Le temperature record di questa estate hanno frenato il flusso dei visitatori in tutti i parchi della Sardegna. Ne ha fatto le spese anche l’Oasi Wwf del Cervo e della Luna, nella Riserva di Monte Arcosu, cogestita da Wwf e Fondazione Domus de Luna. Ma si tratta di una parentesi, all’interno di un periodo di grande rilancio per questa meravigliosa realtà naturalistica dell’Isola, una delle più belle d’Italia e del Sud Europa.
Lo dicono i dati ufficiali degli ingressi: nel 2021, soltanto 1.500 persone avevano visitato l’Oasi; nel 2025 sono arrivate a quota 9mila. Al 15 luglio 2026 la quota di ingressi era già a 6.246: ancora ci sono quattro mesi abbondanti al termine dell’anno.

«Dopo i disastri provocati dalla terribile alluvione del 2018, abbiamo ripristinato sentieri, strade d’accesso e locali per l’accoglienza», racconta la coordinatrice Petra Paolini. «Poi c’è stata la pandemia, con il lockdown e tutte le regole restrittive che hanno condizionato le persone e le attività. Passata l’emergenza, per fortuna la gente ha ripreso a uscire e ha deciso di stare maggiormente a contatto con la natura. Si è ripresa in mano la libertà e, con essa, la voglia di muoversi, di respirare aria buona e mangiare prodotti sani. Da noi ha trovato una risposta a tutte queste aspettative. Contemporaneamente, abbiamo lavorato molto sotto l’aspetto comunicativo, innanzi tutto con le scuole del territorio: i ragazzi seguono le lezioni di educazione ambientale, sia in aula che in Oasi, attraverso escursioni guidate, per vivere esperienze più partecipate. E la risposta è stata davvero importante. Ma qui vengono persone di tutte le età, c’è tanto da vedere. Molti partner hanno facilitato le attività con i bambini, che hanno permesso di conoscere meglio questa realtà che dista appena venti minuti d’auto dal capoluogo».


Un luogo dove si incontrano la cura dell’ambiente e quella delle persone
Se il Wwf si caratterizza per l’esperienza in campo ambientale, Domus de Luna ha sempre una particolare attenzione verso l’inclusione sociale, in qualunque attività svolga. Così, tra i suoi operatori impegnati all’Oasi del Cervo e della Luna, non stupisce di trovare detenuti della Casa circondariale di Uta-Cagliari, grazie anche alla sensibilità della presidente del Tribunale di sorveglianza, Maria Cristina Ornano, sia persone in affidamento esterno (che, terminato l’orario di lavoro, rientrano al domicilio). Non solo: ci sono giovani che provengono da percorsi di tossicodipendenza e alcolismo (molti arrivano dalle comunità di recupero del territorio), ragazze vittime di maltrattamenti e in taluni casi della tratta delle schiave. E ragazzi con disabilità intellettive. Si occupano di accoglienza, organizzazione eventi, pulizia sentieri, segnaletica, lavori di manutenzione e ristrutturazione interna, lavorazione del legno (anche per realizzare gli arredi dei locali).


C’è un’Italia che resiste allo spopolamento, rigenera i territori e trasforma il turismo in occasione di incontro. È l’Italia dei “paesi-persona”. Nel nuovo numero di VITA magazine raccontiamo 100 esperienze da conoscere e da visitare.
NELL’ITALIA DEI PAESI-PERSONA
«La filosofia è la stessa che trovate alla Locanda dei Buoni e Cattivi, a Cagliari», spiega Paolini. «L’obiettivo è sempre quello di creare opportunità di reinserimento socio-lavorativo di quelle persone che hanno alle spalle esperienze di vita molto difficili e complesse. Attraverso il lavoro, trovano una forma di riscatto sociale. Se poi un domani dovessero decidere di non restare da noi, si ritroveranno una competenza spendibile anche in futuro».
Come succede sempre in Oasi, con l’arrivo del caldo i visitatori diminuiscono drasticamente perché siamo un’isola in mezzo a un mare meraviglioso: «Ora i visitatori arrivano in Oasi perché partecipano alle attività organizzate da noi di notte, come escursioni e trekking con la luna piena o alla scoperta degli animali notturni. Non avendo ancora aperto le camere in cui pernottare, difficilmente i visitatori affrontano l’Oasi in solitaria di notte, quindi molto dipende dagli eventi che noi organizziamo di volta in volta. È sempre molto apprezzato, invece, il rifugio-ristorante gestito dai Buoni e Cattivi, con prodotti a km zero, cotti con la brace della legna raccolta in Oasi. Sapori di una volta…», sottolinea Paolini.


