La legge riconosce il valore dell’educazione non formale: ora servono risorse adeguate


C’è un passaggio cruciale nel testo approvato in Parlamento sulla delega per l’educazione non formale, che segna un cambio di paradigma atteso da anni dal Terzo settore: il riconoscimento definitivo della funzione pubblica svolta da oratori, associazioni, enti del terzo settore e cooperazione educativa. Non più presidi di fortuna a cui attingere nell’emergenza, ma attori strutturali della repubblica educante. Con 105 voti favorevoli, nessuna contrario e 19 astensioni, l’Assemblea del Senato ha approvato in via definitiva, martedì 21 luglio, il ddl di delega al Governo per il sostegno delle attività educative e ricreative non formali (A.S. 1766), che la Camera aveva approvato ad aprile.

Sotto il profilo normativo, il testo d’iniziativa parlamentare promosso da Elena Bonetti (deputata di Azione, già ministra per la Famiglia fra il 2019 e il 2021) si propone di ricucire la storica spaccatura tra la scuola formale e tutto quel mondo di relazioni, competenze e socialità che cresce al di fuori delle aule scolastiche. Un vuoto che si era palesato in tutta la sua drammaticità durante i mesi complessi della pandemia. Nonché l’attuazione di un pezzo del Family Act. «Durante il Covid , da ministra mi sono resa conto di quanto il nostro paese soffrisse l’assenza di un quadro normativo organico per le attività extrascolastiche e ricreative», ricorda Bonetti, prima firmataria del provvedimento. «In quel momento emergenziale abbiamo dovuto inventare decreti e protocolli da zero per permettere ai centri estivi e alle realtà territoriali di riaprire. Ma una democrazia matura non può vivere di sole risposte all’emergenza: bisognava dare cittadinanza e dignità legislativa a una rete che sostiene quotidianamente milioni di famiglie».

Una democrazia matura non può vivere di sole risposte all’emergenza: bisognava dare cittadinanza e dignità legislativa a una rete che sostiene quotidianamente milioni di famiglie

Il superamento della logica del massimo ribasso

Il cuore politico e operativo della legge risiede nel richiamo esplicito agli articoli 55 e 57 del Codice del Terzo settore. Per i Comuni non si tratta più soltanto di una facoltà, ma di un’indicazione precisa ad abbandonare la cultura della gara al ribasso per imboccare la strada della co-programmazione e della co-progettazione. «Per la prima volta viene dato un riconoscimento formale nell’ordinamento a tutti i soggetti che realizzano attività di educazione non formale», sottolinea Bonetti. «Questa legge va a colmare un vulnus normativo che in passato ha reso complicata l’applicazione dell’amministrazione condivisa. Laddove si creano le condizioni giuste e si sostengono i progetti, l’alleanza tra Comuni e Terzo settore si dimostra straordinariamente proficua. Troppo spesso gli Enti locali si sono trovati ingabbiati in procedure d’appalto rigide che penalizzavano la qualità dell’offerta educativa: ora la co-progettazione diventa la via maestra per costruire azioni educative di comunità».

Il nodo finanziario e l’inclusione della fragilità

Se la cornice giuridica compie un salto di qualità, la sostenibilità dell’impianto resta legata al nodo delle risorse. Ai 60 milioni annui del Fondo socio-educativo per i minori si affianca la dotazione specifica della delega, pari a 3,5 milioni di euro per il 2026 e 4 milioni per il 2027. Cifre ancora contenute rispetto alla vertiginosa crescita dei bisogni delle famiglie. Un punto su cui la parlamentare intende mantenere alta la guardia: «Ora che la legge è approvata, la sfida è garantire risorse adeguate. Su questo c’è un impegno del Parlamento a incrementare la dote finanziaria a partire dalla prossima legge di bilancio. Non possiamo permettere che i costi gravino sulle famiglie: l’accesso alle attività ricreative, sportive ed educative deve essere garantito a tutti, a prescindere dal reddito».

Ora che la legge è approvata, la sfida è garantire risorse adeguate. Su questo c’è un impegno del Parlamento a incrementare la dote finanziaria a partire dalla prossima legge di bilancio. Non possiamo permettere che i costi gravino sulle famiglie

L’urgenza economica si fa ancora più pressante se incrociata con una delle priorità fissate all’articolo 2 del testo: il sostegno prioritario ai nuclei familiari con figli con bisogni educativi speciali o con disabilità. «Un’attività non formale che non sia pienamente inclusiva fallisce il suo obiettivo primario», rimarca Bonetti. «Oggi per una famiglia con un figlio con disabilità trovare un centro estivo o un percorso pomeridiano adeguato significa affrontare un calvario economico e burocratico. Questa legge darà più strumenti agli Enti locali perché si facciano carico di questo bisogno. L’inclusione non è una concessione o un costo aggiuntivo, ma una premessa fondante dell’educazione alla cittadinanza».

L’Onorevole Elena Bonetti

Sbloccare le scuole e dare voce ai giovani

Tra i passaggi più innovativi, figura la possibilità per i Comuni di stipulare convenzioni per l’utilizzo degli spazi scolastici al di fuori degli orari didattici tradizionali, superando i timori legati alla responsabilità dei dirigenti scolastici.
«La scuola deve diventare un bene comune aperto al quartiere anche nel pomeriggio e nei mesi estivi», osserva Bonetti. «Non possiamo permetterci di avere strutture pubbliche chiuse per mesi mentre i territori soffrono di carenza di spazi aggregativi. Con le nuove convenzioni solleviamo i presidi da responsabilità improprie e restituiamo le scuole alla comunità».

In un contesto segnato dal crescente isolamento giovanile, la legge scommette infine sulla partecipazione attiva delle nuove generazioni, prevedendo la loro presenza nei processi consultivi e nel Tavolo tecnico ministeriale. «L’educazione non formale promuove la partecipazione attiva e il protagonismo dei giovani», conclude Bonetti. «Ho lavorato per arrivare a un voto che fosse il più possibile trasversale, alla Camera e al Senato: quando si parla di futuro e di nuove generazioni le forze politiche devono saper trovare sintesi alte. Una volta emanati i decreti attuativi la vera partita si sposterà nei territori, dove questa riforma prenderà vita concreta».

Foto in apertura presa da unsplash, foto interna inviata dal ufficio stampa dell’intervistata

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 Davyd Andriyesh

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