Il presidio permanente non arretra. Anzi, rilancia. Il sindaco di Ceccano ed il suo governo comunale di centrosinistra restano asserragliati nel gazebo montato la settimana scorsa davanti all’ospedale. È la loro protesta contro la Regione Lazio e la Asl di Frosinone che hanno chiuso gli ambulatori del Pat, il Presidio Ambulatoriale di Territorio: tutto ciò che restava della Sanità Pubblica in una città che un tempo aveva due ospedali. (Leggi qui: Il presidio scatta: Querqui chiede fatti. FdI, l’Ospedale di Comunità è già deciso).
La Regione giura che sia solo una strumentalizzazione del sindaco, «una trovata indecente» per il governatore Francesco Rocca. Assicurano che a brevissimo verranno aperti i nuovi servizi e l’ospedale di Comunità. (Leggi qui: Rocca inaugura ad Alatri e Pontecorvo, poi risponde a Querqui: «Una trovata indecente»).
Uno spiraglio pareva essersi aperto a seguito dell’incontro tenuto venerdì scorso dal sindaco Andrea Querqui con il direttore generale della ASL Arturo Cavaliere ed il consigliere regionale Daniele Maura. La fumata bianca, tuttavia, si è trasformata in un brusco stop istituzionale: ufficialmente perché il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca non ha messo il sigillo sull’accordo formale per la salvaguardia dei servizi del presidio sanitario fabraterno.
Il veto di Rocca e il cortocircuito Maura-Rocca
Tutto sembrava pronto per sbloccare l’impasse. Durante il vertice, sia il direttore generale Cavaliere che il consigliere Maura si erano detti disponibili a firmare il documento in cui si assicurava l’imminente ripristino dell’offerta sanitaria a Ceccano. A bloccare l’iter è stato il Governatore: Rocca ha negato la sua firma, per lui valgono gli atti ufficiali che la Regione ha già adottato. E non c’è altro da firmare.
In questo passaggio si consuma un retroscena politico di assoluto rilievo. Balza agli occhi un’assenza pesante a quel tavolo: la consigliera regionale Alessia Savo non era presente all’incontro. Ma il vero cortocircuito istituzionale si registra sull’asse Maura-Rocca. Il consigliere regionale, insieme al direttore generale, si era mostrato favorevole a una soluzione di compromesso dicendo di fatto «sì» all’accordo scritto. Il blocco è arrivato direttamente dal presidente della Regione.
Cosa significa questa dinamica? Non si tratta necessariamente di una spaccatura o di una ribellione di Maura contro il suo Governatore. È molto più probabile ipotizzare che il consigliere regionale abbia preso l’iniziativa per disinnescare la bomba politica a Ceccano, magari mettendosi a disposizione senza prima essersi ampiamente consultato con il vertice della Pisana. Si aspettava, verosimilmente, che alla sua mediazione seguisse l’assenso finale per la firma. Una firma che invece Rocca ha scelto di non mettere, lasciando di fatto lettera morta la disponibilità offerta dal suo stesso Consigliere.
Una chiusura che ha suscitato la dura reazione del primo cittadino. «Non è stato ancora formalizzato alcun atto», ha ribadito Querqui. In questa circostanza Querqui, Maura e il direttore generale della ASL si sono trovati in piena sintonia ed erano favorevoli alla firma del documento. Rocca no. E non per evitare di prendere un impegno con il sindaco: per lui quell’impegno c’è già e le prossime settimane lo dimostreranno. Firmare ora una dichiarazione sarebbe inutile: come un voler accontentare un capriccio politico del sindaco.
Cosa prevedeva il documento «congelato»
Il testo dell’accordo rimasto sulla carta conteneva richieste specifiche e scadenze precise. Nel dettaglio prevedeva: il ripristino dei servizi interrotti dal primo luglio, precedentemente erogati dall’ex Presidio Ambulatoriale Territoriale (PAT); il ritorno in servizio del personale medico e infermieristico tutti i giorni dalle ore 8 alle 20 a partire dal primo agosto, esattamente a un mese dalla chiusura improvvisa del PAT.
E poi la continuità di tutti gli altri servizi, ovvero Poliambulatorio, Radiologia, Centro di salute mentale, Consultorio familiare, Servizio di riabilitazione territoriale, Odontoiatria sociale, Servizio vaccinale, Assistenza domiciliare integrata, URP, ReCup e Corso di laurea in Infermieristica.
