GUFANDO GUFANDO
PREMIO MASTAZZOLA D’ORO FERRAGOSTO 2026

La minchiata non è più l’incidente della politica. È diventata la sua tecnica

– GIORGIA MELONI, detta la borgatara. Da una settimana Catania è nel caos e lei pensa a Ceuta. Invece di bloccare l’arrivo dei marocchini di Ceuta, per la legge dantesca del contrappasso, il blocco, si fa per dire, della frontiera spagnola ha portato semplicemente al blocco delle partenze e degli arrivi all’aeroporto di Catania. Non potendo più parlare di blocco navale, si inventa la chiusura dei confini con la Spagna perché i terroristi islamisti possono arrivare a noi. Dopo una settimana respinge in Spagna una flotta di ben 15 badanti sudamericane e 6 marocchini. Pensa così tanto a Ceuta che si trova in Africa che trascura sia Catania e sia Lampedusa dove in pochi giorni sono arrivati oltre cento migranti. Dove dovrebbe mettere mano è un disastro, sulle accise dei carburanti è immobile e paghiamo la benzina oltre 2 euro. Pensa alle vacanze da fare in Puglia dove intende fare una grande festa per il suo governo più longevo della storia d’Italia. In Calabria poi verrà a chiedere i voti. In realtà la sua nuova veste da cazzara non nasce tanto per paura di Vannacci, ma da quella di Roberto Occhiuto. Da quando costui ha preannunciato la sua discesa in campo come leader nazionale di Forza Italia. A CAZZARO, CAZZARO E MEZZO, si sarà detta la Giorgia. Benvenuta nel mondo dei Cazzari.

– Robertino Occhiuto, detto Occhiù. Da quando Marina Berlusconi l’ha convocato ad Arcore, lui pensa, agisce, si atteggia a grande leader nazionale. Passa da un’intervista a Nicola Porro su Rete 4 ad un’altra con tale Cerasa sul Foglio, giornaletto mezzo clandestino. A Roma e Milano pensano di avere a che fare con un nuovo leader. Lui che tra consiglio regionale, Camera dei deputati, Senato della Repubblica è da 30 anni in politica, prima come portaborse di Casini, poi di Berlusconi e così via. Rieletto presidente, grazie ad un centrosinistra imbelle, continua a sgovernare la Calabria come se si trattasse di uno show televisivo. Passa da un Capodanno Rai all’altro, da un Magna Magna Film Festival con stelle e stelline cinematografiche, da una fiera all’altra, da un Vinitaly all’altro, da un drone ad una control room. La Calabria è ultima in tutti i campi, ma come d’incanto, grazie al profumo dei contributi europei, è ammirata in tutto il globo terracqueo. I fan, gli ammiratori, i portaborse applaudono e così la quasi unanimità della stampa. Ma come per tutti gli intoccabili arriva prima o poi un inciampo. Per la Meloni è stato il referendum sulla giustizia, per lui sarà il referendum sui sottosegretari. Se si arrriva, sarà la sua tomba politica. La terra dei cazzari.

Francesco Cannizzaro, detto Ciccio profumo alias Bummino. Astro nascente. Il Barcellona è famoso per la “Cantera”, la sua scuola di calcio che sforna campioni a iosa. Forza Italia Calabria, ma tutto il centrodestra non scherza, è famosa per la “Caddara”, scuola di minchiate per giovani e vecchi politici calabresi. Da quando ha lasciato Roma per fare il gerarca, pardon il sindaco, a Reggio Calabria è inarrestabile. Ha un rapporto diretto con la Madonna della Consolazione con cui parla sui problemi della città; vola a Dublino per parlare con Eddie Wilson della Ryanair che poco dopo cancella quasi tutti i voli per l’estero da Reggio Calabria; fa il personal trainer con gli operai addetti alla pulizia della città che infatti è sempre più sporca. Il suo colpo da campione è il Vinitaly a Reggio, la sagra del vino. Ubriaco da cotanto evento e forse da qualche bicchierino di troppo, inizia a sparare numeri ad minchiam. Il km più bello d’Italia diventano 5 km. I visitatori alla sagra del vino diventano 60 mila. La libera così grossa la cazzata che solo i più stretti adoratori rilanciano la boutade. Minchiata x minchiata, Ca(nni)zzaro facci sapere dove avete messo il malloppo dei 300 mila euro incassati con le 50 mila degustazioni. Chi di cazzate ferisce, di cazzate perisce.

