Montagne
I Monti Alburni, nel Parco nazionale del Cilento, fanno da sfondo a un tratto molto suggestivo della Strada Regia delle Calabrie (foto: VP)

Il turismo lento è uno dei grandi trend del mercato, che continuerà a crescere nei prossimi anni. Sempre più viaggiatori cercano, infatti, esperienze lontane dalle rotte più battute, vogliono entrare in contatto con le comunità locali, conoscere i territori attraverso il paesaggio, il cibo, la storia e le persone che li abitano. È una trasformazione della domanda turistica che apre una partita importante soprattutto per quei territori che non possono competere sui numeri con le grandi città d’arte e le destinazioni più blasonate, ma possiedono un patrimonio diffuso di straordinario valore.

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È dentro questa evoluzione che si inserisce la Strada Regia delle Calabrie, antico itinerario che attraversa Campania, Basilicata e Calabria e che oggi prova a tornare a essere una direttrice di rilievo, questa volta non soltanto viaria ma turistica, culturale ed economica. Una via di comunicazione che rappresentava la più lunga e importante via di terra del Sud Italia, voluta dai Borbone (in particolare da Ferdinando IV) nella seconda metà del Settecento, che collegava Napoli a Reggio Calabria ricalcando in gran parte l’antica via romana Capua-Regium, la cui funzione principale andò poi persa nel 1962 con l’apertura dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria.

La sfida è ambiziosa: utilizzare la storia come filo conduttore per costruire un prodotto turistico contemporaneo capace di collegare luoghi conosciuti e realtà minori, costa e aree interne, grandi attrattori e piccoli borghi. E soprattutto fare in modo che il visitatore non si limiti a passare, ma si fermi, dorma, mangi, acquisti prodotti locali, visiti musei e siti archeologici, utilizzi servizi, trasformando così il turismo in indotto economico per le comunità.

La Reggia di PorticiLa Reggia di Portici
La Reggia di Portici (foto: VP)

2.200 anni di storia diventano un prodotto turistico

I numeri raccontano bene la dimensione del progetto, come ben racconta Luca Esposito, architetto e autore dello studio che ha ricostruito il percorso che nei secoli era andato dimenticato. Uno studio durato ben otto anni, sulla carta sicuramente, ma anche sul campo, percorrendo personalmente a piedi il tracciato e incrociando cartografie e mappe storiche. «Mettiamo in rete 2.200 anni di storia, 260 chilometri, 45 città e piccoli borghi, 15 paesi sedi delle antiche stazioni di posta, cinque siti Unesco, tre regioni, quattro province e tre parchi nazionali», spiega.

Il lavoro di Esposito ha consentito di individuare e rimettere in relazione testimonianze molto diverse: ponti romani, tratti dell’antica viabilità, stazioni di posta (usate un tempo, quando si viaggiava in carrozza, per cambiare i cavalli e smistare la corrispondenza), taverne ottocentesche e porzioni del basolato della strada consolare romana che collegava il Sud con il resto della Penisola.

Un patrimonio che per troppo tempo è rimasto frammentato e del quale ora questo progetto prova a costruire un unico racconto territoriale. Lungo la Strada Regia sono infatti passati viaggiatori, eserciti, sovrani e protagonisti del Grand Tour. Le tracce della storia si incontrano con quelle del paesaggio e della cultura locale: dalle Ville del Miglio d’Oro (tra Ercolano e Torre del Greco, definito “d’oro” per la presenza di rigogliosi giardini di agrumi e di alcune tra più sfarzose ville vesuviane del XVIII secolo), alle Grotte di Pertosa-Auletta e alla meravigliosa Certosa di Padula passando per strade e ponti che rappresentano autentici capolavori di ingegneria, oltre a piccoli borghi, chiese, basiliche, antichi battisteri e paesaggi naturalistici di grande suggestione. In pratica, come lo stesso Esposito ben sintetizza, «un museo diffuso di archeologia, natura e storia».

Balcone vista mareBalcone vista mare
La Strada Regia delle Calabrie comprende anche il cosiddetto “Miglio d’Oro”, punteggiato da splendide ville vesuviane vista mare (foto: VP).

Campania fra turismo slow e America’s Cup

Un progetto che vede come capofila la Campania e che coinvolgerà progressivamente e in modo sempre più sinergico anche le regioni Basilicata e Calabria. Proprio per la Campania la Strada Regia delle Calabrie – che potrà essere trainata anche dai grandi eventi che interesseranno la regione nei prossimi anni, fra cui l’America’s Cup di vela del 2027 ed altre iniziative legate alle eccellenze culturali ed enogastronomiche regionali – può rappresentare un nuovo, importante itinerario che amplia e qualifica l’offerta turistica regionale e contribuisce a costruire nuovi percorsi in grado di raccontare l’autenticità dei territori e di generare nuove opportunità per le comunità locali.

