Massimo Grillo è stato sindaco di Marsala negli ultimi cinque anni, oggi è consigliere comunale.
Partiamo subito dall’installazione dell’info point a Piazza Mameli. Lei si è detto contrario: ci spiega meglio le ragioni? Qui ci sono dei privati che hanno speso ingenti somme e che hanno messo in moto una serie di attività burocratiche, senza contare la perdita di lavoro e quindi delle entrate economiche.
Prima dell’intervento di rigenerazione urbana realizzato dalla mia amministrazione, quell’area era ben lontana dall’essere uno dei luoghi simbolo della città. C’erano asfalto, un continuo passaggio di automobili e autobus, marciapiedi dissestati e una stratificazione di interventi privi di una visione organica. La riqualificazione ha trasformato radicalmente quello spazio. Lo dico con soddisfazione: il risultato finale è stato persino superiore alle aspettative. Oggi Piazza Mameli è diventata uno dei luoghi più belli e frequentati di Marsala, soprattutto nelle ore serali, grazie anche a un’illuminazione studiata per valorizzarne il contesto storico. È proprio osservando la piazza ormai completata che ho maturato la convinzione che il mantenimento del chiosco in quel punto non fosse più la scelta migliore.
Il progetto originario ne prevedeva la presenza, è vero. Ma tra un elaborato progettuale e un’opera realizzata c’è una differenza sostanziale: solo quando una piazza prende forma si comprende davvero quale sarà il suo equilibrio urbano, il suo impatto visivo e la qualità degli spazi. Per questo motivo non mi sono limitato a esprimere una contrarietà politica. Ne abbiamo discusso in un’apposita seduta di giunta e abbiamo voluto che gli uffici verificassero, prima della conclusione del procedimento, se quella collocazione fosse ancora compatibile con il nuovo assetto della piazza e con la visione di rigenerazione che comprende anche via Scipione l’Africano. Con una specifica nota, infatti, in data 8 aprile 2026, ho chiesto al dirigente del SUAP di acquisire il parere del Settore Pianificazione Urbanistica, il parere del progettista incaricato della riqualificazione di via Scipione l’Africano, un’ulteriore verifica sulla sicurezza della circolazione da parte della Polizia Municipale e una valutazione complessiva dell’inserimento del manufatto nel contesto storico, urbanistico e paesaggistico.
Non era un “no” all’imprenditore. Era un “no” a una decisione assunta senza aver prima completato tutte le verifiche che ritenevo indispensabili nell’interesse della città. Prendo atto che nel provvedimento autorizzativo non vi è traccia né della mia nota né degli approfondimenti che avevo formalmente richiesto. Ribadisco che questa vicenda non riguarda il diritto di un imprenditore a svolgere la propria attività, diritto che ho sempre rispettato. Riguarda esclusivamente la scelta della collocazione. Una città che cresce deve avere il coraggio di rivedere anche decisioni già previste quando l’interesse pubblico lo richiede. Non possiamo sacrificare la qualità di uno dei luoghi più rappresentativi di Marsala solo perché quella era la previsione originaria dei progettisti.
Io non avrei dato il via alla procedura per la collocazione del chiosco senza aver ricercato possibili soluzioni alternative.
Sono situazioni che le amministrazioni affrontano quando prevale un interesse pubblico concreto e adeguatamente motivato.
Per questo rinnovo l’invito all’attuale amministrazione a riesaminare tempestivamente il provvedimento, prima che la scelta comprometta l’equilibrio e la bellezza di una piazza che rappresenta oggi uno dei risultati più significativi della rigenerazione urbana di Marsala.
In consiglio comunale gli eletti di maggioranza le addebitano tutte le colpe della gestione passata. Dalla scerbatura a una città abbandonata e senza programmazione. Qual è la verità? I cittadini l’hanno bocciata per la mancata gestione dell’ordinario, lo sapeva?
Credo sia necessario partire dai fatti e dai numeri. I cittadini hanno bocciato i partiti del centrodestra che si sono presentati alle elezioni. Il dato elettorale è chiaro: da solo ho ottenuto più del doppio dei consensi rispetto all’intero centrodestra ufficiale. Sono profondamente grato ai cittadini marsalesi per la fiducia che mi hanno accordato. È stato un voto di maturità, che ha premiato un percorso amministrativo e che, in molti casi, ha rappresentato anche una risposta al tradizionale voto di trascinamento legato alle liste e ai candidati al Consiglio comunale.
Sulla gestione dell’ordinario, naturalmente, si può sempre migliorare e ogni amministrazione deve assumersi le proprie responsabilità. Ma non è corretto raccontare di una città lasciata senza programmazione. Abbiamo lavorato per creare le condizioni affinché Marsala potesse affrontare problemi storici che per anni erano rimasti irrisolti. Abbiamo, inoltre, posto le basi per un nuovo modello di illuminazione attraverso il partenariato pubblico-privato. Abbiamo avviato un percorso per affidare la gestione del verde pubblico alla stessa ditta che si aggiudicherà l’appalto per la raccolta differenziata, abbiamo programmato un piano per le manutenzioni stradali; abbiamo realizzato e avviato opere che cambiano il volto della città, comprese le aree rigenerate, il lungomare, le piazze, i parchi gioco, le rotatorie e il sistema dei trasporti, opere che per anni erano state soltanto annunciate e che oggi devono essere gestite anche attraverso il coinvolgimento dei privati per garantire una migliore manutenzione ordinaria e servizi più qualificati.
Una città non si governa soltanto intervenendo sull’emergenza quotidiana: bisogna anche programmare il futuro. Ed è proprio quello che abbiamo fatto.
