Cosenza. Palazzo dei Bruzi, una lunga storia di “coltellate” e infamità: ora il vero bersaglio è Damiano Covelli. Protagonisti e retroscena



A Palazzo dei Bruzi ormai si va in caduta libera e si continua col solito metodo delle “coltellate” (per fortuna soltanto metaforiche) e delle infamità, che invece si possono toccare con mano e che rappresentano solo l’epilogo di una lunga storia iormai arrivata al capolinea perché tra meno di un anno si vota e tutti questi personaggi macchiettistici che stanno al Comune saranno spazzati viq e non torneranno più. Stiamo parlando della tragicomica sfiducia che il presidente del Consiglio Giuseppe Mazzuca, alias “guapp’i cartune” insieme a tre consiglieri-burattini del Pd di Nicola Adamo ha presentato ai danni della vicesindaca Maria Lucanto. Che non è neanche il vero obiettivo dell’imboscata, dal momento che tutti capiscono che il vero bersagkio è Damiano Covelli, ex cortigiano della famiglia Adamn-Bruno Bossio, e vero braccio destro di Franz, il sindaco dai mille pennacchi che non sa più a che santo votarsi e rimedia figuracce su figuracce tanto da essere diventato una barselletta che cammina.

Ma torniamo alle “coltellate” – sempre metaforiche per fortuna – e alle infamità reali. Non prima di aver fatto una piccola premessa, Questa vicenda non si svolge in una vecchia cantina del Novecento, ma nelle stanze di Palazzo dei Bruzi, oggi abitate — più di ieri — da personaggi capaci di rinnegare senza “vrigogna”, oltre che se stessi, anche ciò che hanno detto e fatto il giorno prima pur di restare col culo sulla poltrona: alleanze, parole spese, persone frequentate. È il racconto di regolamenti di conti e di alleanze a tempo determinato, costruite e disfatte secondo convenienza, tra farabutti privi di onore e di dignità, mossi dall’avidità, dalla brama di potere e dall’ossessione di conservare posizioni personali che spacciano per politica. Ma basta ripercorrere la storia di questa amministrazione per capire che il fermento di questi giorni, a Palazzo dei Bruzi, con la politica c’entra ben poco. C’entra, piuttosto, con le coltellate e con le convenienze.

La storia. Franz Caruso diventa sindaco grazie a un patto, maturato dentro una logica di pura spartizione del bottino, tra Nicola Adamo e i fratelli Occhiuto, che non si fanno scrupolo di pugnalare alle spalle Francesco Caruso, alias lo zerbino, ex vicesindaco di Mario, loro candidato e diretto competitor di Franz. Nicola Adamo ha scelto Franz come suo prestanome a Palazzo dei Bruzi. In cambio del pennacchio da sindaco, a cui Franz tiene molto, deve solo “far finta di niente” su tutti gli intrallazzi che Capu i Liuni intende mettere in atto al Comune. Ma le promesse di Nicola a Franz vanno oltre. Gli promette di estendere il pennacchio ben oltre il Campagnano: oggi sindaco, domani presidente della Provincia e, magari un giorno, presidente della Regione. È l’esca perfetta per un mediocre come Franz, che può aspirare a una qualunque ascesa politica solo se sponsorizzato da uno come Nicola. Franz abbocca. E Nicola sguazza.

Franz incassa le promesse e, mentre Nicola sguazza dispensando curtiddrati a chistu e a chiru, aspetta il suo momento. Che arriva con le comunali di Rende e le Regionali (anticipate): l’occasione giusta per spiccare il volo verso nuovi pennacchi. Ma Franz non spicca. Precipita, senza paracadute. Il sostegno che si aspettava da Nicola e da Gigino Tic Tac oggi semplicemente u gummista, suo capogabinetto, non arriva. Anzi, remano contro di lui. Il sogno di nuovi pennacchi svanisce e il rancore verso Nicola e Gigino cresce, mentre i due, nel frattempo, continuano ad accoltellarsi tra loro come se nulla fosse. A Franz puoi toccargli tutto, ma non il pennacchio. L’accordo con Nicola e Gigino salta. Franz spezza le catene (si fa per dire, eh…) che l’incappucciato non spezza manco il pane senza… permesso. 