Al di là dei grandi attrattori turistici di cui la Campania dispone – in primis Napoli, i celeberrimi siti archeologici e la Costiera Amalfitana – la Strada Regia delle Calabrie nasce, infatti, anche come risposta all’overtourism di alcune destinazioni e per allontanare, quindi, il rischio di una forte concentrazione dei flussi turistici, ma mettendo allo stesso tempo in relazione alcuni dei luoghi più conosciuti con borghi e aree interne che hanno un problema opposto: possiedono patrimonio, paesaggio e identità, ma spesso non riescono a trasformarli in una domanda turistica strutturata.

Tutto ciò in una realtà, quella campana, dove il 70% dei 550 comuni che la compongono è rappresentato da realtà sotto i 5mila abitanti. L’obiettivo di questo progetto è dunque  quello di decentrare il turismo, portandolo oltre i poli maggiormente conosciuti e creando nuove occasioni economiche nei territori più fragili. Una diversificazione che può diventare decisiva anche per allungare la permanenza media.

Una filiera di esperienze fra siti Unesco e luoghi meno noti

Il percorso mette insieme prodotti turistici molto diversi che intercettano sia alcune mete molto blasonate, come i 5 siti Unesco (centro storico di Napoli, Costiera amalfitana, Ercolano e Pompei, i parchi nazionali del Cilento e del Pollino) che si incontrano lungo il tracciato, sia destinazioni meno note. Si parte dalla fascia vesuviana, con la Reggia di Portici, autentico gioiello di architettura a cui lavorò anche il celeberrimo Luigi Vanvitelli, architetto della Reggia di Caserta, che di fatto rappresentò il primo museo archeologico al mondo, il Parco Archeologico di Ercolano, con le sue straordinarie vestigia, e le ville del Miglio d’Oro, tra cui Villa Campolieto, sede della Fondazione Ente Ville Vesuviane, un luogo dove la storia del Grand Tour incontra l’archeologia e l’architettura settecentesca.

Mosaico a ErcolanoMosaico a Ercolano
L’area archeologica di Ercolano è uno dei siti Unesco che si incontrano lungo la Strada Regia (foto: VP)

Il percorso tocca anche Salerno, con il suo Duomo e la cripta di San Matteo, magnificamente affrescata, e si addentra poi progressivamente nell’interno della regione, toccando luoghi come Cava de’ Tirreni, con il suo lungo sistema di portici e l’Abbazia della Santissima Trinità, scrigno di notevoli opere d’arte, Nocera Superiore, con il suo monumentale Battistero paleocristiano di Santa Maria Maggiore, Padula, con il suo borgo arroccato, il battistero di San Giovanni in Fonte del IV secolo d.C. e soprattutto la Certosa di San Lorenzo, patrimonio Unesco insieme col Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Quest’ultima, fondata nel 1306 con la sua straordinaria architettura barocca, rappresenta con una superficie di oltre 51mila metri quadri e circa 350 stanze, la più grande certosa d’Italia e una delle maggiori d’Europa.

Il tracciato in terra campana tocca poi i paesaggi dell’anima degli Alburni, il massiccio montuoso calcareo di origine carsica dell’Appennino campano soprannominato “le Dolomiti del Sud”, ricadente nel Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, con borghi assolutamente da scoprire, come quelli di Postiglione, base per splendidi trekking sui Monti Alburni, e Casaletto Spartano, dove si trova la Taverna Garibaldi, posto dove assaporare le specialità della zona ricavata negli stessi ambienti del fortino che nel 1860 ospitò Giuseppe Garibaldi.

Sono luoghi attraversati anche da suggestivi cammini, come il Cammino del Negro e il Cammino di San Nilo, in un contesto ricco di sorgenti, cascate (come le splendide Cascate dei Capelli di Venere, a Casaletto Spartano) e luoghi naturalistici unici, come le spettacolari Grotte di Pertosa-Auletta, che si sviluppano per circa tre chilometri negli antri della Terra e rappresentano le uniche grotte in Italia a permettere la navigazione di un fiume sotterraneo (il fiume Negro) e le uniche in Europa a custodire i resti di un antico villaggio di palafitte risalente al II millennio a.C. 