I ritardi sull’Ospedale di Comunità
Parallelamente all’assistenza di base, resta aperto il capitolo strutturale. Si attende ancora il completamento dell’Ospedale di Comunità nell’ex «Ala Mosconi». L’apertura, originariamente prevista a giugno, dovrebbe avvenire a settembre. Il nuovo polo ospedaliero sostituirà l’Unità di degenza infermieristica Udi, sospesa da maggio e lasciando così un vuoto di quattro mesi, aumentando i posti letto da 12 a 20.
L’intesa verbale prevedeva anche interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria dell’area esterna e del parcheggio. Ma Querqui è stato perentorio: non vuole promesse, vuole certezze.
Di fronte alla mancata firma, la linea dell’Amministrazione si indurisce. Il presidio permanente andrà avanti. La volontà è quella di spostare l’interlocuzione istituzionale su un binario chiaro: il Comune pretende che le rassicurazioni pubbliche di Rocca vengano messe nero su bianco.
In settimana si terrà un incontro con gli altri sindaci per organizzare una grande manifestazione di protesta. Il sindaco Querqui, ringraziando tutti i sindaci, i sindacalisti e i cittadini che stanno sostenendo la protesta, ha lanciato un messaggio inequivocabile: la comunità di Ceccano continua a difendere la sua sanità insieme al resto del territorio.
La contromossa di Maura: «Impegni garantiti»
A rimescolare le carte è arrivato a stretto giro l’intervento del consigliere regionale Daniele Maura, con una lettura diametralmente opposta sull’esito della trattativa. «Tutelati tutti i servizi, la Regione mantiene gli impegni», ha dichiarato, confermando in toto i contenuti dell’accordo che l’Amministrazione considerava congelato: attivazione dal primo agosto della presenza medica e infermieristica dalle 8 alle 20 sette giorni su sette, mantenimento di tutte le altre specialistiche e apertura a settembre dell’Ospedale di Comunità con 20 posti letto.
Maura ha ringraziato esplicitamente il direttore generale Cavaliere, l’onorevole Massimo Ruspandini per il ruolo di mediazione e lo stesso presidente Rocca, smentendo di fatto la narrazione di un veto calato dalla Pisana.
Ma è sul piano politico che la dichiarazione di Maura si trasforma in un vero contrattacco. Di fronte a «impegni chiari, con tempi definiti e responsabilità precise», secondo il consigliere verrebbero meno i presupposti per continuare il braccio di ferro in strada. L’invito a smontare le tende è diretto e istituzionalmente insidioso: «Riteniamo che siano venute meno le ragioni che avevano determinato l’istituzione del presidio permanente di protesta. Rivolgo pertanto un invito al Sindaco di Ceccano affinché ne disponga la conclusione, consentendo che il confronto prosegua nelle sedi istituzionali». Una mossa che sposta la pressione su Querqui.
Querqui non cede: «Prima la firma»
Andrea Querqui non ha alcuna intenzione di cedere al pressing. Come ribadito in un comunicato diramato poche ore fa, il sindaco è irremovibile: le garanzie pubbliche devono trasformarsi in «una cosa scritta», con delibera e firme nero su bianco, prima di smontare anche un solo picchetto.
In una città stretta nella morsa di un’estate da quaranta gradi all’ombra, la vertenza sul Santa Maria della Pietà è entrata prepotentemente nel vivo. Un argomento caldissimo, in tutti i sensi, capace di infuocare la piazza ben oltre le temperature percepite.
L’assenza rumorosa di Savo
Analizzando in controluce le dinamiche di questo scontro emerge un dato politico tutt’altro che secondario. In questo continuo botta e risposta sull’asse Ceccano-Frosinone-Roma spicca un’assenza politicamente rumorosa: quella della consigliera regionale Alessia Savo.
A Ceccano la interpretano come una latitanza istituzionale che pesa e che si fa notare, considerando il suo ruolo apicale e le sue competenze specifiche proprio in materia di sanità regionale. La presidente della Commissione Sanità invece, in piena linea con il presidente Rocca, ritiene che sul piano formale tutto sia già stato fatto. Ora occorre solo aspettare i tempi.
Un vuoto di scena che lascia spazio però anche ad un’altra interpretazione. Maura appartiene all’area FdI che si riconosce nella linea storica del Partito e la sua iniziativa con Cavaliere puntava ad intestarsi la soluzione del problema. Savo ha una sua personale area di riferimento e la sua assenza viene letta come un tentativo di esclusione.
Se così fosse, quello che si sta delineando sarebbe il segnale di una prova di forza che si consuma tutta all’interno delle correnti e degli equilibri di Fratelli d’Italia, giocata anche sulla scacchiera della sanità fabraterna.
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