Nicola corre ai ripari. Sa dove colpire e come farlo. Mette in subbuglio il Pd, avvalendosi della collaborazione di uno con cui si è accoltellato alle spalle mille volte, Franco Iacucci. L’obiettivo è quello di riprendere in mano il partito e mandare a Franz un messaggio chiarissimo: la sua ricandidatura a sindaco non è più nell’agenda del Pd, figurarsi quella alla Provincia… Lo colpisce lì dove fa più male, sul pennacchio. L’unico che gli rimane. E Franz, pur di difendere quel poco di pennacchio che gli resta, è costretto ad arruolare nelle sue fila colui con il quale, più di altri si è scambiato coltellate alle spalle: Giuseppe Mazzuca, guccioniano, adamitico, oliveriano, iacucciano, carusiano e oggi di nuovo adamitico. Tutti, sistematicamente, curtiddriati ari spaddri da Mazzuca. E viceversa. Ma più di tutte restano famose le coltellate che Franz e Mazzuca si sono dati a vicenda in occasione della deposizione di Mazzuca davanti alla polizia giudiziaria. Che abbiamo già raccontato più volte e che presto racconteremo ancora. 

Tuttavia Mazzuca non è l’unico con cui Franz, per far fronte a Nicola, decide di fare comunella. A lui si accoda un altro campione di coltellate alle spalle: Damiano Covelli, una vita da servo di Nicola ed Enza, lecchino seriale con un solo obiettivo — conservare la propria posizione. Personaggi che, insieme ai pochi consiglieri a lui fedeli e a qualche assessore valgono poco. Troppo poco per spingere una sua ricandidatura a sindaco. E poi sono figure che non fanno paura a Nicola, che le conosce bene, una per una. Per scuoterlo serve altro. Serve qualcuno che possa turbare davvero i suoi sogni. Ed è qui che Franz gioca la sua carta e cala l’asso Francesco De Cicco, forte anche del fatto che tra Nicola e De Cicco non esiste alcuna compatibilità, né umana né politica. Ora sì che Nicola deve preoccuparsi. Ma se è vero che Nicola e De Cicco sono incompatibili, è altrettanto vero che di curtiddrati ari spaddri tra De Cicco, Mazzuca, Covelli e lo stesso sindaco se ne sono date a sufficienza. E infatti la “strana alleanza” tra Caruso e De Cicco praticamente è finita ancor prima di cominciare… 


Preso atto ormai da tutti che De Cicco si è staccato da tutti e porterà avanti un cammino solitario che arriverà quasi certamente a una nuova candidatura a sindaco, al Pd non restava altro da fare che assestare l’ultima coltellata – sempre mataforica – al povero Franz. E chi meglio di Mazzuca avrebbe potuto farlo? E così arriva la sfiducia alla vicesindaca ma chiaramente indirizzata agli ex amici Covelli e Caruso. La ricandidatura di Franz ormai è una partita che non si gioca sui programmi o sulle idee, ma sul numero di coltellate incassate e su quante se ne è ancora disposti a dare. Questo è provato. Franz ormai è rimasto solo… con Covelli, abbandonato persino da Mazzuca mentre De Cicco si conferma come l’unico elemento capace di spostare davvero gli equilibri. A Palazzo dei Bruzi gli equilibri non si spostano senza lasciare ferite: e per provocare una ferita servono un coltello e una certa dose di infamità. Ed è esattamente questa la storia che abbiamo raccontato. In attesa di raccontarvi – molto presto – quella che porta al “lancio” del candidato a sindaco degli Occhiuto. Che De Cicco – guarda un po’ il caso – conosce molto bene. 


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