Per anni lo sportswear è stato considerato una categoria a sé, confinata tra palestre, sentieri di montagna e campi da gioco. L’ascesa dell’athleisure e, successivamente, del gorpcore ha però raccontato qualcosa di più di una semplice tendenza: ha segnato l’ingresso dell’abbigliamento tecnico nell’immaginario della moda contemporanea, trasformandolo da linguaggio specialistico a codice estetico condiviso. Oggi giacche impermeabili, tessuti performanti, pantaloni multifunzionali e sneakers ad alte prestazioni hanno superato i confini dell’attività sportiva per entrare stabilmente nella quotidianità. Non si tratta soltanto di un cambiamento estetico, ma di una trasformazione culturale che riflette nuove priorità: benessere, mobilità, comfort e longevità dei prodotti. Secondo Euromonitor International, lo sportswear continuerà a essere il segmento più dinamico del mercato dell’abbigliamento globale fino al 2030, sostenuto dalla crescente domanda di capi versatili, performanti e durevoli.
Il progetto di un nuovo guardaroba urbano: IDAMA
All’interno di questo scenario nasce IDAMA, giovane marchio italiano fondato nel 2025 da Alessandro Amadi, con l’obiettivo di ridefinire il rapporto tra tecnologia, design e abbigliamento urbano. Interamente progettato e prodotto in Italia, il brand propone una collezione che unisce tessuti ad alte prestazioni, linee essenziali e una ricerca progettuale orientata alla versatilità. Gilet, t-shirt, pantaloni, shorts e gonne sono concepiti secondo un principio di modularità e stratificazione, mentre per la prima volta il marchio introduce anche una proposta total look dedicata al womenswear, affiancata da una capsule sportiva composta da leggings. La palette cromatica richiama gli elementi naturali traducendo la funzionalità tecnica in un’estetica essenziale. A distinguere IDAMA da molte realtà emergenti non è però soltanto il prodotto, bensì il metodo con cui esso viene concepito. Alessandro Amadi arriva infatti al fashion system da un percorso ingegneristico, un elemento che influenza profondamente il processo creativo. “Quando progettiamo un capo lo concepiamo prima di tutto come un prodotto, non solo come un oggetto estetico”, spiega. L’approccio consiste nell’eliminare il superfluo per raggiungere un equilibrio tra funzione ed efficacia, intervenendo già nella fase produttiva per ridurre gli sprechi e ottimizzare l’utilizzo dei materiali. Questa prospettiva riflette un cambiamento che sta interessando l’intero settore. Se per decenni la moda ha privilegiato il valore simbolico e stilistico del capo, oggi cresce l’attenzione verso aspetti come performance, qualità costruttiva e durata.

Progettare per una quotidianità in movimento
La trasformazione dello sportswear in un linguaggio quotidiano, secondo Amadi, riflette un cambiamento più profondo nelle abitudini e nei ritmi della società contemporanea. “La cultura del benessere e l’attenzione alla salute sono diventate centrali”, osserva. Da una parte le generazioni più adulte vivono lo sport come strumento per mantenersi attive; dall’altra, per molti giovani l’attività sportiva si sta trasformando in uno dei principali luoghi di socialità reale. Non è un caso che piattaforme come Strava abbiano assunto il ruolo di vere community, mentre marchi come ON e Alo abbiano contribuito a trasformare l’abbigliamento tecnico in un nuovo codice estetico vicino al lusso funzionale. È proprio questa nuova fluidità a modificare il significato stesso della performance. Per IDAMA un capo tecnico non deve eccellere esclusivamente in termini di impermeabilità, leggerezza o termosensibilità, ma accompagnare chi lo indossa nei continui passaggi della giornata, dall’ufficio agli spostamenti urbani, senza costringere a scegliere tra funzionalità e stile. “Un capo performante è quello che ti fa sentire adeguatamente vestito e a tuo agio in qualsiasi situazione”, sintetizza Amadi.

La durata come nuovo lusso
La stessa attenzione emerge nella scelta dei materiali. Se in passato i tessuti tecnici erano spesso associati a superfici rigide e poco piacevoli al tatto, oggi la ricerca della filiera italiana permette di sviluppare soluzioni che uniscono prestazioni elevate ed esperienza sensoriale. Amadi cita il caso del cotone accoppiato, capace di conservare il calore e la morbidezza di una fibra naturale integrando, al tempo stesso, membrane impermeabili e protettive. Un altro tema centrale della filosofia IDAMA riguarda la durata. “La durabilità rappresenta l’inizio della seconda vita di un capo”, afferma Amadi, spiegando come un indumento tecnico progettato con materiali di qualità possa invecchiare mantenendo il proprio fascino, trasformando i segni dell’utilizzo in memoria personale. Da questa prospettiva, il lusso contemporaneo non coincide con l’esclusività fine a se stessa, ma con la possibilità di costruire un rapporto duraturo con ciò che si indossa. Guardando al futuro, Amadi immagina uno scenario diverso da quello che molti osservatori prevedono. Più che assistere a una progressiva fusione tra moda, outdoor e sportswear, auspica il ritorno di identità più riconoscibili. Una visione che si riflette anche nella scelta di mantenere una precisa specializzazione nell’abbigliamento tecnico pensato per la città, rivolgendosi a una community definita, gli “IDAMA Players”, senza rinunciare al proprio DNA progettuale. È forse proprio questa la riflessione più interessante che emerge dal progetto. Più che decretare il definitivo trionfo dello sportswear sulla moda tradizionale, racconta una trasformazione più profonda: oggi il valore di un capo non risiede soltanto nella sua estetica, ma nella qualità del progetto, dei materiali e della ricerca che lo sostengono. In questo equilibrio tra funzione e identità potrebbe trovarsi una delle direzioni più interessanti del vestire contemporaneo.
Erika del Prete
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