Il Governo prepara una nuova offensiva sul fronte della competitività delle imprese. Dopo settimane di confronto tra ministeri e associazioni di categoria, prende forma un pacchetto di semplificazioni destinato a intervenire su alcuni dei nodi che da anni rallentano gli investimenti in Italia: autorizzazioni per gli impianti di energia rinnovabile, revisione della responsabilità amministrativa delle società prevista dal decreto legislativo 231 del 2001 ed estensione delle Zone logistiche semplificate anche oltre gli attuali confini.
Il provvedimento, che negli ambienti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy viene indicato come “decreto imprese”, non arriverà però prima della pausa estiva. L’obiettivo dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni è presentarlo a settembre, in parallelo o immediatamente prima dell’avvio dell’iter parlamentare della legge di Bilancio, così da concentrare in un’unica fase gli interventi destinati a sostenere la crescita del sistema produttivo.
L’iniziativa – come riferisce il Sole-24 Ore – nasce da una precisa richiesta del mondo imprenditoriale, che da tempo sollecita misure capaci di alleggerire il peso della burocrazia e velocizzare gli investimenti, soprattutto in un momento in cui l’ultima parte della legislatura rischia fisiologicamente di rallentare la produzione normativa.
A coordinare il lavoro è stato incaricato il Ministero delle Imprese e del Made in Italy su mandato della Presidenza del Consiglio. Al tavolo partecipano diversi ministeri e le principali organizzazioni rappresentative delle imprese, chiamate a contribuire alla definizione delle misure considerate prioritarie.
Il progetto iniziale prevedeva un decreto composto esclusivamente da interventi a costo zero, basati soprattutto sulla semplificazione amministrativa. Nel corso delle ultime settimane, però, il perimetro dell’operazione si è ampliato. Il governo sta infatti valutando la possibilità di inserire anche misure che comportano risorse finanziarie, in particolare per incentivare gli investimenti delle imprese nell’efficienza energetica.
A rendere possibile questa apertura è la maggiore flessibilità concessa dalla Commissione europea agli Stati membri all’inizio di giugno. Bruxelles ha infatti autorizzato margini aggiuntivi di spesa fino allo 0,6% del Pil nel triennio 2026-2028, purché destinati esclusivamente agli investimenti e non a misure di sostegno corrente o sussidi. Per l’Italia questo spazio finanziario potrebbe tradursi in una disponibilità complessiva compresa tra 13 e 14 miliardi di euro nell’arco dei tre anni.
Proprio perché tali margini inizieranno a diventare concretamente utilizzabili soltanto dall’autunno, Palazzo Chigi ha scelto di rinviare la presentazione del decreto, così da poter valutare se includere già nel provvedimento alcune misure di incentivo oppure demandarle direttamente alla prossima manovra finanziaria.
Il capitolo destinato ad avere il maggiore impatto riguarda il settore energetico. L’esecutivo punta infatti a realizzare una sorta di “sblocca impianti”, con l’obiettivo di ridurre drasticamente i tempi necessari per autorizzare nuovi investimenti nelle energie rinnovabili.
Negli uffici ministeriali si guarda soprattutto ai numerosi progetti eolici e fotovoltaici che, pur essendo ormai vicini alla fase realizzativa e localizzati in aree ritenute idonee, continuano a rimanere bloccati nell’ultima fase autorizzativa. Un percorso che spesso si arena tra competenze distribuite tra Regioni, procedure di Valutazione d’impatto ambientale, pareri delle soprintendenze e passaggi amministrativi che finiscono per allungare i tempi ben oltre le aspettative degli investitori.
Accanto alla semplificazione procedurale potrebbero arrivare anche strumenti di sostegno economico dedicati agli investimenti per l’efficienza energetica. La cornice individuata dalla Commissione europea comprende infatti interventi destinati alla realizzazione di impianti fotovoltaici, batterie di accumulo, reti elettriche, sistemi di storage e, più in generale, all’espansione della capacità produttiva legata alle fonti energetiche pulite.
