Lisa Tucci Russo con la mostra Untitled (coffins) di Thomas Schütte del 1992 (fino al 20 settembre 2026), prosegue il programma Vue d’ensemble a Torre Pellice, iniziato nel 2025, per i 50 anni della galleria. Una mostra intera si può vedere più volte finché dura, poi rientra nella documentazione di cataloghi, recensioni, saggi, ora disponibile via Google. Riallestire una personale del 1992 sottolinea che ogni opera cambia in base allo sguardo dell’osservatore, da qualsiasi epoca provenga. Allora c’era la guerra in Jugoslavia, oggi in tutto il mondo. È una coincidenza? Una previsione?
Le opere di Thomas Schütte da Tucci Russo
Le cinquanta bare di Schütte ritornano nella stessa galleria, alcune aperte, altre chiuse, altre sovrapposte. Come non pensare a quelle ammassate nei camion di Bergamo durante il Covid o ai funerali di Gaza ripresi dalle tv? Sulle pareti, ci sono le altrettante figure dipinte, diverse nei colori, ma con una fisionomia e una postura identica. Come “i numeri” con i quali valutiamo l’entità delle catastrofi e delle battaglie. Allora, come oggi, mi domando: nel loro anonimato identico, nel loro librarsi sul muro con la stessa distanza un po’ obliqua indicano luoghi che solo loro vedono? Escono dalle bare? Stanno per entrarvi? Alludono a chi è colpito senza preavviso?
Thomas Schütte e le coincidenze
Quando Lisa mi ha chiesto se volessi aggiungere qualcosa al testo che avevo scritto, ho provato una grande soddisfazione. Non voglio cambiare niente per sottolineare questa rinnovata collaborazione, nonostante il libretto ci sia ancora. Lo aveva impaginato Thomas. Per leggere l’inglese, bisogna capovolgerlo, al centro c’è un ritratto di un volto, che quando si capovolge prende un’altra fisionomia. Il visibile cambia mentre lo guardiamo, lo leggiamo. Lo avevo intitolato, Il guanto rovesciato della storia. L’invito di Lisa però è anche una coincidenza significativa, come direbbe Jung, in cui unisco Giorgio e Tucci che non ci sono più. Rileggo il libro Le coincidenze significative (Giorgio Galli, Solfanelli) e mi accorgo che è stato pubblicato a settembre del 1992. La coincidenza significativa della data si trasferisce alle parole di Bertrand Russell (L’abc della relatività) qui citate: “Quando sostituiamo lo spazio-tempo allo spazio e al tempo, costruiamo elementi altrettanto limitati nello spazio e nel tempo, che chiamiamo eventi (…). Un evento non si sposta come il pezzo di materia tradizionale, esiste e poi sparisce”.
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3 / 3Thomas Schütte e il tempo
La sincronia 1992 – 2026 non trasporta le bare da un punto all’altro, le lascia lì, nelle guerre, non spariscono, come invece succede agli “eventi” costruiti dall’informazione. Più o meno dal 2014 fisici quantistici, biologi, esperti del DNA hanno usato giornali quotidiani e libri per raccontare le loro scoperte in modo comprensibile da tutti e abbiamo imparato a immaginare un universo non solo spirituale e non solo tecnico. Arbitrario, mobile, come succede con l’arte. “Il tempo esiste anche senza materia e più che un disegno sulla tela è una sovrapposizione di tele“. (Carlo Rovelli, L’ordine del tempo, 2017). Trovo una somiglianza con le “tele” sovrapposte da Thomas che mi hanno fatto pensare a Il guanto rovesciato della storia, inizia così: “Al centro di questo libro, come al centro della mostra, Thomas Schütte ha posto il problema del ricongiungimento alla figura disegnata“.
L’eterodossia di Thomas Schütte in mostra a Torre Pellice
L’avevo interpretata come una dichiarazione di eterodossia rispetto a Duchamp e Malevič, il quale voleva allontanarsi “dall’odiata superficie delle cose reali“, mentre Schütte dichiara “oggi bisogna capire cosa mettere dentro Il quadrato nero di Malevič“. Schütte disegna ad acquerello, dipinge, scolpisce figure, Die Fremden Documenta 1992 (la data ritorna) e quelle alla Punta della Dogana, Venezia 2025. Costruisce oggetti, che non sono ready made, ma in cui riconosciamo anche quella funzione. Come ricongiungersi alla figura disegnata oggi che tutto è riproducibile, che si sta avvicinando il tempo in cui l’AI non solo disegnerà, ma vivrà al posto nostro?

La ricerca di nuove regole
Per Lisa Tucci Russo è la pratica con cui vive l’arte e a Torre Pellice dove vediamo anche singole opere di Klingelöller, Pirri, Vercruysse, Paolini, un biliardo di Merz dove l’asta è un neon, Penone, Cragg, Buren, Anselmo, Long, Rhode, Zorio.

Io la leggo come una proposta dissidente, con la quale difenderci dall’incertezza sociale, inventiva e dall’AI prossima ventura. Massimo de Carlo aggiunge che la criticità del sistema ci costringe a “interrogarci sulla scala sostenibile di un’attività culturale contemporanea, dall’editoria all’arte. Il limite è stato di avere accettato una narrazione semplicistica basata su elementi economici e finanziari. E oggi bisogna cambiare le regole, ma non le abbiamo ancora“. Quando ho rivisto la mostra di Thomas, ho capito che lo sguardo delle sue figure corrispondeva a quello che, in qualche coincidenza fortunata scambio, senza farmi notare, con persone che conosco o con chi è seduto davanti a me in metropolitana. Forse è da qui che bisogna ripensare nuove regole?
Francesca Pasini
Torre Pellice // fino al 20 settembre
Thomas Schütte. Untitled (coffins) 1992
GALLERIA TUCCI RUSSO – Via Stamperia 9
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