Mediterraneo, il carburante della discordia. La lotta alle ong in mare passa anche da qui


Il copione si ripete con regolarità che le organizzazioni non governative definiscono “sistematica”. Il 23 luglio 2026 la nave della società civile Louise Michel viene raggiunta da un provvedimento di fermo amministrativo nel porto di Pozzallo. Per l’imbarcazione battente bandiera tedesca è della terza sanzione dall’entrata in vigore del decreto Piantedosi: un “attacco politicamente motivato”, dice la ong, per ridurre la capacità di soccorso in mare.

Sei vite salvate sotto la minaccia delle armi

Nelle prime ore del 21 luglio la Louise Michel è in acque internazionali, nella zona di ricerca e soccorso libica. «Da sei giorni navigavamo di fronte alla Libia. Quella notte abbiamo spento il motore per risparmiare carburante», racconta Bob Bouhof, olandese, comandante della Louis Michel. «Poco prima di mezzanotte vediamo sul radar un’imbarcazione veloce in avvicinamento. Abbiamo pensato alla cosiddetta guardia costiera libica: spesso fanno manovre attorno alle navi ong». Invece in mare appaiono luci intermittenti. Si sentono delle urla. La nave accende il motore e si avvicina mettendo in mare i gommoni di salvataggio, racconta Bouhof. «La barca avvistata sul radar non c’era più: in mare c’erano sei ragazzi con addosso giubbotti di salvataggio molto precari».  Sono curdo-iraniani e vengono messi in salvo sulla Louis Michel: in shock e con chiari segni di ipotermia, sfinimento e disidratazione. «Sono stati minacciati con i fucili e costretti a buttarsi in acqua. Non so se siano minorenni, so che dimostravano non più di 16 anni».

Il Centro di coordinamento nazionale di soccorso marittimo (Imrcc) di Roma assegna Catania come Place of Safety (Pos), porto sicuro di sbarco. Qui nasce il contenzioso. La Louise Michel fa presente che potrebbe non arrivare in sicurezza a causa della scarsità di carburante: con 3.900 litri rimasti non avrebbe avuto i margini necessari per le circa 245 miglia nautiche previste. Chiede quindi – e ottiene – la rideterminazione del porto verso Pozzallo, dove arriva il 22 luglio. 

Il “secondo grado” sul carburante

A terra le autorità non credono alla ong. Scatta un fermo dopo un’ispezione congiunta della Capitaneria di Porto e della Guardia di Finanza effettuata il 23 luglio. La querelle è sulla quantità minima di carburante. Secondo il verbale di contestazione, ci sarebbero stati 2.550 litri di gasolio nei serbatoi di servizio, a fronte di un fabbisogno stimato per Catania di 2.280 litri. E se proprio non ce l’avessero fatta, si legge sul verbale, beh allora c’era Pozzallo come porto su cui ripiegare (sic!) in navigazione. Da qui il fermo amministrativo da 10 a 20 giorni e una sanzione fino a 10mila euro. 

Dopo l’ispezione e il verbale di fermo la prefettura “ha tra i cinque e i dieci giorni per emettere il provvedimento con l’ammontare della multa e i giorni di fermo”, spiega Lucia Gennari, avvocata Asgi che sta seguendo la Louise Michel. Solo a quel punto può essere contestato. Quindi per una ventina di giorni la Louise Michel dovrà restare ferma a Pozzallo, anche solo in attesa del ricorso: tempo e costi non recuperabili, anche se poi la fine della battaglia in tribunale dovesse dare ragione all’ong. 

La flotta civile nel Mediterraneo oggi

16.310 sono le persone sbarcate in Italia secondo i dati del cruscotto del Viminale al 28 luglio. Il fermo della Louise Michel avviene in un contesto di frammentarietà operativa per la cosiddetta flotta civile, la risposta dal basso all’assenza di un’operazione marittima istituzionale su una delle rotte migratorie più letali al mondo, con più di 35mila persone scomparse dal 2014, dicono le Nazioni Unite. Sono una ventina di navi e aerei di circa 24 organizzazioni che pattugliano il Mediterraneo centrale, ormai costantemente interrotte da provvedimenti legali e burocratici. Secondo Lucia Gennari sono decine le navi fermate in Italia con il decreto Piantedosi: «Almeno una 40ina dal 2023», spiega. 

E oltre al decreto Piantedosi torna lo spettro dell’accusa per le ong di favoreggiamento al traffico di esseri umani, che non si vedeva dal 2019. Tocca alla Sea-Watch 5, ora in porto a Taranto e pronta a ripartire: il suo ex comandante, l’olandese Anne Van Damme, è sotto indagine a Brindisi con l’accusa di favoreggiamento all’immigrazione illegale, reato che può arrivare fino a 15 anni di carcere di pena. Nei processi, le ong e le persone indagate per favoreggiamento all’immigrazione sono sempre state assolte: l’accordo con i trafficanti non è mai stato dimostrato.

A riaccendere il dibattito è un video di Frontex nelle carte di Brindisi. Secondo il Giornale e Le Figaro le immagini mostrerebbero il trasferimento in mare di 90 persone, in gran parte del Bangladesh, da un’imbarcazione riconducibile a presunti trafficanti di esseri umani alla Sea-Watch 5. L’ong tedesca parla di una campagna stampa di discredito ad hoc e respinge qualsiasi accusa di collaborazione. Ricorda invece che, dopo quello che era a tutti gli effetti un salvataggio, è stata la stessa nave umanitaria a essere raggiunta da colpi di arma da fuoco da parte delle milizie libiche. 

Ma chi c’è oggi in mare? Sempre meno occhi, dicono le ong. Il veliero Aurora (Sea-Watch) è a sud di Lampedusa. La Life Support di Emergency in acque internazionali davanti alla Libia. Un po’ più a nord, sempre in acque internazionali, la Ocean Viking operata dalla ong francese Sos Mediterranèe. La nave di Open Arms sta andando a Burriana, Spagna e il loro veliero, Astral, è impegnato a trasportare aiuti umanitari a Cuba. L’italiana Mediterranea è in cantiere a Napoli per manutenzione mentre la Mare Jonio è in porto a Trapani. Il ciclone Harry, che ha colpito a inizio anno Sicilia e sud Italia, ha distrutto la nave di ResQ – People Saving People. Nelle scorse settimane il tribunale di Ortona ha stabilito che un altro fermo, quello della nave di soccorso Humanity 1, del dicembre 2025, era illegittimo. Mentre la Trotamar III, barca a vela tedesca di 13 metri dell’ong Compass Collective, è in porto a Licata, trattenuta da inizio mese. Sempre per effetto del decreto Piantedosi. 

17 centesimi al giorno sono troppi?

Poco più di un euro a settimana, un caffè al bar o forse meno. 60 euro l’anno per tutti i contenuti di VITA, gli articoli online senza pubblicità, i magazine, le newsletter, i podcast, le infografiche e i libri digitali. Ma soprattutto per aiutarci a raccontare il sociale con sempre maggiore forza e incisività.




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Anna Spena

Source link

Di