Tra i dossier più delicati figura anche la revisione della disciplina contenuta nel decreto legislativo 231 del 2001, che regola la responsabilità amministrativa degli enti per determinati reati commessi nel loro interesse o vantaggio.
Sul tavolo del Ministero della Giustizia è da tempo attivo un gruppo tecnico coordinato da Giorgio Fidelbo, presidente della Sesta sezione penale della Corte di Cassazione, incaricato di predisporre una revisione complessiva della normativa. Il confronto, sviluppato anche insieme alle organizzazioni imprenditoriali, punta ad aggiornare una disciplina ormai applicata da oltre vent’anni.
Le modifiche allo studio riguardano diversi aspetti considerati centrali dagli operatori economici. Tra questi figurano il rafforzamento del sistema premiale per le imprese virtuose, la codificazione della cosiddetta “colpa di organizzazione”, una definizione più precisa dei requisiti di adeguatezza dei modelli organizzativi aziendali, una maggiore valorizzazione delle migliori pratiche di compliance e una revisione della disciplina della prescrizione.
Resta tuttavia da capire se queste modifiche potranno trovare spazio già nel decreto imprese oppure se richiederanno un intervento normativo separato, considerata la complessità della materia e la necessità di un approfondimento tecnico.
Un altro fronte aperto riguarda l’estensione delle Zone logistiche semplificate al Centro-Nord. L’idea allo studio è quella di ampliare un modello che, nel Mezzogiorno, ha già trovato applicazione attraverso la Zona economica speciale unica, fondata sul principio dell’autorizzazione unica e sulla concentrazione delle competenze presso la struttura di missione della Presidenza del Consiglio.
In realtà una parte degli strumenti è già disponibile anche nelle regioni centro-settentrionali. Le attuali Zone logistiche semplificate possono infatti beneficiare di procedure autorizzative analoghe e, in alcuni casi, anche degli incentivi fiscali previsti per la Zes.
Le differenze, però, restano significative. Oggi le Zls possono essere istituite esclusivamente nelle aree portuali o in territori strettamente collegati ai porti e sono gestite attraverso una governance regionale. Il governo sta invece valutando la possibilità di estendere queste semplificazioni anche alle aree produttive non portuali del Centro-Nord, replicando almeno in parte il modello di centralizzazione amministrativa sperimentato nel Mezzogiorno.
L’operazione, tuttavia, richiederà un confronto con la Commissione europea e anche un coordinamento politico all’interno dello stesso esecutivo, considerato che sul tema sta lavorando anche la struttura del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud, Luigi Sbarra, impegnata in un diverso progetto di ampliamento delle semplificazioni ispirate al modello Zes.
Sul fronte degli incentivi fiscali, invece, il calendario sembra destinato a spostarsi verso la legge di Bilancio. Tra le misure considerate prioritarie c’è il ritorno di un bonus destinato a favorire la crescita dimensionale delle piccole e medie imprese attraverso operazioni di aggregazione.
Prima di procedere sarà però necessario definire le coperture finanziarie insieme al Ministero dell’Economia. Una delle ipotesi allo studio prevede di recuperare, con alcuni correttivi, il precedente incentivo fiscale riconosciuto ai fini Ires e Irap alle società nate da operazioni di fusione, scissione o conferimento d’azienda. La misura, nella sua versione originaria, consentiva un beneficio fiscale fino a un massimo di 5 milioni di euro per ciascuna operazione di aggregazione.
L’autunno si profila quindi come una fase decisiva per la politica industriale del governo. Il decreto imprese dovrebbe rappresentare il primo tassello di una strategia più ampia che punta a ridurre gli ostacoli burocratici, accelerare gli investimenti, sostenere la transizione energetica e favorire il rafforzamento dimensionale del tessuto produttivo italiano, temi destinati a intrecciarsi con la prossima legge di Bilancio e con le risorse rese disponibili dalle nuove regole europee.
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