare l’amministrazione all’adozione del vincolo di immodificabilità temporanea dei luoghi, uno strumento già utilizzato nel 2004.

L’obiettivo è congelare nuovi interventi che comportino consumo di suolo o alterazioni delle coste, facendo salvi il recupero e la ricostruzione degli immobili esistenti nel rispetto delle norme.

“Approviamolo prima che sia troppo tardi”, è la posizione della minoranza.

La questione, del resto, non nasce oggi. Ad aprile, durante un altro Consiglio richiesto dall’opposizione, l’assessore all’Urbanistica Lorenzo Ceraulo aveva indicato proprio il vincolo temporaneo come uno degli strumenti utilizzabili per proteggere l’arcipelago nelle more dell’approvazione del PUG e del PUDM.

Poi sono trascorsi i mesi e il provvedimento non è arrivato. Da qui la nuova iniziativa della minoranza.

 

Pagoto scrive alla Regione

 

Nel frattempo, però, anche l’amministrazione Pagoto ha alzato il livello dello scontro istituzionale sulla gestione del demanio.

Alla vigilia di Ferragosto il sindaco Giuseppe Pagoto ha scritto all’assessore regionale al Territorio e Ambiente, Giusy Savarino, chiedendo di intervenire su alcune concessioni demaniali già rilasciate, valutandone la revoca o la modifica.

È un passaggio importante perché molte delle autorizzazioni contestate non dipendono direttamente dal Comune, ma dalla Regione Siciliana.

La questione, dunque, si sposta anche a Palermo.

 

Cala Grande e Cala Pirreca: arrivano i primi stop

 

E qualcosa, intanto, si muove anche sul piano amministrativo.

Gli uffici comunali hanno perfezionato due distinti provvedimenti riguardanti altrettante aree particolarmente delicate dell’isola.

Il primo riguarda Cala Grande, dove è stato rigettato un progetto per la realizzazione di un punto di ristoro.

Il secondo interessa Cala Pirreca, dove è stata emessa un’ordinanza per la demolizione di opere ritenute abusive.

Sono due vicende diverse, ma raccontano la stessa pressione che negli ultimi anni si è concentrata sulla costa di Favignana.

Ed è proprio contro questa progressiva trasformazione del territorio che da tempo si batte anche il comitato civico “Salviamo lo Stornello”, mentre la questione è arrivata più volte all’Assemblea regionale siciliana.

 

Ciminnisi: “Adesso la Regione deve assumersi le sue responsabilità”

 

Tra le deputate regionali che più hanno seguito la vicenda c’è Cristina Ciminnisi del Movimento 5 Stelle, che ha presentato diverse interrogazioni all’Ars.

Ciminnisi considera positivamente le ultime iniziative del Comune, ma adesso chiede alla Regione di fare la propria parte.

La deputata ha annunciato di avere chiesto, alla ripresa dei lavori parlamentari, un’audizione in IV Commissione per fare luce sulle concessioni demaniali rilasciate nelle Egadi.

Il punto centrale, anche per Ciminnisi, è il silenzio-assenso.

Secondo la parlamentare, troppi insediamenti in aree particolarmente sensibili hanno potuto beneficiare di autorizzazioni formatesi semplicemente con il trascorrere del tempo, senza un’esplicita valutazione degli organi di tutela.

Per questo il Movimento 5 Stelle sta lavorando a un disegno di legge regionale che elimini il silenzio-assenso nelle materie considerate più delicate: ambiente, paesaggio, demanio marittimo, aree protette e rifiuti.

 

Il paradosso del silenzio-assenso

 

È uno dei punti sui quali, curiosamente, maggioranza comunale e opposizioni regionali sembrano avvicinarsi.

Lo stesso Pagoto, parlando nei giorni scorsi con Tp24, aveva posto il problema in termini molto netti.

Per anni la parola d’ordine è stata semplificare. Ridurre la burocrazia. Accelerare le pratiche. Se l’amministrazione non risponde entro un certo termine, il cittadino o l’impresa possono andare avanti.

Un principio nato per combattere l’inerzia degli uffici pubblici che, applicato a territori fragilissimi come le Egadi, può però produrre effetti difficilmente reversibili.

Per questo Pagoto propone una sorta di ritorno all’antico: nelle aree di particolare pregio ambientale dovrebbe valere il silenzio-dissenso.

Se manca un’autorizzazione esplicita, insomma, non si costruisce e non si trasforma.

 

La maggioranza: “Non basta dire no, decidiamo quale futuro vogliamo”

 

La maggioranza che sostiene Pagoto ha accettato la convocazione del Consiglio richiesta dall’opposizione, ma prova ad allargare il campo della discussione.

Perché, sostiene il gruppo “Movimento per le Egadi – Pagoto Sindaco”, il problema non può ridursi semplicemente alla scelta tra costruire e non costruire.

“Le Egadi hanno bisogno di strumenti di salvaguardia nelle more dell’approvazione del PUG e del PUDM”, riconosce la maggioranza. Ma questo dovrebbe essere soltanto il punto di partenza.

La domanda diventa allora molto più grande: quale modello di sviluppo vogliono le Egadi?

Come si tiene insieme la tutela del territorio con il turismo? Come si garantisce lavoro senza trasformare ogni metro disponibile in una risorsa da mettere a reddito? Come si difende la residenzialità? E come si evita che Favignana diventi semplicemente un grande villaggio turistico aperto cinque mesi all’anno?

 

L’overtourism non è più un problema teorico

 

Sono le stesse domande emerse nel reportage di Tp24 sull’estate alle Egadi.

Il turismo continua a crescere e rappresenta la principale fonte di reddito dell’arcipelago. Ma proprio il suo successo sta facendo emergere problemi nuovi: pressione sulle coste, moltiplicazione delle case vacanze, congestione delle cale, perdita delle attività tradizionali e aumento del valore economico di ogni spazio disponibile.

La maggioranza parla apertamente di overtourism e invita a prepararsi anche agli effetti della crescente esposizione internazionale delle isole.

Tra gli elementi destinati ad aumentare ulteriormente la notorietà dell’arcipelago c’è anche “The Odyssey” di Christopher Nolan, girato in parte a Favignana e nelle Egadi. Una gigantesca vetrina internazionale che può trasformarsi in una nuova opportunità economica, ma anche in ulteriore pressione su un territorio che ha dimensioni e risorse limitate.

 

La vera partita comincia adesso

 

Il Consiglio comunale di oggi, quindi, vale molto più del singolo atto di indirizzo.

Può essere il momento nel quale la politica egadina prova finalmente a stabilire un limite.

Non un limite al turismo in quanto tale, né allo sviluppo economico. Ma alla convinzione che ogni nuova struttura, ogni concessione e ogni pezzo di costa trasformato rappresentino automaticamente sviluppo.

Perché su un’isola il territorio non è infinito. E quello che viene modificato oggi potrebbe non tornare più come prima.

Maggioranza e opposizione si presenteranno in Aula con storie e responsabilità diverse, e non mancheranno certamente le polemiche. Ma almeno su una cosa sembrano ormai concordare: aspettare semplicemente che arrivino PUG e PUDM non basta più.

Favignana sta cambiando adesso.

Ed è adesso che bisogna decidere cosa dovrà rimanere di Favignana domani.




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