“Castrolibero c’est moi!” Luigi XIV e la Stella della Senna



LUIGI XIV, LA STELLA DELLA SENNA E LA PRESA DEL CAMPAGNANO

CASTROLIBERO SEMBRA ESSERE SCOPPIATA LA RIVOLUZIONE FRANCESE: C’È IL RE SOLE CHE PROMETTE VERSAILLES, LA STELLA DELLA SENNA CHE CHIEDE DOVE SONO LE MONETE DEL REGNO E IL POPOLO CHE CERCA ANCORA LA BASTIGLIA… MA TROVA IL LIBRO DEI SOGNI.

Correva l’anno 2026 dopo Cristo e 237 dopo la Presa della Bastiglia. Nel piccolo Regno di Castroliberté, arroccato sulle colline del Campagnano, saliva al trono Sua Maestà Luigi XIV detto il Re Sole di Castrolibero, al secolo Ciccio Serra. Il suo motto era semplice, rassicurante e tremendamente francese: “Après nous, il Piano di Riequilibrio“.

Dal balcone della Reggia Municipale di Versailles Libère, il sovrano si affacciò leggendo il discorso che qualcuno gli aveva preparato, seguendo parola per parola, col regio ditino attaccato al foglio, in modo da non perdere il segno. Annunciava al popolo meraviglie inaudite. Avrebbe costruito città inclusive, giovani felici, anziani sorridenti, biblioteche digitali, consulte giovanili, serbatoi d’acqua, concerti sotto le stelle e probabilmente, con un po’ di fortuna, anche un ponte tra il Municipio e Disneyland.

Il popolo applaudiva estasiato. Qualcuno, però, dal fondo della piazza, ebbe l’ardire di porre una domanda volgare, quasi plebea, insolente. “Sire, e i soldi?” Un silenzio gelido calò sul Regno. Perché certe domande non si pongono mai durante la lettura del Libro dei Sogni.

Nel frattempo il Torrente Campagnano, stanco di essere soltanto un corso d’acqua comunale, aveva deciso di cambiare nazionalità e diventare ufficialmente la Senna di Castroliberté. Fu allora che dalle sue acque emerse la Stella della Senna, la Duchessa Nicolette Perrot de la Vérité, conosciuta dai più come Nicoletta Perrotti.

Armata soltanto del TUEL, della Costituzione e di qualche articolo di legge particolarmente appuntito, la Duchessa attraversò le acque del Campagnano per raggiungere la corte del Re Sole. Non portava con sé forconi e torce, ma qualcosa di ancora più pericoloso per ogni corte reale: delle domande. “Sire“, chiese inginocchiandosi soltanto per raccogliere alcuni documenti protocollati, “chi ha diffidato chi?” La domanda provocò un mezzo infarto collettivo tra i nobili della corte. Fu allora che il Gran Visir delle Finanze, Madame Ricchiòt de la Diffidence, spiegò che quella diffida non era propriamente una diffida. Era piuttosto una carezza istituzionale particolarmente energica. Una diffida gentile. Una diffida democratica. Una diffida che diffida senza diffidare. Un po’ come il croissant senza burro o lo champagne senz’uva.

La diffida esiste?” domandò la Stella della Senna. “Oui.” “E diffida?” “Non proprio.” “Allora cos’è?” “Una forte sollecitazione politica!” “E perché è stata mandata anche alla Corte dei Conti e al Prefetto?” “Perché siamo francesi e facciamo le cose con eleganza.” La Stella della Senna guardò il Campagnano scorrere lentamente verso valle e comprese che neppure Voltaire sarebbe riuscito a spiegare davvero il mistero.

Intanto giunse a Corte anche il Marchese Pasquà de Villelle, ultimo erede della nobile casata del Cambiement, il quale osservò le magnifiche linee programmatiche del Regno. Le lesse una volta. Le lesse due volte. Le lesse anche tre volte… giùstu ppè un si fa mancà nènte. Dopo la terza esclamò: “Ma questo non è un programma politico! Questo è il Libro dei Sogni scritto sull’orlo della Torre più alta della Bastiglia!“. Panico generale nella Reggia. Il Marchese proseguì impietosamente. “Sire, mi permetto di chiedere con quali dobloni di Francia realizzeremo tutto questo.” Che tradotto in dialetto Provenzano recita più o meno così: “Ohi Re, addùve cazzu i jàmu a piglià i sordi?” Nessuno rispose. “Abbiamo il predissesto.” Silenzio. “Abbiamo milioni di criticità finanziarie.” Silenzio ancora. “E allora come faremo?” Un silenzio così profondo che persino le carpe del Campagnano smisero di nuotare per ascoltarlo.

Ma ecco levarsi dalla corte la voce della Marchesa Cinquestellina -Ina -Ina Maurà Zinnà de la Transparence, che con fare solenne rassicurò il popolo. “Tutti questi sogni sono concretissimi!” “Magnifico!”, rispose il Marchese de Villelle. “Quali sono le priorità?” “Tutte.” “E quali sono già finanziate?” “Vedremo.” “E quali realizzeremo per prime?” “Lo scopriremo vivendo.“”Ma questa è una canzone di Monsieur Battistì Le Troubadours” “Un fa nent…” Il Marchese comprese allora che si trovava davanti al primo Piano Quinquennale di Schrödinger della storia amministrativa italiana: tutto è prioritario e nulla lo è contemporaneamente.

Nel frattempo il Cavaliere Angelò de GangìMaestro assoluto dell’antica arte dell’azzeccagarbuglieria e dell’incazzatura preventiva, decideva di non intervenire nel dibattito. Preferiva gesticolare nervosamente, ogni volta che la Stella della Senna proferiva parola. Sprizzava nuvolette di fuoco e fumo dagli occhi e dalle orecchie. Come si permetteva costei e il suo gruppo di polemizzare sugli incarichi dati all’avvocato Belvedere (che vi ricordo essere l’avvocato dell’Imperatore Orlandino) di ben 36.000 dobloni, nonché quello dato alla sua socia di studio, Madame Carlotta Di Fino, di ulteriori 3.000.

Le cronache del Regno sono impietose e raccontano che il Cavalier Gangì pronunciò allora esattamente lo stesso numero di parole del pesce rosso custodito nella fontana della piazza comunale, contenuta nel Libro dei Sogni, quindi di prossima realizzazione. Una prestazione impeccabile. Mentre fuori dal Palazzo il popolo attendeva di conoscere il destino delle proprie tasche, all’interno della corte si consumava la più grande rappresentazione teatrale dai tempi di Versailles. Da una parte c’era Luigi XIV che prometteva meraviglie. Dall’altra la Stella della Senna che chiedeva semplicemente di leggere il menù prima di ordinare il banchetto.

Da una parte c’era il Libro dei Sogni. Dall’altra il registro dei conti. Da una parte la Rivoluzione annunciata. Dall’altra il Piano di Riequilibrio che bussava già alle porte della Bastiglia. La morale di questa favoletta francese ambientata sulle rive del Campagnano è forse una soltanto.

Il 14 luglio i francesi presero la Bastiglia. Il 14 luglio del 2026, a Castrolibero, l’opposizione ha tentato di prendere almeno il bilancio. Non sappiamo ancora chi vincerà questa piccola rivoluzione comunale. Sappiamo però che Luigi XIV amava ripetere: “Lo Stato sono io“. A Castrolibero, invece, i cittadini sembrano iniziare a pensare qualcosa di molto diverso. “I conti sono di tutti.” E quelli, purtroppo, non parlano mai francese. Bussano direttamente alla porta ed entrano dentro!


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