Pos e scontrini, la stretta del Fisco vale già 9,1 miliardi


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L’effetto della stretta sui pagamenti elettronici inizia a trasformarsi in numeri concreti per le casse dello Stato. A sei mesi dall’entrata in vigore dell’obbligo di allineamento tra registratori telematici e terminali Pos, il bilancio provvisorio mostra un deciso incremento delle operazioni fiscalmente dichiarate. Tra gennaio e giugno 2026 – secondo quanto riportato da il Sole-24 Ore – sono stati emessi circa 160 milioni di scontrini in più rispetto allo stesso periodo del 2025, un aumento che, secondo le stime ancora in fase di consolidamento, ha fatto emergere una maggiore base imponibile vicina ai 9,1 miliardi di euro.

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Si tratta di un salto in avanti significativo nella strategia del Fisco basata sulla cosiddetta compliance, cioè sull’incentivare i contribuenti a dichiarare spontaneamente i ricavi piuttosto che intervenire solo attraverso controlli e sanzioni. Parallelamente, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera definitivo all’ottavo testo unico della riforma fiscale, dedicato agli adempimenti e agli accertamenti, rafforzando così il percorso di semplificazione e di modernizzazione del sistema tributario.

L’obbligo di collegare registratori telematici e Pos è scattato all’inizio del 2026, diventando pienamente operativo dal mese di marzo dopo il periodo di transizione previsto dalla legge di Bilancio 2025. I dodici mesi di preparazione sono serviti ad adeguare le infrastrutture tecnologiche e a limitare l’impatto organizzativo per commercianti ed esercenti, chiamati ad aggiornare i propri sistemi senza interrompere l’attività.

I risultati sembrano confermare la scelta. Alla fine di maggio il Governo aveva stimato una maggiore emersione di imponibile pari a 5,3 miliardi di euro. Oggi il contatore è salito di altri 3,8 miliardi, portando il totale del primo semestre a circa 9,1 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dietro questa crescita non c’è un aumento delle aliquote o nuove imposte, ma un numero più elevato di operazioni regolarmente registrate e trasmesse all’Agenzia delle Entrate.

L’impatto immediato riguarda naturalmente l’Iva. Applicando un’aliquota media stimata intorno al 18%, inferiore a quella ordinaria del 22% perché molte vendite beneficiano di aliquote ridotte, il maggiore imponibile emerso potrebbe tradursi in quasi 1,6 miliardi di euro di Iva aggiuntiva potenzialmente destinata all’Erario.

L’effettivo gettito, tuttavia, richiederà tempo per essere misurato con precisione. I versamenti Iva seguono infatti scadenze differenti a seconda del contribuente, con liquidazioni mensili o trimestrali, mentre alcune categorie, come i contribuenti in regime forfettario, non versano l’imposta. Inoltre, il saldo finale dipende dalla differenza tra l’Iva incassata sulle vendite e quella detraibile sugli acquisti.

Qualche segnale positivo emerge comunque già dai dati ufficiali. Il bollettino delle entrate tributarie evidenzia che nei primi cinque mesi del 2026 l’Iva sugli scambi interni è aumentata di 1,9 miliardi di euro, con una crescita del 3,1% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Naturalmente il dato risente anche di altri fattori, tra cui l’andamento dei prezzi. A maggio l’inflazione si attestava infatti al 3,2% su base annua, contribuendo ad aumentare il valore delle transazioni. Tuttavia, alcuni indicatori sembrano confermare che il collegamento tra Pos e registratori telematici abbia avuto un ruolo rilevante. L’incremento dell’Iva è infatti diffuso in quasi tutti i comparti economici, ma risulta particolarmente marcato proprio nel commercio, dove cresce del 6,5%, e nei servizi privati, in aumento del 3,6%, due dei settori maggiormente interessati dall’obbligo di emissione dello scontrino.

L’altro effetto atteso riguarda le imposte dirette. Se una quota più ampia di ricavi viene oggi dichiarata, nel tempo dovrebbero aumentare anche gli incassi derivanti da Irpef e Ires. Per verificarlo sarà però necessario attendere le dichiarazioni relative al periodo d’imposta 2026, che saranno presentate nel 2027.

Il nuovo sistema punta soprattutto a migliorare la qualità delle informazioni disponibili all’Amministrazione finanziaria. L’incrocio tra pagamenti elettronici e corrispettivi telematici non rappresenta una novità assoluta, perché l’Agenzia delle Entrate già inviava comunicazioni di anomalia ai contribuenti quando emergevano differenze sospette. La sincronizzazione obbligatoria tra Pos e registratori telematici, però, rende oggi i dati molto più coerenti e riduce sensibilmente il rischio di errori o falsi positivi che in passato potevano derivare da trasmissioni non perfettamente allineate.

Il risultato è una banca dati più affidabile, che consente controlli automatici più efficaci e analisi del rischio fiscale più accurate. Le informazioni confluiscono infatti insieme agli altri dati presenti nell’Anagrafe tributaria, contribuendo a individuare i contribuenti con comportamenti potenzialmente anomali e a orientare l’attività di verifica verso le posizioni considerate più rischiose. È una delle direttrici previste anche dalla nuova convenzione triennale tra Ministero dell’Economia e Agenzia delle Entrate, che punta a rafforzare gli strumenti di analisi preventiva e di adempimento spontaneo.

L’allineamento tra Pos e registratori telematici, tuttavia, non elimina ogni possibilità di evasione. Restano aperte alcune aree di rischio, soprattutto per gli operatori che utilizzano sistemi di pagamento esteri o che ricorrono a modalità elusive più sofisticate.

Un esempio è arrivato recentemente dalla Guardia di Finanza di Sassari, che ha scoperto esercizi commerciali nei quali ai clienti che pagavano con carta veniva rilasciato un regolare scontrino fiscale, mentre a chi pagava in contanti veniva consegnato soltanto un documento gestionale privo di valore fiscale. Un espediente che consentiva di non trasmettere telematicamente una parte degli incassi all’Agenzia delle Entrate, sottraendoli così sia ai controlli sia alla tassazione.

Nonostante queste criticità, il primo semestre del 2026 offre un’indicazione chiara: la digitalizzazione dei pagamenti e l’integrazione delle banche dati stanno modificando il rapporto tra contribuenti e Fisco. Più che l’inasprimento delle sanzioni, è la certezza che ogni pagamento elettronico trovi corrispondenza nello scontrino trasmesso all’Amministrazione finanziaria a spingere verso una maggiore trasparenza. I numeri, almeno finora, sembrano confermare che la leva della compliance può produrre risultati concreti sia sul fronte dell’emersione del sommerso sia su quello del futuro gettito tributario.


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 Cristina Giua

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