Uno degli eventi più attesi arriverà a settembre, che è il mese del censimento del cervo sardo. «È lui il re della nostra Oasi», sottolinea la coordinatrice. «Dal punto di vista naturalistico e scientifico, si tratta di un momento molto importante per noi e per le tante persone che sono incuriosite da questo evento, unico in tutta la Sardegna. I nostri volontari e gli operatori, sin dagli inizi del mese di agosto, lavorano tantissimo per preparare le postazioni di avvistamento. Un lavoro di squadra svolto con entusiasmo insieme al Wwf».
Yari e quella opportunità di lavoro sfruttata al meglio
Yari Ragazzu ha 35 anni, in passato ha commesso un errore e l’ha pagato. Oggi può raccontarlo con il sorriso. Il responsabile degli asinelli dell’Oasi ha un contratto a tempo indeterminato e si dice felice di lavorare in quel luogo di pace, in mezzo alla natura.
«Sono arrivato a Domus de Luna attraverso l’Uepe, l’Ufficio di esecuzione penale esterna», spiega. «Il giudice aveva disposto la messa alla prova e il mio avvocato, tra le tante associazioni che consentivano di svolgere lavori socialmente utili, ha pensato che fosse più opportuno contattare questa Fondazione. Mi hanno accolto nel migliore dei modi, come un fratello, e ho potuto scontare serenamente la mia pena. Nel frattempo avevo affidato a un cugino il mio bestiame, perché lo accudisse. Al termine del periodo stabilito, Petra Paolini mi ha convocato in ufficio per parlarmi. Mi ha detto che erano contenti di me e di ciò che avevo fatto all’Oasi. Mi ha proposto un contratto vero e proprio, full time. Ho terminato il tirocinio, ormai sono qui da sei anni, e questa è diventata la mia seconda famiglia. Ci sto benissimo, mi trovo completamente a mio agio. Non avrei potuto trovare di meglio».


La vita gli è cambiata in poco tempo. E ha dovuto fare delle scelte drastiche. «Ho venduto le capre a mio cugino», racconta Yari. «Per due motivi: perché non aveva senso lasciare un posto in cui mi trovavo bene, e poi perché di questi tempi è meglio avere la certezza di uno stipendio piuttosto che vivere continuamente tra alti e bassi. Il latte di capra costa 1,20 euro al litro e, da un giorno all’altro, ce l’hanno pagato 0,40 euro. Non solo: ci pagavano la carne di capretto 3 euro al kg, ma il macellaio lo rivendeva a 18 euro. A rimetterci sono sempre gli allevatori. Non aveva senso proseguire in quel modo. Se voglio mettere su famiglia, devo avere un minimo di certezze».
Oggi Yari fa il manutentore. «Lavoro con altri operatori alla sentieristica dell’Oasi, decisamente migliorata dopo i disastri provocati dall’alluvione del 2018. Ogni tanto proponiamo al Wwf e alla Regione Sardegna un nuovo sentiero e, ottenute le necessarie autorizzazioni, lo realizziamo. Ma il grosso dell’impegno è dedicato alla manutenzione ordinaria».


Questo lavoro gli ha cambiato in parte il carattere. «Ero un po’ introverso», spiega Yari. «Lavorare in montagna con le capre, non mi dava grandi opportunità di socializzazione. All’Oasi sto in mezzo alla gente, i miei colleghi e anche tanti visitatori. Ho imparato a rapportarmi con tutti, compresi i bambini e i ragazzi delle scuole che, sempre più numerosi, vengono a fare un’esperienza da noi.Anche gli insegnanti vedono un entusiasmo diverso, rispetto a quando svolgono le lezioni in aula».
Questo lavoro mi sta dando tante gratificazioni, mi hanno assegnato compiti di responsabilità, avverto la stima di chi ha il peso della gestione di questo enorme polmone verde. Mi sento parte di un grande progetto
Yari
Questo lavoro, dice Yari, «mi sta dando tante gratificazioni, mi hanno assegnato compiti di responsabilità, avverto la stima di chi ha il peso della gestione di questo enorme polmone verde. Mi sento parte di un grande progetto. Credo di essermi guadagnato la loro fiducia grazie all’impegno e alla serietà che ci metto tutto i giorni. Ho lasciato il passato alle spalle, ritengo di essermi messo alla pari con la collettività e la mia coscienza. Posso dire di essere davvero un’altra persona. Nei mesi scorsi ho dovuto chiedere il part time per stare vicino a mia sorella, che aveva un serio problema di salute. Per fortuna le terapie hanno funzionato, mi sento pronto a tornare al full time. Non vedo l’ora: lavorare in mezzo alla natura mi fa sentire libero».
Credits: foto Fondazione Domus de Luna
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Luigi Alfonso
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