Gianluca Gallo, detto Gallo Cedrone: astro in discesa. Non ce l’aspettavamo da lui. Lui sempre numero uno dell’agricoltura calabrese e dell’agroalimentare, lui padre del Vinitaly Calabria, lui vecchio volpone del clientelismo a targa democrazia cristiana, si è fatto fottere la sua creatura da Cannizzaro. La sagra del vino a Reggio ha battuto la sagra del vino di Sibari. Perfino i bronzi di Riace hanno brindato con i tre cazzari di Calabria. E per toglierseli dai coglioni hanno messo fuori uso l’impianto di climatizzazione del Museo. Per minchiate, cazzate, Reggio 2 Sibari 0. L’unica arma di riscatto è rilanciare con un comunicato: alla Sagra del Vino a Sibari le presenze e le degustazioni sono state milioni di milioni. Servono nuove minchiate, altrimenti Ca(nni)zzaro gli fotte, a Gallo Cedrone, pure la presidenza della Regione.

Matteo Salvini, il cazzaro verde. Un cazzaro in disarmo. Come Donald Trump ha dichiarato la vittoria sull’Iran un migliaio di volte, così Matteo Salvini avrà dichiarato un milione di volte l’apertura dei cantieri per il Ponte sullo Stretto. Poi il Consiglio dei lavori pubblici gli piazza oltre cento prescrizioni che sanno tanto di bocciatura. Studi obsoleti, faglie da verificare, e nuove indagini da fare. Un po’ come quello studente che viene rimandato in 4/5 materie. Ormai al ponte ci credono solo lui e Ciucci, nomen omen. Vannacci gli ha fottuto pure il suo braccio destro calabrese, Furgiuele da Nicastro: Quello che Gramsci a Turi era in vacanza. Una prece.

Giovannone Galabrese, quello con la zeppola. Non si capisce quale sia il suo ruolo. Come esponente di Fratelli d’Italia dovrebbe essere il cuore pulsante dell’alleanza di centrodestra. Invece, quelli di Fratelli d’Italia, sembrano degli anonimi gregari, degli attori di seconda fila, delle comparse. Lui pensa di dirigere l’assessorato al turismo che in realtà gli è stato dimezzato di deleghe e di funzioni. Occhiú per continuare a fare quello che gli pare gli ha tolto pure il camerata Dg Raffaele Rio mandandogli il fido Robertino Cosentino, quello “trombato” a Vibo. Galabrese ha un peso politico inverso alla sua stazza fisica.

– Giunta Regionale. La rimanenza della giunta Regionale, tutta insieme, ha un peso decisionale pari a quello di Veronica, l’addetta immagine di Occhiú. Se qualcuno indovinasse i nomi di tutti gli altri assessori, potrebbe partecipare alla Ruota della fortuna con buone possibilità di vittoria.

– Wanda Ferro. Dopo la figuraccia alle regionali, dove era stata candidata da Giorgia per sostituire Occhiuto, e invece è stata sostituita lei dai suoi stessi camerati di partito, si è dedicata a tempo pieno ai summit nelle prefetture e nelle questure di Calabria. Come taglia i nastri delle inaugurazioni lei, nessuno le tiene testa. Per fortuna che la nuova legge elettorale preveda il capolista bloccato. Sperando sempre che Giorgia non cambi idea.

Pasquale Tridico. Presidente della Regione in pectore per il centro sinistra, non lo è mai stato. Altrimenti col cazzo avrebbe accettato la candidatura. Dopo averci riflettuto per un nano secondo ha preso l’amara decisione di continuare a seguire la Calabria da Bruxelles. Lui che già aveva brillato per una campagna elettorale moscia, ma così moscia che ha sbaragliato la concorrenza, oggi è letteralmente scomparso dal palcoscenico politico calabrese. Salvo quando non organizza un bel cineforum o un bell’incontro con Gratteri e Gomez in quel di Rossano per parlare del domani o a Pietrapaola (ma dove cazzo si trova?!?) con Flavio Stasi che non si vergogna neanche un po’ a… stargli vicino. Ma non c’è problema, a nome suo, in Consiglio Regionale ha piazzato tale Enzo Bruno, il vecchio che avanza.

Nicola Irto e Anna Laura Ottico. Più botte prendono, più Pd e M5S non contano un cazzo in Calabria, più Schlein e Conte li issano sugli altari. Il demerito paga sempre. Ricordano Ercolino sempre in piedi.

Gruppi d’opposizione in Consiglio Regionale. Ottimi, continuano nel solco del passato. Anonimato assoluto, soporiferi, muti, assonnati. Zitti, zitti tutti, non svegliateli. Lo stesso referendum sui sottosegretari non lo volevano ma poi l’opinione pubblica ha rotto le palle. Si spera nel Tar o che Occhiu’ ammurghi il tutto.

Giovanni Macri. Eletto nuovamente sindaco di Tropea. Rimane al suo posto nonostante il Tribunale di Vibo l’abbia dichiarato incandidabile. Tropea manda segnali di sofferenza e lui spara minchiate da mane a sera: gelati a 15 euro, ombrelloni a 200 euro, caffè a 50 euro. Niente raspa, niente alcolici, niente musica, niente tatuaggi. Dai costoni crollano massi, ai turisti crollano gli zebedei. Siamo o non siamo sulla Costa degli Dei?!


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