Il Teatro dell’Unione diventa per cinque ore una sede diffusa con appuntamenti distinti negli ambienti interni e nel centro storico. L’uso coordinato degli spazi espone la scelta politica già contenuta negli atti: Viterbo agisce da capofila e la Tuscia costituisce la scala territoriale della candidatura.
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Cinque ore fra teatro e centro storico
Il cartellone distribuisce gli appuntamenti fra gli ambienti del Teatro dell’Unione. Foyer e ridotto ospitano parte delle attività mentre i palchetti entrano nella stessa giornata.
RaiNews e Italpress confermano l’impiego degli ambienti interni oltre la sala. Il centro storico estende il programma oltre il Teatro dell’Unione e collega la sede principale agli scavi di Palazzo di Federico II.
Compagnie e festival occupano ambienti diversi
Compagnia Teatrale Tetraedro e Associazione XXI Secolo entrano nel programma teatrale. Festival Barocco e JazzUp coprono due linguaggi musicali distinti. Immagini dal Sud del Mondo lavora sul cinema. TWAIN Centro Produzione Danza rappresenta il lavoro coreutico.
Consorzio Teatro Tuscia e Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio partecipano al talk. Archeoares prende parte allo stesso incontro. La divisione del programma assegna a ciascun soggetto un ambito riconoscibile. La distribuzione per linguaggi coincide con i crediti pubblicati da TusciaUp e NewTuscia.
SEGNI alle 19.30 negli scavi di Palazzo di Federico II
SEGNI occupa gli scavi archeologici di Palazzo di Federico II, dove danza e techno condividono il sito anziché una sala teatrale. Medioera firma la produzione e collega lo spettacolo al programma della candidatura.
L’orario delle 19.30 collega il pomeriggio del teatro alla parte serale nel centro storico. Negli scavi il pubblico incontra un lavoro concepito per uno spazio archeologico anziché per una platea frontale e AgenziaCult ne conferma collocazione e crediti.
Il bando italiano deve ancora aprirsi
Al 10 luglio 2026 la procedura italiana non è aperta e il programma annuale 2026 di Europa Creativa fissa la pubblicazione dei tre bandi per il 2033 entro dicembre. La Commissione europea prescrive alle città di attendere il bando nazionale e presentare il dossier secondo le regole dell’autorità competente.
Viterbo lavora oggi prima dell’apertura nazionale. Il termine “candidatura” indica la volontà formalizzata dagli enti locali. L’ammissione alla gara nascerà dal deposito conforme al bando italiano. La festa del 12 luglio precede l’avvio della selezione italiana.
L’anticipo segue la Decisione 445/2014/UE, che ordina l’apertura delle competizioni almeno sei anni prima dell’anno del titolo. L’avvio locale precede il termine massimo europeo di oltre tre anni.
Il titolo europeo e quello italiano seguono gare separate
Viterbo Tuscia 2033 concorre al titolo dell’Unione europea. Il titolo annuale di Capitale italiana della cultura segue un’altra procedura affidata al Ministero della Cultura.
Le due procedure hanno calendari e organi di selezione separati. Per Viterbo il riferimento valido resta la competizione europea del 2033 e la festa del 12 luglio non produce effetti nel concorso italiano.
Tre capitali nel 2033, una sola selezione italiana
Le regole UE assegnano il titolo 2033 a una città italiana e a una città dei Paesi Bassi. Il terzo titolo spetta a una città ammessa dalla competizione EFTA/SEE o dai Paesi candidati e potenziali candidati.
Ciascuna designazione segue un concorso separato e Viterbo affronterà soltanto le città ammesse al bando italiano. Il marchio europeo è comune e le graduatorie restano distinte.
Da 50 delibere nel 2025 a 51 sostegni nel 2026
La Dgr 1315 della Regione Lazio registrava 50 delibere comunali il 30 dicembre 2025. La presentazione dell’11 maggio 2026 ha indicato 51 Comuni al fianco di Viterbo, cifra riportata anche dal Comune di Viterbo. Fra i due documenti intercorrono oltre quattro mesi. La cifra di maggio supera di un’unità quella fissata nell’atto regionale.
Il protocollo regionale disciplina la rappresentanza dei 50 aderenti censiti a dicembre tramite il presidente della Provincia. Viterbo conserva la titolarità comunale del progetto e l’incarico di capofila.
Dal voto unanime del 2023 al protocollo del 2025
Il Consiglio comunale ha avviato il lavoro il 7 febbraio 2023 con un voto unanime. Il 30 dicembre 2025 la Giunta regionale del Lazio ha approvato il protocollo d’intesa allegato alla Dgr 1315.
Il protocollo unisce Comune e Provincia. Diocesi e Soprintendenza entrano nello stesso accordo. La Direzione regionale Musei del Lazio e l’Università della Tuscia aggiungono competenze patrimoniali e scientifiche. La Camera di Commercio compare fra i firmatari. Sistema Biblioteche e Fondazione Carivit partecipano al protocollo.
Il Comitato promotore nomina il Comitato scientifico e controlla l’attuazione delle fasi. Il protocollo impone rapporti trimestrali e affida al direttore di candidatura il lavoro verso il bando.
Il marchio del 2026 fissa la scala Tuscia
L’11 maggio 2026 il progetto è stato presentato nella sede della Provincia con il nome Viterbo Tuscia 2033 e il motto “Storia viva, futuro presente”. La presenza della parola Tuscia nel marchio dà forma pubblica all’assetto costruito dalle delibere comunali.
Il marchio stabilisce il nome con cui il gruppo si avvicina al bando e conserva Viterbo come Comune capofila. La dimensione territoriale assegna ai centri aderenti una parte nella futura programmazione e richiede una selezione condivisa delle proposte.
L’alleanza con Confcommercio passa da Bomarzo
Nei giorni che precedono la festa, Confcommercio Lazio Nord e Confcommercio Cultura Italia hanno formalizzato l’adesione durante l’incontro ospitato nel Sacro Bosco di Bomarzo. La sindaca Chiara Frontini e il presidente Leonardo Tosti hanno partecipato all’incontro.
L’ingresso delle organizzazioni d’impresa porta nel dossier il rapporto fra programmazione culturale e servizi ai visitatori. Commercio e ospitalità entrano nell’alleanza con impegni misurabili che ne documentino le ricadute economiche.
Dal programma del 12 luglio ai materiali del dossier
Una giornata pubblica entra nel dossier soltanto attraverso tracce documentabili. Organizzazioni coinvolte e distribuzione negli spazi misurano la cooperazione e l’uso culturale del patrimonio mentre la continuità oltre il 12 luglio rivelerà la durata della rete.
Un panel indipendente esaminerà il dossier e formulerà la raccomandazione finale. L’autorità nazionale designerà la città indicata nel rapporto di selezione. La dimensione europea e la capacità di realizzare il programma saranno giudicate separatamente. Per Viterbo la festa misura la partecipazione reale prima che il bando imponga moduli e scadenze.
Santa Rosa ha già portato Viterbo nelle istituzioni europee
La missione dei Facchini di Santa Rosa a Bruxelles ha già collocato un patrimonio viterbese davanti alle istituzioni europee. Il passaggio al Parlamento europeo apparteneva al progetto Machines for Peace e alla Rete delle grandi Macchine a spalla italiane.
Quel precedente documenta una relazione già avviata sul patrimonio immateriale. La candidatura 2033 deve allargare la scala all’intera politica culturale urbana e territoriale. Santa Rosa offre un caso riconoscibile. Il dossier dovrà affiancargli una programmazione capace di coinvolgere i Comuni aderenti durante tutto l’anno.
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Junior Cristarella
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