I giovani vengono una volta e non tornano più


“I giovani vengono una volta. La seconda non tornano più.” È forse la frase che meglio riassume l’assemblea provinciale del Partito Democratico di Trapani. 

Non arriva dalla relazione della segretaria Valeria Battaglia né dall’intervento del deputato regionale Dario Safina, ma dal dibattito che segue. 

Un’ammissione amara, pronunciata davanti a una platea composta quasi esclusivamente da dirigenti e amministratori, mentre l’iniziativa porta un titolo ambizioso: “Partecipazione”. Perché l’impressione è che le correnti siano soltanto una parte della storia. La fotografia più impietosa arriva quando il dibattito smette di guardare all’organizzazione del partito e finisce per raccontarne il rapporto con la società. O meglio, con la sua assenza.

 

Venerdì scorso, all’assemblea provinciale aperta del Partito Democratico, c’è un partito dentro il Crystal Hotel di Trapani e un altro che ne resta fuori.

Fuori ci sono gli assenti, i malumori e le critiche di chi denuncia un partito percepito come troppo accentrato. Dentro, invece, si prova a rilanciare la federazione provinciale a un anno dal congresso che ha eletto segretaria unitaria Valeria Battaglia.

L’assemblea arriva dopo settimane complicate per il Pd trapanese, segnate dalle dimissioni dalla segreteria provinciale di Giovannella Licari, che aveva denunciato il venir meno dello spirito unitario con cui era nato il congresso del 2025, riaprendo una discussione mai del tutto sopita sul metodo di gestione del partito. 

 

Valeria Battaglia: “a cosa serve un partito?”

Ad aprire l’assemblea è la relazione della segretaria provinciale Valeria Battaglia, che sceglie di non soffermarsi sulle tensioni interne e concentra il suo intervento sull’identità del Partito Democratico.

“A cosa serve oggi un partito politico?”, chiede in apertura. Per Battaglia il Pd non può essere soltanto una macchina elettorale, ma deve “costruire speranza”, dare voce ai cittadini, trasformare i bisogni in diritti e ricostruire il rapporto di fiducia con le istituzioni.

Per Battaglia  “Il Partito Democratico non appartiene alla segreteria, ai parlamentari o agli eletti. Appartiene alla comunità”, afferma, invitando gli organismi del partito a rimanere il luogo naturale del confronto e dell’elaborazione politica.

È la cornice politica entro cui si apre il confronto. Ma gli interventi che seguono mostrano quanto quella visione debba ancora fare i conti con una realtà ben più complessa.

L’unità senza politica non basta

Dopo la relazione di Valeria Battaglia, il primo a prendere la parola è il deputato regionale Dario Safina. Riconosce che nel partito esistono “qualche disaffezione, qualche malcontento”, ma invita a non leggerli come una frattura irreversibile. In un’organizzazione grande e plurale, osserva, il confronto è inevitabile. Il problema nasce quando l’unità diventa un obiettivo in sé, svuotato di contenuti.

“In passato abbiamo ricercato l’unità a prescindere dal merito. Non è una buona soluzione”, afferma. Prima di discutere di candidature e assetti, sostiene, il Partito Democratico deve tornare a confrontarsi sulle idee, sulla linea politica e sulle sfide che attendono il territorio. Altrimenti, avverte, si rischia di apparire compatti negli organismi dirigenti ma distanti dagli elettori.

 

Anche gli interventi successivi si muovono nella stessa direzione. 

Antonino Occhipinti, segretario del circolo di Paceco, richiama il rispetto dell’autonomia dei circoli e mette in guardia dal trasformare il dissenso in una colpa o, peggio, nella delegittimazione personale dell’altro. 

Poco dopo la presidente dell’assemblea, Valentina Villabuona, sintetizza il nodo con una frase destinata a pesare nel dibattito: “Se una delle componenti, quella degli iscritti o quella degli istituzionali, prevale sull’altra, il Partito Democratico diventa altro”. 

Nessuno fa nomi, ma il riferimento al modello di guida della federazione appare evidente: “Io non credo nei partiti personali, credo che ognuno ha diversi ruoli e responsabilità. E che gli istituzionali sono strumenti per i circoli e non viceversa”. 

 

Quando il problema non sono più le correnti

È però un altro intervento a cambiare davvero il tono della discussione. Ernesto Raccagna, vicepresidente del Libero Consorzio, sposta il baricentro del confronto dai rapporti interni al rapporto con la società.

“Ci fosse una volta che usciamo da qui pieni di entusiasmo”, esordisce. Poi arriva la frase che fotografa meglio di ogni altra il senso dell’assemblea: “I giovani vengono una volta. La seconda non tornano più”.

Non è una critica all’organizzazione di una singola iniziativa, ma il riconoscimento di una difficoltà più profonda. Se un partito non riesce a trattenere chi prova ad avvicinarsi, il problema non riguarda soltanto gli equilibri interni. Riguarda la sua capacità di parlare alle nuove generazioni e di apparire un luogo in cui valga la pena impegnarsi.

È in quel momento che il dibattito cambia prospettiva. Non si parla più di chi guida il partito, ma di chi il partito non riesce più a coinvolgere.

Da qui l’avvertimento finale: se domani si votasse per le Regionali, il Pd trapanese, secondo lui, non sarebbe pronto. Ma prima ancora di interrogarsi sulle assenze tra dirigenti e amministratori, invita il partito a porsi una domanda ancora più scomoda: perché gli assenti, questa volta, sono soprattutto i cittadini simpatizzanti.

Il paradosso della “Partecipazione”

Alla fine resta un’immagine: la segretaria Valeria Battaglia che prende la parola per le conclusioni davanti a una ventina di persone.

L’assemblea si chiamava “Partecipazione”. Eppure, per ore, il Partito Democratico ha discusso soprattutto di sé stesso. 

Non dei grandi temi della provincia, non di come costruire un’alternativa al centrodestra, ma dei propri equilibri interni. Persino il confronto sulle tensioni della federazione si è fermato un passo prima dello scontro aperto: nessuno nomina direttamente Dario Safina, eppure quasi tutti sembrano parlare del modello di guida del partito.

Il paradosso è tutto qui. Prima ancora di ricucire le proprie divisioni, il Pd trapanese dovrà capire come tornare a riempire la sala di cittadini. Perché la vera assenza emersa dall’assemblea non è stata quella di qualche dirigente. È stata quella della società.

È il partito stesso il convitato di pietra dell’assemblea: presente in sala, ma evocato più che nominato.

 

Valentina Colli

 




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