La Certosa di San Lorenzo, a PadulaLa Certosa di San Lorenzo, a Padula
La Certosa di San Lorenzo, a Padula (foto: VP)

Poco lontani, autentici capolavori di ingegneria come, in territorio di Auletta, il Ponte della Difesa costruito dai Romani sul fiume Tanagro lungo l’antica Via Popilia, o, ancora, fra Pertosa e Polla, il vertiginoso Ponte di Campostrino (o Campestrino), commissionato da Ferdinando IV di Borbone alla fine del 1700 insieme con un complesso sistema di ripidi tornanti per superare il dislivello esistente tra i due costoni della gola sul cui fondo scorre il Tanagro.

Il patrimonio della Strada Regia non è costituito però soltanto di monumenti, è fatto anche di storie, di piccoli produttori di eccellenze locali, di tradizioni e di prodotti che hanno attraversato i secoli. Come per esempio le salsicce di Cicerone, legate alla tradizione delle antiche “lucaniche”. Secondo la tradizione, il celebre oratore romano si sarebbe fermato nell’area di Sicignano degli Alburni, nei pressi dell’antica stazione di posta di Nares Lucanae, per ristorarsi durante il viaggio verso il Sud, e qui avrebbe apprezzato e decantanto questo succulento cibo locale.

Come lui, nei secoli, molti altri nomi noti hanno percorso, e alcuni di loro anche descritto con dovizia nei loro diari di viaggio, la Strada Regia: fra questi, il celebre gladiatore Spartaco, durante la rivolta contro Roma nel I secolo a.C., Carlo V d’Asburgo, Goethe, Lord Byron, Henry Swinburne, l’abate di Saint-Non, Gioacchino Murat, Giuseppe Garibaldi, Carlo Pisacane.

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Le Grotte di Pertosa-Autella (foto: VP)

Fare rete per contrastare lo spopolamento

Come per quasi tutti i piccoli comuni delle aree interne italiane, il problema dello spopolamento riguarda anche le aree interne della Campania, che certamente un’oculata e specifica strategia turistica può contribuire a limitare creando condizioni più favorevoli per mantenere attività e occupazione. La Strada Regia prova a farlo mettendo in rete territori che, presi singolarmente, avrebbero una capacità di attrazione limitata, ma che insieme possono costruire una destinazione articolata.

Il principio è semplice: un borgo può diventare una tappa; più borghi possono diventare un itinerario; un itinerario può diventare un mercato turistico. Per arrivarci, però, serviranno organizzazione, servizi, promozione comune, infrastrutture, ricettività e una vera capacità di lavorare in rete. Elementi su cui il progetto di recupero della Strada Regia convoglierà sempre più risorse.

E proprio il fare rete e la dimensione interregionale è uno degli elementi strategici della Strada Regia, che attraversa Campania, Basilicata e Calabria, collegando quattro province, numerosi piccoli centri e tre parchi nazionali. Una scala che rende evidente la necessità di superare la frammentazione amministrativa e costruire una proposta turistica comune.

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L’imponente opera ingegneristica voluta da Ferdinando IV di Borbone a fine ‘700 caratterizzata dal vertiginoso Ponte di Campostrino e da una serie di ripidi tornanti (foto: VP)

Strada Regia delle Calabrie: info pratiche e prossimi step

La Strada Regia delle Calabrie è oggi un itinerario che può essere esplorato in auto, in moto e, per alcuni tratti, in bicicletta, seguendo i diversi tratti ricostruiti attraverso il lavoro di ricerca storica e cartografica. L’obiettivo del progetto è però andare oltre la semplice possibilità di ripercorrere l’antico tracciato: la prossima fase punta a costruire una fruizione turistica sempre più strutturata, attraverso tracce e segnavia specifiche e la realizzazione di un’apposita guida, così da rendere più semplice per i viaggiatori scegliere e organizzare la propria esperienza. Il progetto prevede inoltre di rafforzare la rete tra i comuni coinvolti, le realtà dell’ospitalità, della ristorazione e degli operatori locali, trasformando progressivamente la Strada Regia in un vero prodotto di turismo lento e territoriale in grado di generare indotto economico per tutte le comunità locali coinvolte in questa importante azione di recupero delle radici storico-artistico-culturali di un’Italia forse meno conosciuta, ma altrettanto ricca e affascinante.

Per info: Archeoclub d’Italia, cui fa capo il progetto di valorizzazione della Strada Regia delle Calabrie; Discover South, operatore specializzato nell’offerta di diverse esperienze di viaggio, fra cui anche experience particolari in luoghi meno conosciuti e a diretto contatto con le comunità locali.

Vincenzo Petraglia


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