Peggiora il mismatch sui posti di lavoro: quasi un’assunzione su due resta senza candidati


disoccupazione in Italia 2022

Il mercato del lavoro italiano continua a vivere un paradosso che si consolida anno dopo anno. Da una parte le imprese cercano personale, dall’altra migliaia di persone restano fuori dal mercato del lavoro o non riescono a trovare un’occupazione stabile. È il fenomeno del mismatch, il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro, al centro del terzo Report realizzato da CNEL, Unioncamere e Istat, al quale si affianca, per la prima volta, anche il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

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La novità dell’edizione 2026 non è soltanto nei numeri, ma soprattutto nel metodo. Per la prima volta vengono integrate tre grandi fonti statistiche ufficiali – il Sistema informativo Excelsior, la Rilevazione sulle Forze di lavoro dell’Istat e le Comunicazioni Obbligatorie del Ministero del Lavoro – offrendo una fotografia molto più completa del funzionamento del mercato occupazionale italiano. L’obiettivo è capire non solo quali figure cercano le imprese, ma anche chi è disponibile a lavorare e cosa accade realmente quando domanda e offerta provano a incontrarsi.

Il quadro che emerge è quello di un mercato ancora dinamico, ma meno brillante rispetto allo scorso anno. Nel primo semestre del 2026 le imprese prevedono infatti 2,869 milioni di assunzioni, un dato in calo del 2,4% rispetto allo stesso periodo del 2025. La contrazione non modifica però gli equilibri della domanda, che continua a essere trainata soprattutto dal terziario. I servizi assorbono infatti circa il 72% delle entrate programmate, confermandosi il principale motore occupazionale del Paese. All’interno del comparto crescono esclusivamente i servizi turistici e quelli rivolti alla persona, mentre gli altri segmenti mostrano un rallentamento.

A sostenere la domanda di lavoro restano soprattutto le micro e piccole imprese, che concentrano oltre 1,8 milioni di assunzioni previste, dimostrando ancora una volta come il tessuto produttivo diffuso continui a rappresentare il principale motore dell’occupazione italiana.

Sul fronte delle professionalità richieste, le imprese continuano a cercare soprattutto addetti qualificati nei servizi e nel commercio, seguiti dagli operai specializzati e dalle professioni non qualificate. Le opportunità maggiori si concentrano nelle grandi aree metropolitane e nei territori a forte vocazione turistica, anche se il rapporto evidenzia una notevole vivacità occupazionale anche in numerose province di dimensioni medio-piccole, se rapportata alla popolazione in età lavorativa.

Il nodo resta però quello della reperibilità dei lavoratori. Sebbene il fenomeno sia leggermente diminuito rispetto al 2025, continua a interessare il 44,8% delle assunzioni programmate. In pratica, quasi un ingresso su due viene giudicato difficile da coprire. Le criticità maggiori riguardano il settore delle costruzioni, dove il tempo medio necessario per trovare personale raggiunge 6,2 mesi, ma risultano elevate anche nelle industrie del legno e del mobile, nella metalmeccanica e nei servizi ICT, unico comparto nel quale le difficoltà risultano addirittura in aumento rispetto allo scorso anno.

Guardando oltre il breve periodo, le prospettive restano significative. Secondo gli scenari elaborati da Unioncamere, tra il 2025 e il 2029 il fabbisogno occupazionale italiano varierà tra 3,3 e 3,7 milioni di lavoratori, a seconda dell’evoluzione del quadro macroeconomico. Ancora una volta saranno i servizi a concentrare circa tre quarti della domanda futura, con un ruolo centrale dei servizi alle persone, del commercio e della Pubblica amministrazione. Nell’industria continueranno invece a trainare la richiesta di personale le attività metalmeccaniche ed elettroniche, mentre le costruzioni manterranno un peso rilevante grazie agli investimenti programmati.

Se le imprese continuano a lamentare difficoltà nel trovare personale, il rapporto evidenzia che il problema non dipende esclusivamente dalla scarsità di lavoratori disponibili. Anzi, il principale bacino potenziale è rappresentato proprio dalle cosiddette forze di lavoro potenziali, ossia persone disponibili a lavorare ma che non cercano attivamente un impiego. Una situazione che interessa soprattutto il Mezzogiorno e che suggerisce come il vero limite del mercato italiano non sia tanto la disoccupazione quanto l’inattività.

Il dato assume una dimensione ancora più evidente osservando le differenze di genere. Tra i disoccupati gli scostamenti tra uomini e donne risultano relativamente contenuti, mentre tra gli inattivi il divario si amplia sensibilmente. Le donne con almeno 15 anni che risultano inattive sono quasi 15 milioni, circa cinque milioni in più degli uomini, evidenziando un enorme potenziale occupazionale ancora inutilizzato. Nelle fasce centrali della vita continuano a pesare soprattutto gli impegni familiari e di cura, che rappresentano il principale ostacolo alla partecipazione femminile al mercato del lavoro.

Anche la disoccupazione giovanile mantiene una forte caratterizzazione territoriale. Il fenomeno resta concentrato nel Mezzogiorno e coinvolge non soltanto i giovani meno istruiti, ma anche diplomati e laureati, segnalando come il problema riguardi sempre più la capacità del sistema produttivo di assorbire competenze qualificate.

L’edizione 2026 del Report introduce infine un ulteriore elemento di analisi, integrando per la prima volta i dati previsionali di Excelsior con quelli amministrativi del Ministero del Lavoro relativi alle attivazioni e cessazioni dei rapporti di lavoro. Il confronto mostra che il mismatch non nasce soltanto dalla crescita della domanda di personale, ma anche dall’elevato numero di lavoratori che escono dall’occupazione e devono essere sostituiti. Il fenomeno appare particolarmente evidente nell’industria manifatturiera, dove le assunzioni si concentrano nelle professioni operaie specializzate della meccanica, della metalmeccanica e della manutenzione, e nei comparti del commercio e del turismo, caratterizzati da un’elevata mobilità del personale che alimenta continuamente il fabbisogno di nuove assunzioni.

Anche nei servizi a più alta qualificazione, in particolare nelle professioni tecnico-specialistiche e digitali, il continuo turnover conferma che il problema non è soltanto trovare nuovi lavoratori, ma reperire competenze adeguate. Un elemento che rafforza la conclusione del rapporto: il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro rappresenta oggi una delle principali sfide strutturali per la competitività del sistema produttivo italiano e richiede politiche sempre più integrate tra formazione, orientamento e mercato del lavoro.


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 Cristina Giua

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