Poi spetta ai cittadini giudicare, ma la storia della mia amministrazione non può essere cancellata con la narrazione di una città abbandonata.
La sindaca Patti, anche l’assessore Nuccio, le dicono che non c’è alcun tesoretto lasciato dalla sua amministrazione. Cosa sono questi famosi 32 milioni di euro?
Innanzitutto sgombriamo il campo da un equivoco: il termine “tesoretto” non è corretto e rischia di creare confusione. Io mi sono limitato a richiamare quanto certificato dal verbale di verifica straordinaria di cassa, redatto al momento del passaggio di consegne e sottoscritto anche dalla sindaca Patti, con il quale si attesta che il Comune di Marsala disponeva di oltre 32 milioni di euro di liquidità e che non faceva ricorso ad anticipazioni di tesoreria.
È chiaro che la liquidità di un Comune non equivale a un fondo libero da utilizzare senza vincoli: una parte importante riguarda risorse vincolate per investimenti, opere e progetti già finanziati. Ma avere quelle risorse in cassa significa una cosa precisa: un ente finanziariamente solido, capace di rispettare gli impegni e di programmare. Questo dato assume ancora più valore se ricordiamo da dove siamo partiti: all’inizio del mio mandato il Comune ricorreva a circa 10 milioni di euro di anticipazioni di tesoreria. In questi anni abbiamo lavorato per risanare la situazione finanziaria e restituire stabilità all’ente.
Quindi il punto non è se esista o meno un “tesoretto”. Il punto è che gli atti ufficiali certificano una condizione finanziaria profondamente diversa rispetto al passato. I numeri non sono opinioni: sono riportati nei documenti contabili del Comune.
Lei ha perso con il 33% dei voti, oggi il centrodestra deve riorganizzarsi ed entrare in una partita che ha deciso di non giocare. Dove si colloca e che cosa le hanno detto a Roma?
A Roma mi hanno fatto i complimenti per il risultato ottenuto, mi hanno detto che i fatti mi danno ragione e che il centrodestra ha raggiunto un risultato mediocre per responsabilità della classe dirigente locale.
Quando si arriva a questo punto è chiaro che c’è qualcosa che non funziona nella gestione politica. È chiaro che il problema non sono mai stato io, ma un certo modo padronale di intendere i partiti. Una cosa quindi è certa: la questione Marsala, con le sue contraddizioni e con tutto ciò che è accaduto, non è passata assolutamente inosservata sui tavoli nazionali del centrodestra.
Il centrodestra deve avviare un paziente lavoro di ricostruzione. A Marsala una parte della sua classe dirigente ha scelto di sostenere un progetto guidato dal centrosinistra, ma questo non cancella la storia politica, i valori e i riferimenti di quell’area.
Le prossime elezioni regionali rappresenteranno un passaggio decisivo. Sarà interessante vedere come si concilierà una coalizione che si definisce di centrosinistra con la possibile presenza, anche in giunta, di esponenti provenienti dal centrodestra, chiamati a confrontarsi con una competizione politica nella quale i partiti torneranno naturalmente a rivendicare la propria identità.
Noi non inseguiremo nessuno. Lavoreremo per ricostruire un centrodestra credibile. La politica cambia rapidamente, ma identità e coerenza, alla lunga, fanno la differenza.
Elezioni regionali: gli spazi per le candidature maschili sono tutti occupati. Cosa pensa di fare?
Io penso che nel centrodestra si debba cambiare metodo. Per troppo tempo vi sono state delle rendite di posizione che, nei fatti, hanno finito per soffocare il potenziale elettorale dei singoli partiti e della coalizione. E i risultati degli ultimi anni, a partire dalle elezioni del Libero Consorzio per continuare con le ultime amministrative, dimostrano chiaramente che così non si può andare avanti. Se non si cambia metodo, il centrodestra perderà anche le prossime elezioni regionali. Proprio per questo sto ricevendo diverse sollecitazioni per una prossima candidatura. Io ho già fatto il parlamentare regionale e nazionale e tengo a precisare che le candidature sono una conseguenza di un progetto politico credibile.
Oggi la priorità è ricostruire un centrodestra forte, credibile e radicato nei territori, espressione non di individualismi ma di comunità politiche, movimenti e partiti che decidono collegialmente e senza pretese personali.
In consiglio comunale è entrato il mantra “facciamo opposizione costruttiva”. L’opposizione non nasce per applaudire chi governa né per fare da stampella alla maggioranza. Se una proposta è utile, la si vota. Se è sbagliata, la si contrasta. È la normalità della democrazia. È spesso un modo elegante per giustificare un’opposizione che rinuncia al proprio ruolo. Lei come la vede e che opposizione farà?
Ho dichiarato fin da subito che la nostra opposizione sarà molto diversa da quella che ho subìto io. Non ci interessa urlare in aula o rilasciare dichiarazioni al vetriolo per raccogliere un titolo di stampa o coltivare il malcontento dei cittadini. Chi è stato eletto è giusto che governi e abbia modo di realizzare ciò che ha proposto, anche se, a dire il vero, cosa vogliano fare non mi è del tutto chiaro. Il completamento della nuova giunta, quando avverrà, con comodo magari, sarà utile per fare chiarezza anche al loro interno su ciò che intendono fare.
Noi assolveremo al nostro ruolo, faremo anche le nostre proposte per dare continuità all’opera di trasformazione avviata dalla mia amministrazione e vigileremo con attenzione, educazione e garbo istituzionale. Cosa che purtroppo è mancata negli anni scorsi.
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