Nel 1968, quando Gillo Dorfles (Trieste, 1910 – Milano, 2018) pubblicò Il Kitsch tracciando il confine tra buono e cattivo gusto, i nani da giardino stavano indiscutibilmente sul lato dei sommersi. Erano considerati zuccherosi, popolari al punto da flirtare con la pacchianeria, tutti uguali poiché fatti in serie, e immaginare una loro risalita dal pozzo nero della volgarità e del sentimentalismo avrebbe richiesto un notevole sforzo immaginativo. Poi, piano piano, insieme allo sgretolamento delle gerarchie estetiche sono arrivati loro: i nani di design, che si allontanano dalla tradizione delle statuette dell’antica Roma con le caratteristiche fisiche dei Lari o dei dio Priapo ma anche dall’iconografia disneyana di Brontolo e dei suoi compagni e trovano ispirazione, semmai, nel contemporaneo.

Uno scatto della mostra Nani da giardino: design o cattivo gusto? a Tarvisio, photo Alessandro Paderni

I nani da giardino in mostra a Tarvisio, tra storia e provocazione

Fino al 30 agosto, una mostra allestita nella Cripta della torre medievale di Tarvisio (in provincia di Udine) e inserita nel programma culturale del Festival Radici ripropone già a partire dal titolo la fatidica domanda – Nani da giardino: design o cattivo gusto? – in un contesto appropriato, umido e buio come una grotta o una miniera che rappresentano gli habitat ideali per le creature del bosco. “Il concetto di kitsch è cambiato dai tempi di Dorfles e di Abraham Moles (sociologo e psicologo francese autore del libro Il Kitsch, l’arte della felicità, Officina Edizioni, 1979, n.d.r)”, spiega la curatrice Anna A. Lombardi cercando di rispondere all’interrogativo. “Adesso forse possiamo parlare piuttosto di «camp», del gusto per tutto ciò che ha fattezze tradizionali ma, decontestualizzato, assume una valenza profondamente diversa rispetto, per esempio, ai nani da giardino degli Anni Cinquanta. Ci troviamo di fronte a un esercizio di stile per il designer e a uno status symbol o a un oggetto da regalo “cult” dal punto di vista dell’acquirente, ma il discorso non finisce qui: c’è stata anche una notevole innovazione dal punto di vista delle tecniche produttive e dei materiali”.

Tutte le forme dei nani da giardino: i pezzi cult di Starck e Fiorucci

Entrambi i filoni, quello più legato alla comunicazione e quello che mette al centro la ricerca di nuove forme e finiture, sono rappresentati nel percorso costruito dalla designer e studiosa friulana, fondatrice del MuDeFri, il Museo del Design del Friuli Venezia Giulia. Tra gli esemplari esposti troviamo quelli che tutti conoscono e amano: il famosissimo Attila di Philippe Starck per Kartell, per esempio, tra i primi a guadagnarsi il diritto di cittadinanza nel mondo del progetto e ad avere una funzione d’uso diversa da quella puramente decorativa grazie al piano d’appoggio posizionato sulla sua testa, o ancora il simbolo iconico del marchio Love Therapy di Elio Fiorucci, qui nella versione lampada da tavolo.

Uno scatto della mostra Nani da giardino: design o cattivo gusto? a Tarvisio, photo Alessandro Paderni
Uno scatto della mostra Nani da giardino: design o cattivo gusto? a Tarvisio, photo Alessandro Paderni

Nuovi nani da giardino: dal Brutalismo al “cattivello” col dito medio alzato

Ci sono anche pezzi più recenti – e a più alto tasso di sperimentazione – come Nino, il nano minimal e brutalista frutto della collaborazione tra Plato Design e il designer Pellegrino Cuciniello che oltre a dargli un aspetto particolare a suon di sfaccettature geometriche ottenute grazie a un programma di modellazione tridimensionale sono riusciti a farlo cavo, e quindi decisamente meno pesante rispetto ai suoi omologhi più tradizionali. E un recentissimo “nano cattivello” (Naughty Gnome) di produzione olandese, epigono di un movimento partito dall’arte contemporanea, con l’installazione Sponti dell’artista concettuale tedesco Ottmar Hörl che nel 1994 riunì centinaia di gnomi col dito medio alzato per invitare il pubblico a una ribellione giocosa. In mezzo a tante curiosità c’è anche una piccola storia radicata nel territorio, quella della serie originale di Biancaneve e i 7 nani in pvc con trattamento antibatterico prodotta alla fine degli Anni Sessanta su licenza Walt Disney Production dalla Ledraplastic di Osoppo, pioniera nell’uso dello stampaggio rotazionale per i giocattoli.

Giulia Marani

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