In alcuni luoghi e circostanze, i piccioni sembrano essere diventati i veri padroni delle città. Si vedono ovunque: sui cornicioni, davanti ai bar, tra i tavolini dei ristoranti. Non è un caso e non è nemmeno una coincidenza recente. La presenza massiccia di questi uccelli nei centri urbani ha radici storiche, biologiche e, per certi versi, anche culturali. Ecco, quindi, perché nelle città è possibile trovare così tanti piccioni.
Perché le città sono piene di piccioni
Le città offrono ai piccioni tutto ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere e riprodursi, spesso meglio di qualsiasi ambiente naturale. Il piccione di città, infatti, discende dal Columba livia, il piccione selvatico che in natura nidifica nelle scogliere rocciose e nelle cavità delle pareti calcaree.
I palazzi, i sottotetti, i ponti e le chiese delle nostre città replicano perfettamente quell’habitat originario. Per un piccione, un cornicione in centro storico è l’equivalente esatto di una sporgenza rocciosa sul mare. Ma in città ci sono tre risorse fondamentali:
- Cibo abbondante e facile: resti alimentari nei cestini, briciole lasciate dai passanti, mercati rionali, mangime offerto volontariamente da alcune persone.
- Temperatura mite: l’isola di calore urbana — quel fenomeno per cui le città sono sempre qualche grado più calde rispetto alla campagna circostante — favorisce la sopravvivenza durante l’inverno e allunga la stagione riproduttiva.
- Pochissimi predatori naturali: falchi pellegrini, astori e altri rapaci sono rari nei centri abitati. Gatti randagi e cornacchie possono rappresentare un pericolo per i pulcini, ma gli esemplari adulti vivono in relativa sicurezza.
A tutto questo si aggiunge un tasso di riproduzione sorprendente. Una coppia di piccioni può produrre fino a 12-16 piccoli all’anno, con cicli riproduttivi che si susseguono quasi senza interruzione nelle condizioni favorevoli offerte dall’ambiente urbano.
Piccioni di città: cosa sono
Quando si parla di “piccioni di città” ci si riferisce comunemente al piccione domestico inselvatichito, scientificamente classificato come Columba livia forma domestica. Non si tratta di una specie selvatica nel senso stretto del termine, ma del risultato di migliaia di anni di convivenza con l’uomo.
Circa 5.000–10.000 anni fa le prime civiltà del Medio Oriente e del Mediterraneo addomesticarono il piccione selvatico per scopi ben precisi: messaggeria, alimentazione e persino rituali religiosi. Nel corso dei secoli, molti di questi esemplari domestici sfuggirono alla cattività — o vennero semplicemente abbandonati — dando origine alle colonie che oggi popolano ogni angolo del mondo urbano.
Il risultato è un animale geneticamente diverso dal suo antenato selvatico. Il piccione cittadino presenta una variabilità cromatica enorme: grigio-blu classico, bianco, marrone, pezzato, nero. In una colonia tipica è quasi impossibile trovare due esemplari identici. Questa diversità di piumaggio è proprio la traccia visibile della lunga selezione artificiale operata dall’uomo, seguita da secoli di incroci liberi.
Dal punto di vista comportamentale, i piccioni urbani mostrano alcune caratteristiche distintive:
- Tolleranza verso l’uomo: si avvicinano senza timore, accettano cibo dalle mani e nidificano a pochi metri dalle abitazioni.
- Adattabilità alimentare: mentre il piccione selvatico si nutre prevalentemente di semi e granaglie, quello cittadino è diventato quasi onnivoro, sfruttando qualsiasi fonte di nutrimento disponibile.
- Sedentarietà: raramente si spostano oltre un raggio di pochi chilometri dal luogo di nascita. Questa forte fedeltà al sito spiega perché certe piazze o certi edifici ospitano colonie stabili per decenni.
Che problemi creano i piccioni
La convivenza tra piccioni e cittadini presenta criticità che vanno ben oltre il fastidio di qualche piuma sul balcone. Il problema più visibile è il guano. Una singola colonia di piccioni può produrre tonnellate di escrementi ogni anno, e questa sostanza è tutt’altro che innocua. Il guano dei piccioni è altamente corrosivo: contiene acido urico che, nel tempo, erode marmo, pietra calcarea, metallo e cemento. I danni al patrimonio architettonico e monumentale delle città europee ammontano a milioni di euro annui in restauri e manutenzione.
I piccioni, inoltre, possono essere vettori di diverse zoonosi, ovvero malattie trasmissibili all’uomo. Tra le più note:
- Criptococcosi: infezione fungina veicolata dalle spore presenti nel guano secco.
- Ornitosi (psittacosi): causata dal batterio Chlamydia psittaci, trasmissibile per inalazione.
- Salmonellosi: legata alla contaminazione fecale di superfici e alimenti.
- Istoplasmosi: un’altra micosi associata agli escrementi accumulati.
Inoltre, i piccioni, quando sono in gran numero, intasano grondaie e sistemi di drenaggio con nidi e piume, possono danneggiare impianti fotovoltaici sui tetti e, nelle aree aeroportuali, rappresentano un serio pericolo per il fenomeno del bird strike, l’impatto con gli aeromobili in fase di decollo o atterraggio.
A cosa servono i piccioni in città
D’altra parte, i piccioni svolgono diversi ruoli ecologici che spesso passano inosservati. Il primo, e forse il più significativo, è il loro contributo come spazzini naturali. I piccioni consumano enormi quantità di rifiuti alimentari — briciole, scarti, semi caduti — che altrimenti attirerebbero ratti e insetti in misura ancora maggiore. Sono anche un tassello importante della catena alimentare urbana.
Dal punto di vista scientifico, infine, i piccioni urbani sono un modello di studio straordinario. Ricercatori di tutto il mondo li utilizzano per indagare temi come:
- L’adattamento rapido delle specie agli ambienti antropizzati.
- I meccanismi di orientamento e navigazione.
- La resistenza agli inquinanti e le mutazioni genetiche indotte dall’ambiente urbano.
- Le dinamiche di selezione naturale in tempo reale.
Quanti piccioni ci sono nel mondo
Stimare con precisione la popolazione globale di piccioni è davvero complicato, ma è possibile conoscere la scala del fenomeno. Secondo le stime più accreditate, la popolazione mondiale di piccioni domestici inselvatichiti si aggira tra i 260 e i 400 milioni di esemplari.
Per mettere il dato in prospettiva: si stima che in Italia vivano tra i 10 e i 20 milioni di piccioni urbani, con le concentrazioni più alte a Roma, Milano, Venezia, Torino e Napoli.
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Matteo Squillante
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